Utente 936XXX
In seguito a resezione del colon discendente a causa di adenocarcinoma sono sotto chemioterapia adiuvante con xeloda.
Negli ultimi mesi, anche prima di sapere del tumore, ho cominciato a soffrire di extrasistole e di "alterazioni" del ritmo cardiaco ( o così mi sembrano), ovvero momenti di leggera tachicardia (sui 90-95 battiti, che possono durare una giornata o mezz'ora), e ho avuto un fenomeno di tachicardia più consistente che si è risolto da solo in una decina di minuti.
Mi sono fatta vedere da un cardiologo a inizio settembre (non sapevo ancora del tumore, al tempo), ma mi ha detto che mettere l'holter sarebbe stato inutile perchè il cuore era perfettamente sano. Non ha rilevato extrasistole durante la visita. Da allora a oggi ho fatto altri 3 elettrocardiogrammi e un altro ecocardiogramma che non hanno rilevato niente, e tutti i dottori mi consigliano di prendere degli ansiolitici (lo xanax).
Sono al 12° giorno di xeloda, 1° ciclo. La prima settimana, tutto bene. Da circa 5 giorni le extrasistole sono aumentate (prima ne avevo una ogni tanto, diciamo una ventina al giorno; in questi giorni sono almeno il triplo, e non mi sembra che lo xanax migliori molto la situazione). Può essere colpa della chemio? Ci sono degli ansiolitici che agiscono più direttamente sulle extrasistole? Mi avevano parlato del lexotan? Secondo voi è utilizzabile in questo caso?
Grazie per il consulto.

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Dr. Vincenzo Martino
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Gentile utente, il farmaco chemioterapico da lei utilizzato è in rari casi causa di induzione a crisi di tachicardia, in genere transitorie. Prima di assumere un qualsiasi medicinale ritengo necessario praticare un Holter ECG e una valutazione della funzionalità tiroidea. Escluse queste cause, gli ansiolitici da lei indicati potrebbero senz'altro giovarle, ma su modi e posologia di impiego dei farmaci dovrà ovviamente rivolgersi al collega che l'ha in cura.
Cordialmente,