Utente 972XXX
Gentilissimo dottore,
premesso che ho 48 anni, all’età di 20, iniziarono i miei primi problemi di salute: accusai in quel periodo mancanza di forza soprattutto all’arto destro e difficoltà nel parlare. Mi fu diagnosticata, dopo vari accertamenti, una mielite di origine virale. Dopo terapie a base di cortisone e altri farmaci, che adesso non ricordo, tutto rientrò nella normalità per qualche tempo salvo poi ripetersi per un altro breve periodo. A 27 anni cominciai ad accusare problemi al colon e dopo accertamenti mi fu diagnosticata una rettocolite ulcerosa. Nell’arco di dieci anni si susseguirono fasi molto severe con emorragie varie curate con cortisone e mesalazina; alla fine, ciò comportò, secondo il parere del prof. Tonelli di Firenze, un inevitabile intervento chirurgico per l’asportazione del colon, che avvenne al policlinico Careggi di Firenze ed eseguito proprio dal professore. La prospettiva sarebbe stata quella che in futuro avrei potuto condurre una vita quasi normale, con l’inconveniente di tre o quattro evacuazioni al giorno!
Mi fu fatta una ileostomia di protezione in attesa di verificare la funzionalità del retto che non venne asportato; ma dopo la visita di verifica, il prof. Decise che attraverso un secondo intervento chirurgico, fosse necessario asportarlo visto che il tessuto, a suo parere, non dava più garanzie di tenuta. L’asportazione non fu totale, ma mi fu lasciato un moncone di retto, sempre a suo avviso, per avere una funzionalità migliore dello sfintere. Il terzo intervento, dopo alcuni mesi, consisteva nella chiusura dell’ileostomia con anastomosi e relativa canalizzazione; così avvenne, ma il decorso post operatorio fu tutt’altro che positivo, visto che accusavo dolori e scariche continue. Dopo qualche mese di mie lamentele fui invitato a ritornare a Firenze dove fui ricoverato nuovamente per accertamenti e dove finalmente il prof. Dopo ben un mese di prove, si accorse, attraverso un controllo in anestesia totale, che il moncone di retto che aveva evitato di asportare nei precedenti interventi, continuava ad infiammarsi e di ciò mi mise al corrente spiegandomi che sarebbe stato necessario un quarto intervento chirurgico per l’asportazione del moncone. Il mio disappunto veniva mitigato dalla prospettiva che finalmente avrei risolto così i miei problemi. Mi si prospettò un intervento per via trans-anale, per evitare di riaprire l’addome per la terza volta, ma evidentemente qualcosa non andò per il verso giusto e il professore dovette sospendere il suo proposito, dopo avere iniziato, per intervenire di nuovo attraverso la riapertura dell’addome, tant’è che ci vollero più di otto ore. Anche questa volta mi fu fatta una ileostomia di protezione, questa volta dal lato opposto, e ciò comportò, dopo qualche mese, l’ennesimo intervento, il quinto, per la chiusura e la ricanalizzazione, con relativa anastomosi, questa volta tra l’ileo e lo sfintere.
Ma il tentativo fallito per via trans-anale del quarto intervento, mi causò delle conseguenze molto gravi, che feci notare al professore, il quale non seppe dirmi altro che ero stato particolarmente sfortunato…!
Per concludere mi fu risposto che, i problemi sorti di erezione si sarebbero potuti risolvere con l’ausilio del Viagra, il carente flusso nella minzione e l’incontinenza sfinterica, col tempo si sarebbero risolti, le escrescenze rimaste dopo il tentativo per via anale, sarebbero rientrate. Ancora oggi, dopo otto anni dall’ultimo intervento, io mi ritrovo con gli stessi problemi ma soprattutto con in più il dramma che l’incontinenza sfinterica non si è risolta, ma anzi, si è accentuata provocandomi un disagio, soprattutto di notte, ma non solo, condizionando la mia vita e le relazioni con gli altri.
I guai purtroppo non sono finiti: l’anno scorso per via del restringimento dell’anastomosi, ho avuto problemi ad evacuare, nonostante le feci fossero liquide, cioè si era creata una stenosi che, secondo i medici di Messina, si riproporrà anche in futuro, e per risolvere parzialmente il problema, mi è stata fatta una dilatazione, in anestesia totale, tramite una incisione nell’anastomosi; giornalmente però, devo sottopormi a dilatazioni manuali per evitare il rischio di una nuova stenosi (immagini il dolore e le difficoltà che comporta tutto ciò). La mia speranza, quindi, è quella di potere trovare una soluzione, non saprei come, forse, se possibile, con una ricostruzione dello sfintere danneggiato o cos’altro per evitare l’incontinenza.
Quando tornai a Messina dopo il quinto intervento, fui ricoverato perché accusavo febbre e dolori articolari, ed in seguito ad accertamenti, risultò che avevo contratto l’epatite B. C’è da dire che durante il ricovero a Firenze per il quinto intervento, circa un mese e mezzo prima, un dolore forte ai denti mi causò un’avulsione dentaria con satura, tutto ciò in odontoiatria al Careggi, molto probabilmente con ferri infetti; è l’unica spiegazione plausibile per giustificare l’infezione. Dopo qualche mese, un’ecografia di controllo del fegato, evidenziò un cavernoma della vena porta, grazie a Dio ricanalizzata, e anche questo, probabilmente, causato dagli interventi chirurgici e di cui non ci si era accorti prima…!
Un ulteriore problema nell’arco del suddetto periodo è stato quello di accusare, in varie fasi, delle infiammazioni in varie parti della pelle del corpo: soprattutto alle labbra, ma anche ai genitali etc. I dermatologi un po’ vagamente mi diagnosticarono una psoriasi e che comunque la causa di tutto ciò derivasse dal cattivo funzionamento del mio sistema immunitario.
Per concludere, nell’arco dell’anno 2001, accusai episodi vertiginosi ricorrenti che mi fecero ricordare i sintomi avuti all’età di vent’anni e che riporto all’inizio di questa relazione; ne consegue un ricovero per accertamenti al centro studi neurolesi di Messina dove, in seguito a una RMN e a un esame del liquor, mi viene diagnosticata una malattia demielinizzante clinicamente definitiva. Oggi, a seguito di controlli periodici, non si evidenziano modificazioni, né elementi di nuova comparsa.
Da tutto ciò, quello che riesco a dedurre. È che la causa di quasi tutti i miei problemi, sia il cattivo funzionamento del mio sistema immunitario; la mia speranza rimane quella di poter risolvere almeno il problema dell’incontinenza sfinterica, che in previsione di una futura vecchiaia, è certamente oggetto già ora di preoccupazione seria.
In somme capi Le ho fatto una anamnesi, spero comprensibile, scusandomi per l’incompetenza e ringraziandoLa per l’attenzione, colgo l’occasione per porgere distinti saluti.

Giorgio Gugliandolo




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Prof. Marco Catani
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non sono riuscito a carpire una informazione è rimasta mucosa del retto?
sono stati eseguiti esami endoscopici dell'ano e della eventuale pouch se c'è. se si cosa dicono e quanto tempo fa è stata eseguita l'ultima?
quane volte va di corpo al giorno e la qualità delle feci (liquide). chi la cura ultimamente per il discorso "chirurgico" firenze o messina?
aspetto sue notizie