Utente 140XXX
Nel 2004 mi ha cominciato a sviluppare una sacca che poi avrei scoperto come fistola nella zona sacrococcigea, la mia riluttanza a consultare medici mi ha portato al maggio 2005 quando fattola vedere al mio medico curante me l'ha diagnostica in quel momento in fase ascesso. Nel agosto 2005 si è aperta cominciando a secernere pus a questo punto la fistola a cominciato sgonfiarsi e nella mia ignoranza pensavo si riassorbisse da sola. Dimunuito lo spessore di un 20-30 % la situazione è rimasta stazionaria e consultandomi con il mio medico curante mi ha mandato al medico chirurgo della Usl, che mi ha diagnosticato anche altre due fistole più piccole ma assolutamente a suo dire non collegate tra loro e non attive. Quindi per quella più grande all'inzio di aprile ha proceduto alla messa a piatto o seconda intenzione con con uso di bisturi e bisturi elettrico. Dopo 10 giorni la fistola è guarita in parte ma si è spostata un pò più in giù. Ha quindi proceduto prima in alcune sessione di medicazione cercando di creare un nuovo canale di fuoriuscita, poi incidendo in maniera superficiale ed orizzontale la stessa fistola. Conclusione si è spostata ancora più giù con la probabilità di congiugimento con la prima delle due piccole fistole diciamo "inattive". A questo punto dopo circa 40 giorni e più mi ha di nuovo proposto facendolo fare in sala operatoria, una nuova incisione ma più profonda e "pesante" ma sempre con una messa a piatto senza togliere definitivamente la fistola. A questo punto voglio rivolgermi ad uno specialista di Roma (già da me contattato) chiedendo lumi e sopratutto se un intervento può risolvere la situazione. Volevo sapere lumi sulla gestione della faccenda dato che per una serie di festività toccate nel mese di Aprile secondo me le medicazioni nel post messa a piatto sono state non frequenti (2 a settimana o anche meno). Poi sono molto villoso e nella prima messa a piatto lui non ha proceduto alla rasatura cosa che ha fatto nell'ultima incisione. Ribadisco in cosa consiste la fistolectomia? Tempi del periodo post operatorio? Inoltre sono un ciclista a livello agonistico amatoriale e volevo sapere in quanto tempo potrei riprendere la mia attività. Ringrazio già da ora qualunque lume e risposta mi verrà fornita.

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[#1] dopo  
Dr. Attilio Nicastro
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Caro utente,
molto probabilmente la messa a piatto della fistola non è stata sufficiente in quanto non è stato asportato il sinus origine della patologia. Soprattutto nei soggetti "villosi" il sinus pilonidale è posto in un piano profondo, fino al coccige ed in questi casi solo l'asportazione totale del lembo di tessuto malato fino al piano coggigeo porta alla definitiva guarigione. L'intervento che eseguo solitamente prevede la chiusura della ferita di prima intenzione e la guarigione definitiva della ferita avviene in 10-12 giorni.
Auguri
Dott. Attilio Nicastro
[#2] dopo  
Dr. Claudio Bernardi
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Gentile signore,
l'asportaziomne deve essere completa, ovvero eliminando tutto il tessuto patologico interessato dai tramiti fistolosi, seguita dalla chiusura della ferita o direttamente o tramite lembi di vicinanza, per evitare qualsiasi tensione dei bordi. Il recupero è variabile e dipende dall'entità dell'asportazione-riscostruzione; in genere varia da una a due settimane.
Saluti
Dr. Claudio Bernardi
www.claudiobernardi.it
[#3] dopo  
13766

Cancellato nel 2008
Gentile signore,

la cisti pilonidale è una patologia molto "sfortunata" che espone spesso a rischi di recidiva o incompleta escissione. Purtroppo la semplice apertura delle fistole non basta perchè si lascia la parete dell'ascesso da cui le fistole iniziali si erano formate e dal quale originano le altre. Alcuni trucchi , come l'iniezione di un colorante blu nei tragitti delle fistole, aiutano il chirurgo in sala operatoria nel cercare di asportare tutto il tessuto malato, ovvero la parete dell'ascesso E i tramiti fistolosi formatisi. Nel postoperatorio, in situazioni "piccole" si può anche chiudere direttamente la ferita e, se questa operazione va a buon termine, in 6-10 giorni il problema è risolto. Nei casi di recidive o con estensione importante delle fistole si fa di solito guarire la ferita lasciandola aperta e medicandola periodicamente e questo processo può richiedere alcune settimane. Le prime medicazioni sono un pò dolorose (anche se sopportabili), successivamente più tranquille. Nel suo caso una visita è comunque importante per valutare la situazione locale e programmare il trattamento adeguato.

Cordiali saluti,

dott. Gianpiero Gravante
http://xoomer.virgilio.it/gravante
[#4] dopo  
Dr. Paolo Bruschelli
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MONTECOSARO (MC)
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La cisti pilonidale ( o cisti a nido di peli) è caratteristica della regione sacro-coccigea.
Essa può andare incontro a una o più complicanze suppurative e abbastanza facilmente, se non correttamente trattata, recidiva.
Una delle tecniche meno note, ma molto efficace, è quella della crionecrosi ( necrosi da freddo)
L’intervento, che pratico da oltre 30 anni, si svolge in ambulatorio (ovviamente attrezzato, in anestesia locale, e consiste nel portare, con un apparecchio chiamato “criotomo” la regione interessata dalla cisti, a circa -90°C, ovvero a meno 90 gradi centigradi.
La necrosi che interessa il tessuto, a causa della bassa temperatura, guarirà in pochi giorni, e la cicatrizzazione avverrà in circa tre/quattro settimane.
Durante tale periodo è possibile attendere alla propria attività lavorativa !
Il Paziente, effettuato l’intervento, torna immediatamente al suo domicilio, o, se giunge da lontano, sosterà per 48 ore in albergo.
Può immediatamente attendere alla normale vita quotidiana, perché sede dell’intervento e le medicazioni sono assolutamente indolori.
Vada a www.cistipilonidale.it