Utente 104XXX
Salve,
con la presente presento il caso di mio padre, anni 72, fumatore, affetto da K-polmonare.
A gennaio 2008, in seguito a disturbi neurologici è stato diagnosticato un K-polmonare con 4 metastasi cerebrali. Il primario (lobo posteriore sinistro) di circa 5x7 cm, 4 metastasi cerebrali di circa 1 cm. Biopsia: Carcinoma scarsamente differenziato a grandi cellule anaplastiche.
E’ stato affrontato il problema cerebrale mediante panencefalica (3Gy x 10 fraz.) e 3 cicli di chemio CarboGem. Ad aprile situazione sul primario di simili dimensioni (4x6 cm) e ancora le 4 lesioni cerebrali di dimensioni ridotte. Mi chiedo e vi chiedo se a questo punto non era azzardatile un intervento chirurgico seguito da stereotassi per le metastasi cerebrali, almeno per avere una speranza.
Si è optato per altra chemio: Alimta per 3 cicli e nessuna azione cerebrale. Luglio 2007, controllo post-chemio evidenzia una lieve diminuzione del primario polmonare (3,5 x 5,5 cm) con situazione cerebrale ottima: una sola lesione ancora presente (0.8 mm). Visti gli effetti “positivi” di tale chemio vengono ripetuti altri 3 cicli. A settembre la situazione si presenta diversa: polmone lievemente aumentato (pochi mm) ma comparsa di altra lesione cerebrale: 2 lesioni in tutto all’encefalo (circa 0.8 cm) e comparsa di altra metastasi ad una vertebra. Viene eseguito intervento radioterapico stereotassico mirato alle 2 lesioni cerebrali, radioterapia standard alla vertebra (3Gy x 10 fraz.) e nuova chemio: Docetaxel/taxotere da effettuarsi per 2 cicli. Dopo tali cicli la situazione polmonare sembra stabile, mentre l’encefalo è totalmente libero da lesioni. La situazione alla vertebra sembra sotto controllo. Si prosegue con altri 3 cicli di tale farmaco. Alla fine (siamo ormai a marzo 2009) gli esami mostrano un netto peggioramento con comparsa anche di tosse:
la PET mostra una situazione polmonare in aggravio con presenza di altre metastasi in zona paratracheale superiore destra, loggia di barety, regione ilare polmonare sinistra, regione lombo-aortica e regione iliaca sinistra; situazione cerebrale negativa con comparsa di nuove 2 lesioni, diverse dalla precedenti (0.8 cm).
Iniziato da poco nuova cura a base di TARCEVA. Per le lesini cerebrali invece si opta per altro intervento radioterapico – stereotassico.
La situazione fisica di mio padre appare soddisfacente, nessun problema di analisi/valori alterati durante tutte le chemio. Totale autonomia in tutta la vita quotidiana (guida anche).
Vi chiedo a questo punto se e’ stato fatto tutto il possibile o e’ stata lasciata intentata qualche strada. Soprattutto vi chiedo che tipo di efficacia ci si può attendere da questo nuovo farmaco e che tipo di terapia si possa intraprendere in seguito.
Sono praticabili altri cicli di chemio eventualmente?
Esistono altre strade, anche sperimentali, da poter tentare?! Ho letto di un farmaco nuovo (stimuvax) in via di sperimentazione, che ne pensate?
Anticipatamente ringrazio.
Cordiali saluti.
[#1] dopo  
Dr. Carlo Pastore
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Gentile Utente,

direi che il percorso terapeutico è ineccepibile. La situazione si presentava diffusa già in principio e probabilmente erano già presenti altri microfoci metastatici tenuti a bada con i trattamenti. Il Tarceva è un buon farmaco e fa parte della nuova classe di farmaci a bersaglio molecolare quindi credo sia un tentativo da fare. Per una linea successiva mi viene in mente la conbinazione bevacizumab + vinorelbina (il bevacizumab è un nuovo farmaco inibitore dell'angiogenesi mentre la vinorelbina un chemioterapico "classico" dotato di una buona efficacia e spesso impiegato nella terapia delle neoplasie polmonari). Alla terapia in corso si potrebbero abbinare delle applicazioni di ipertermia (per maggiori informazioni puoi visitare il mio sito www.ipertermiaroma.it). Per lo scheletro inoltre appare opportuno l'impiego di acido zoledronico. Esso si può abbinare alla chemioterapia in corso e viene somministrato per fleboclisi ogni 28 giorni. Ha una specificità per le lesioni ossee inibendo il riassorbimento locale dell'osso stesso e possiede in quella sede un effetto antineoplastico diretto. Non da ultimo doserei la cromogranina A nel plasma (l'esame si esegue con un banale prelievo). Se il valore risultasse elevato si può abbinare ulteriormente alla terapia in atto l'octreotide (anche per questo puoi visionare il sito www.ipertermiaroma.it). Gli altri approcci terapeutici sono sperimentali ed ancora non adottati nella pratica clinica quotidiana.

Resto a disposizione, un caro saluto

Carlo Pastore
www.ipertermiaroma.it
[#2] dopo  
Utente 104XXX

Iscritto dal 2009
Buona sera dottore,
la ringrazio anzitutto per la sollecita ed esaustiva risposta. Mi rasserena l'idea che il percorso terapeutico intrapreso sia ottimo e soprattutto sapere che, anche dopo il Tarceva, esistono ancora altre strade da poter intraprendere in futuro.
Daro' subito una occhiata al sito ipertermia da Lei consigliatomi.
Se ben compreso e' bene prendere da subito l'acido zoledronico in concomitanza con il Tarceva. Quante flebo dovrebbe assumere? faccio presente che per ora sono previsti 2 mesi di tarceva (abbiamo inizizato a fine marzo). Se dovesse essere fatta in concomitanza credo che non si puo' andare oltre 2 somministrazioni. Necessita di prescrizione da parte del medico curante?
In merito alla "cromogranina" eseguiremo subito degli esami. La terro' informato in merito.

La ringrazio nuovamente.

Cordialmente, saluti.
[#3] dopo  
Dr. Carlo Pastore
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Di nulla, figurati. L'acido zoledronico (nome commerciale Zometa) può essere somministrato senza dubbio in contemporanea con il Tarceva. In realtà si tratta di una somministrazione da attuare in cronico. Si effettua una flebo ogni 28 giorni. Il trattamento va prescritto dai curanti oncologi essendo un farmaco solo ospedaliero.

Resto a disposizione, un caro saluto

Carlo Pastore
www.ipertermiaroma.it