Utente 108XXX
Il 10/01/09, maneggiando un piatto rotto, ho riportato una ferita da taglio al secondo dito della mano destra, con lesione incompleta del tendine estensore IFP. Dopo l' intervento in pronto soccorso, l' applicazione di 3 punti di sutura e la conseguente immobilizzazione tramite stecca, durata 4 settimane, ho proceduto alla riabilitazione fisioterapica; avendo iniziato ad avvertire una sorta di freno al completo piegamento del dito, ho effettuato un' ecografia in data 12/03/09, con il seguente esito:
"L' esame delle parti molli della mano dx evidenzia, a livello del II raggio, in corrispondenza dell' articolazione interfalangea prossimale, versante dorsale, una tumefazione ipoecogena estesa dal piano cutaneo al piano osseo e al piano capsulare, che coinvolge il tendine estensore la cui struttura fibrillare non risulta, a tale livello, riconoscibile; la continuità del tendine appare comunque conservata. In sede peritendinea si apprezzano piccole immagini iperecogene, lineari, del diametro massimo di 2 mm (corpi estranei? punti di sutura?).
C.E. Esiti fibro-cicatriziali coinvolgenti il tendine estensore con ganga fibrotica peritendinea e immagini lineari da corpi estranei o punti di sutura."
Consigliato dal fisiatra, ho continuato la fisioterapia fino alla data 02/04/09, dopodiché - non avendo ottenuto risultati apprezzabili - ho consultato un altro specialista in fisiatria che mi ha prescritto una radiografia, dalla quale risulta:
"Tumefazione dei tessuti molli in corrispondenza dell' articolazione IFP del II dito mano dx, in sede dorsale, dove pare osservarsi piccola formazione lineare, radiopaca, che può essere riferita a corpo estraneo. Non sono evidenti lesioni ossee riferibili a trauma recente."
Durante l' ultimo consulto, il fisiatra si è espresso a favore di una ulteriore consulenza presso uno specialista di Chirurgia della Mano, per prendere in considerazione l' ipotesi di un' operazione.
Attualmente, il dito presenta difficoltà non nell' estensione ma nella flessione. Vorrei sapere se esistono delle metodiche particolari utilizzate in casi come questo, quali rischi presenterebbe un intervento e quale potrebbe essere, approssimativamente, la durata del decorso, rieducazione compresa; faccio presente la necessità di riacquistare la piena e totale funzionalità del dito: il mio lavoro si svolge in ambito musicale (insegno e svolgo attività di pianista, clavicembalista e organista).
Cordialmente ringrazio.

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[#1] dopo  
Dr. Rocco De Vitis
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RUFFANO (LE)
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Cara signora,
mi spiace non poterla aiutare diversamente, ma a mio pare è fondamentale che un chirurgo della mano esperto la valuti clinicamente e in tal sede potrà ricevere le risposte che cerca con cognizione di causa.
[#2] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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TRANI (BT)
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Gentile Signore,

da quello che descrive molto probabilmente la causa dei suoi problemi è la presenza di un tessuto cicatriziale in eccesso al cui interno sono presenti punti di sutura (corpi estranei). Bisognerebbe conoscere meglio se si tratta di punti a lento riassorbimento (PDS, Vycril, Darvin, ecc.) o non riassorbibili (nylon, Prolene) e il calibro di tali punti: se si dovesse trattare di punti non riassorbibili e di diametro eccessivo (dovrebbe chiedere dettagli al P.S. dove è stata curata), potrebbe essere necessaria una loro rimozione, dato che la regione estensoria del dito a quel livello (IFP è la regione interfalangea prossimale) richiede una sutura non solo accurata, ma con punti molto sottili (5/0 o meglio 6/0), proprio per evitare certi inconvenienti.
In ogni caso, a prescindere dalla rimozione chirurgica del granuloma da corpo estraneo (cioè i punti con il tessuto cicatriziale circostante) che inevitabilmente fà "spessore" e può di per sè limitare le capacità di flesso-estensione del dito, è indispensabile che lei proceda (anche da sola) il programma di kinesi-terapia attiva e passiva del dito: deve in sostanza impedire che tale problema, limitando l'ampiezza dell'escursione articolare della IFP, ne determini con il tempo una RIGIDITA'.
Infatti, la rigidità è il vero problema a cui può andare incontro se riduce il movimento della IFP: una volta passato troppo tempo, diventa estremamente difficile vincerla. In conclusione: continui la FKT, si informi circa la natura e le dimensioni del filo usato e aspetti un pò di tempo, perchè a fare l'EVENTUALE intervento c'è sempre tempo, anzi è preferibile farlo più avanti, quando i tessuti si sono bene assestati.
Nel frattempo, non permetta alla sua articolazione IFP di irrigidirsi !

Cordiali saluti.
[#3] dopo  
Utente 108XXX

Iscritto dal 2009
Gentilissimo dottor Leccese,
La ringrazio per la Sua risposta estremamente esauriente ed incoraggiante.
In questi mesi ho effettivamente seguito i suoi consigli; la mobilizzazione è stata costante e ha dato un qualche risultato.
L' intervento chirurgico è stato eseguito in data 9.07.09, purtroppo con esiti differenti rispetto a quelli previsti: durante l' operazione, il chirurgo ha riscontrato la presenza di alcuni frammenti di ceramica nel contesto del tendine, cosicché si è resa necessaria una nuova incisione longitudinale del tendine stesso, al fine di rimuovere tali frammenti. Attualmente, perciò, mi trovo ad avere nuovamente il dito immobilizzato - la rimozione dela stecca e della sutura è prevista per il giorno 27.07.09 - e alcuni punti di sutura interni (riassorbibili) oltre che esterni.
Mi è stata consigliata l' assunzione di Proglyme in flaconcini bevibili: vorrei chiederLe se tale preparato possa essermi utile per accelerare la guarigione e la ripresa della funzionalità del tendine e per limitare la formazione di una ganga fibrotica simile a quella formatasi in precedenza, o viceversa sia sconsigliata in quanto potrebbe dare origine ad una cicatrizzazione eccessiva o alla formazione di aderenze, con conseguente difficoltà nella ripresa.
Cordialmente ringrazio.
[#4] dopo  
Dr. Giorgio Leccese
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TRANI (BT)
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Iscritto dal 2008
Gentile Signore,

purtroppo non posso fare commenti sul farmaco da lei citato perchè il regolamento interno del sito non me lo consente.
Mi limito a dirle che, sulla base delle informazioni da lei fornitemi, ritengo che non sia necessario un prolungato periodo di immobilizzazione del dito, dato che il tendine è stato "aperto" longitudinalmente e non discontinuato trasversalmente: questo le consente una precoce mobilizzazione, a tutto vantaggio di un recupero funzionale rapido (ovviamente non posso sostituirmi al suo medico curante, per cui dovrà seguire le sue indicazioni).
In linea di massima, data la situazione non riterrei necessaria nessuna terapia particolare, mentre sottolineo nuovamente un recupero funzionale quanto più precoce possibile (le dita tendono facilmente ad andare incontro a rigidità, soprattutto dopo un trauma e/o dopo un intervente chirurgico, per cui, quando è possibile, prima si comincia la mobilizzazione attiva e passiva meglio è).
La mobilizzazione precoce, oltre a scongiurare tale rischio, è la migliore terapia contro la formazione di aderenze.

Cordiali saluti.