Utente 132XXX
Egregio Dottore, ho quasi 60 anni, iperteso da alcuni anni in terapia con 1/2 cpr. carvedilolo da 25 mg + 1 cpr. ramipril 5 mg. al mattino e 1 cpr. di atorvastatina da 10 mg. la sera in quanto il colesterolo, nonostante dieta e attività fisica, era sempre abbastanza elevato (anche fino a 260). Esami del sangue del 15.06.05: colest. totale 140-HDL 38 (come si fa per aumentarlo?)- triglic. 117-creatinina 1,0-glicemia 86. ECG del 29.10.03:lieve sovraccarico ventricolare sx-toni netti-campi polmonari ben ventilati-basi libere. In passato ho avuto alcuni episodi di F.A., insorti sempre alla sera quando andavo a letto (gli ultimi due del 6/2003 e 5/2004 si sono risolti immediatamente dopo che, alzatomi dalla barella dove ero in terapia, ho eruttato). Il controllo della pressione per alcuni anni è stato buono e senza effetti collaterali.
Al mattino, prima dell'assunzione dei farmaci, era al di sotto di 120/70, salvo rari episodi di rialzo nella giornata. Da circa tre settimane nonto che il controllo della pressione non è più ottimale (ho avuto due o tre puntate intorno a 200/100, rientrate con lexotan e nifedicor) e si mantiene su valori intorno a 150/90-95, nonostante il medico mi abbia detto di variare la terapia con 1 cpr. carvedilolo da 25 mg. la mattina e 1 cpr. ramipril 5 mg. la sera. Ho letto che, dopo alcuni anni, i farmaci perdono di efficacia: avendo anche letto diversi articoli sulla bontà dei sartani, ne ho parlato con il mio medico di famiglia, il quale mi ha risposto che sono poco efficaci e per me non vanno bene. E' realmente così? Per quanto riguarda la terapia, è opportuno passare al ramipril da 10 mg., visto che col carvedilolo le pulsazioni sono al di sotto delle 60 al minuto?
La ringrazio anticipatamente e Le porgo cordiali saluti.
Giuseppe Armaforte

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[#1] dopo  
Dr. Aniello Ascione
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NAPOLI (NA)
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Caro Sig. Giuseppe,
i quesiti da Lei posti sono molto comuni,in quanto è frequente nel corso degli anni una perdita di efficacia della terapia antipertensiva.Inoltre,gli episodi aritmici da Lei lamentati,anche se sporadici,potrebbero essere innescati e correlati ad una probabile ernia jatale . Vista l'anamnesi,Le pongo delle domande:Ha mai effettuato un Ecocardiogramma per valutare le dimensioni e la contrattilità delle camere cardiache? E' mai stato sottoposto ad un ECG Holter delle 24 ore per valutare la presenza di aritmie ,anche durante il riposo notturno e il trend della frequenza cardiaca,dal momento che fa terapia con carvedilolo? Ha mai effettuato un monitoraggio pressorio delle 24 ore,utile nella valutazione del ritmo circadiano e dell'efficacia reale della terapia antipertensiva? Ha mai valutato ,con visita gastroenterologica ,la presenza o meno di una patologia gastrica 8ernia jatale)?
Inoltre: E' in sovrappeso?
Nonostante la terapia con statina( a basso dosaggio,però)permane l'ipercolesterolemia LDL.A parer mio andrebbe rivalutata la terapia sia antipertensiva che ipocolesterolemizzante. Per i sartani non sono concorde con il Collega: hanno bisogno del tempo necessario per poter dare il massimo dell'efficacia. Per quanto riguarda il passaggio a Ramipril da 10 mg,potrebbe essere vantaggioso. Ma sempre sulla scorta delle indagini più approfondite che Le ho consigliato sopra.
Spero di esserLe stato d'aiuto,cordiali saluti
[#2] dopo  
Dr. Ugo Miraglia
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ROMA (RM)
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forse il collega intendeva che nel suo caso il sartano non è propriamente indicato in quanto sono farmaci generalmente usati in caso di ipertensione lieve-moderata. cmq i sartani se usati in combinazione con altre molecole possono essere utili anche in casi di ipertensione + importante.
[#3] dopo  
Dr. Gabriele De Masi De Luca
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TRICASE (LE)
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Recenti studi evidenziano accanto all'azione antiipertensiva dei sartani, anche gli effetti pleiotropici (ex irbesartan, valsartan e recentemente anche candesartan e losartan), come la riduzione e/o non progressione del rimodellamento elettrico atriale (andando ad interferire sul processo di fibrosi atriale, blocco dei recettori AT 1-2), e sono pertanto efficaci nel prevenire recidive di fibrillazione atriale (o altre tachiaritmie sopraventricolari) in maniera significativa se confrontate con il placebo.

Per scegliere l'antiipertensivo piu' idoneo bisogna conoscere a fondo le caratteristiche del paziente riguardo il danno d'organo (pareti e dimensioni ventricolari, funzionalita' renale, vasculopatia periferica) e le eventuali comorbidita'(diabete mellito, BPCO, tachiaritmie, IPB, dislipidemia, neuropatie, etc).