Utente 103XXX
Buongiorno,
nel novembre del 2006 mi è stato diagnosticato un carcinoma dutto-lobulare infiltrante, di cm 1 di diametro, nel quadrante supero-esterno della mammella sinistra.Ho subito un intervento di quadrantectomia con asportazione del linfonodo sentinella dove non sono state evidenziate metastasi.A scopo precauzionale mi è stato proposto Tamoxifene,mg 20, da assumere per 5 anni , e Decapeptyl,mg 3.75, per un periodo di 2 anni.Inoltre,per ridurre il rischio di recidiva locale,mi sono sottoposta a radioterapia,60 Gray in 30 frazioni in 6 settimane.A distanza di pochi mesi dall'intervento,con una regolare assunzione del Tamoxifene, ho iniziato ad avvertire con frequenza sempre più elevata,dolori accentuati alle articolazioni superiori,alle zone periferiche della schiena,al torace e alla bocca simili a crampi, un senso di calore acuto,sensibilità al tatto e difficoltà nella digestione. Insomma uno stato di persistente malessere che mi preclude qualsiasi tipo di attività "normale". Dopo vari accertamenti,ipotizzando si trattasse di problemi di natura reumatica,muscolare od ossea e persino gastrica, mi sono dovuta arrendere al fatto che con buone probabilità si tratta esclusivamente degli effetti collaterali del Tamoxifene (avendo sospeso il decapeptyl da oramai 5 mesi).A questo punto mi chiedo se questa terapia sia la più congeniale al grado di gravità del mio carcinoma o se sia eccessiva ,considerati i molteplici scompensi che mi causa.Sono stata tentata più volte di sospendere l'assunzione del farmaco dal momento che con esso la qualità della mia vita è peggiorata notevolmente ma non nascondo la paura di dover magari affrontare nuovamente un tumore.Purtroppo è una situazione che mi sta lentamente logorando e sarei davvero lieta di poterne intravedere una possibile e definitiva risoluzione.
cordiali saluti,
Graziana
[#1] dopo  
Dr. Salvo Catania
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<<<mi sono dovuta arrendere al fatto che con buone probabilità si tratta esclusivamente degli effetti collaterali del Tamoxifene >>>>

E' proprio questo il punto : non è assolutamente detto che i suoi disturbi siano in relazione all'assunzione del Tamoxifene, anche se l'intolleranza gastrointestinale può non frequentemente trovare una associazione con il farmaco.

La relazione causale con il Tamoxifene va dimostrata in concerto con il suo oncologo che potrebbe in tal caso passare ad una terapia con inibitori dell'aromatasi.

Cordiali saluti


[#2] dopo  
Utente 103XXX

Iscritto dal 2009
vede..considerata la totale assenza di patologie riconducibili ai miei disturbi è normale per me appellarmi ai molteplici effetti indesiderati specificati nel foglietto illustrativo del farmaco.purtroppo se mi sono rivolta a lei è perchè non ho un reale riscontro con il mio oncologo che mi ha liquidata con testuali parole"signora io non la posso aiutare,questa è la prassi.."
allora a questo punto se io devo passare il resto della mia esistenza in queste condizioni(notti insonni,comparsa del dolore a più riprese nell'arco della giornata che paralizza qualsiasi mia momentanea attività e conseguente impossibilità di relazione...scusi,mi sento realmente in difficoltà a volte)preferisco vivere decentemente quel che posso vivere e sospendere la terapia.tuttavia proverò ad affidarmi ad un altro centro oncologico..perchè quello che mi piacerebbe sapere realmente è se la prassi è sempre e comunque questa e su quali basi viene imposta ad un paziente.il tamoxifene dunque risulta la risposta più valida a prescindere da entità,dimensioni e aggressività del carcinoma?..e gli inibitori dell'aromatasi hanno un effetto meno invasivo?
mi scusi,posso apparirle ripetitiva ma sono giunta ormai al limite della sopportazione. grazie per la sua disponibilità
cordiali saluti