Utente 175XXX
Salve,sono Luca ho 19 anni e sto accusando da un pò di tempo dei fastidi al pene di natura diversa che mi causano a volte un senso di disagio e purtroppo attacchi violentissimi di depressione.A gennaio non appena compiuti i 18 anni,i miei genitori,entrambi medici,mi portarono dall'andrologo per una visita di controllo...uscì un varicolcele al testicolo sx di 3°grado.La notizia mi fece svenire in studio(sono sempre stato un tipo molto ansioso)e non appena arrivai a casa,mi venne un bruciore fortissimo al pene sia quando urinavo sia quando eiaculavo.Mio padre mi fece una urinocoltura ed uscì negativa,quindi i medici pensavano a disturbi psico-somatici.A febbraio fui operato e tutto andò bene,dopo una riabilitazione di 10 giorni mi sentivo meglio.A maggio però tornarono i fastidi al pene,con una sensazione di bruciore continua,un continuo desiderio di urinare ed una sgradevole sensazione di non poter mai svuotare appieno la vescica oltre che dolori sia alla base del pene che alla cicatrice dell'operazione.Ma nuovamente sia nell'urinocoltura che nel controllo del liquido prostatico che nello spermiogramma uscì tutto ok.Ma questi disturbi mi hanno creato sempre più disagio e sempre più uno stato di abbattimento cronico.Non so se è un problema psicologico oppure qualcos'altro...ma spero davvero di superare questo bruttissimo momento che ormai va avanti da troppo tempo confido in un vostro consiglio.
Nell'attesa di una risposta,cordiali saluti.
Luca

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[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Gentile utente,
gli specialisti, a quanto lei riferisce, hanno già considerato la possibilità di effetti secondari all'operazione ma hanno escluso che si tratti di fatti infiammatori o di esiti dell'intervento in generale.
C'è da dire che a volte, per timori specifici che ognuno di noi ha rispetto a determinati organi o disfunzioni, reagisce in maniera ansiosa alle situazioni mediche che deve affrontare. Per esempio, la reazione alla diagnosi di varicocele denota appunto una fobia, che non sono giustificate dal varicocele di per sé, una patologia sicuramente benigna. QUello che di psichiatrico ci può essere è questo, ma andrebbe verificato meglio con una valutazione specialistica: i sintomi come dolore, bruciore, prurito, talvolta divengono insopportabili perché il cervello li segnala in maniera insistente, o perché ci si presta continuamente attenzione, alla fine senza saperli più quantificare, ma semplicemente vivendoli con terrore e apprensione. In più, se si reagisce in maniera ossessiva si tende a tenersi sotto controllo nelle funzioni corporee (far pipì, ejaculare etc), cosicché per esempio ci si tocca, si fa pressione, si palpa a fondo, si fanno delle prove per vedere se tutto è a posto, o degli sforzi apposta per mettere alla prova l'organo etc. Questo può avere la conseguenza di irritare le parti e amplificare il bruciore, l'indolenzimento etc. Ad esempio, non è infrequente che chi ha timore ossessivo di non urinare, o di non riuscire a controllare lo svuotamento della vescica, si metta ad urinare in continuazione, alla fine non riuscendo più a distinguere tra stimolo ad urinare e compulsione a farlo per levarsi l'ossessione dalla testa. Facendo così si finisce per avere un dolore autentico, da sforzo o da sollecitazione anche manuale, che va a complicare ulteriormente l'interpretazione dei sintomi.
La reazione ansiosa ai sintomi o alle malattie fisiche può passare, ma può anche essere curata e spesso è un'occasione come nun'altra per scoprire che si è predisposti all'ansia e imparare come gestirla per via medica.
Saluti
[#2] dopo  
Utente 175XXX

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Dottore,la ringrazio per la risposta...è in effetti quello che mi sta succedendo.Non faccio altro che pensare al mio disturbo,temere ogni minuto come un ossessione che arrivi un nuovo dolore o fastidio...come posso fare quindi per risolvere il problema? E'necessario che chieda un consulto psicologico oppure mi devo autoconvincere che è solo una patologia inventata dalla mia mente?
[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Gentile utente,
Se la cosa perdura da un pò, diciamo che tende a persistere. Anche perché il meccanismo è questo: lei ci pensa e ci ripensa, cerca buoni motivi per non pensarci, per convincersi che è soltanto ansia, magari chiede rassicurazioni o pareri a ripetizione, ma nel tempo la preoccupazione aumenta, e i pensieri si fanno più complessi. Se all'inizio la preoccupazione era per un dolore diverso dal solito e più intenso, poi anche un dolore lieve e passeggero è fonte di angoscia. Inoltre, quando si pensa in maniera ossessiva ad un problema, la soglia di sopportazione scende, cosicché diviene "dolore" o "fastidio" anche quello che normalmente non prenderemmo in considerazione. Pensandoci l'ossessione si alimenta, e purtroppo il primo ragionamento che ci viene spontaneo fare è che forse pensandoci si riesce a "uscire" dal dubbio e dall'angoscia. Accade di solito il contrario, non si pensa che a quello, e sempre più nei dettagli.
La risposta è sì, le consiglierei un consulto psichiatrico.
[#4] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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Gentile utente,

ha la fortuna di avere in casa non uno ma ben due medici con i quali discutere di tale problema e si rivolge ad un sito?
in ogni caso, se vengono escluse cause organiche dopo gli opportuni accertamenti, e' sicuramente necessario rivolgersi ad uno psichiatra per la valutazione del caso.
Probabilmente la presenza di tali sintomi e l'insorgenza di una patologia possono aver scatenato qualche problematica ansiosa latente.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

http://www.francescoruggiero.it
[#5] dopo  
Utente 175XXX

Iscritto dal 2006
Quindi è impossibile che io superi il problema con le mie forze e senza l'aiuto di un medico?
[#6] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Con le sue forze no (perché è un modo di dire, le nostre forze le mettiamo in campo automaticamente ma non sempre vanno nel verso giusto, e non sempre sono sufficienti a contrastare i meccanismi delle malattie; a volte perfino sono controproducenti, e questo vale anche in ambito psichico). Semmai è possible che il disturbo si esaurisca da sé, come succede per molti disturbi di varia natura. Però quando ormai dura da un pò, questo è un segno come si suol dire, prognostico. Traduco: un elemento che ci consente di prevedere quello che accadrà dopo. In questo caso, che il disturbo persisterà ancora.
Quindi: non è una buona scelta strategica non intervenire, se lo si vuole ricacciare via in tempi brevi. Se non ci fossero strumenti medici ovviamente le direi che è l'unica strategia possibile, ma in questo caso si può liberarsene prima e meglio, tutto qui.
[#7] dopo  
Utente 175XXX

Iscritto dal 2006
Dottore mi perdoni per la mia apprensione e per la banalità delle domande,ma in che consiste la cura psichiatrica? Devo assumere psicofarmaci? Quanto dura? Ho motivo di preoccuparmi?
[#8] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Gentile utente,
nessun motivo di preoccuparsi.
La cura psichiatrica consiste in una cura la cui durata dipende semplicemente dalla caratteristiche del disturbo. Magari si tratta di un "episodio" che richiede soltanto un ciclo a breve termine (qualche mese), magari una predisposizione al ripetersi di questi episodi, su problemi di volta in volta diversi magari, che richiede un ciclo di cura ogni volta che il problema ritorna, oppure una cura di mantenimento per prevenire questi episodi, se formano una continuità.

Una volta ottenuti i risultati maggiori può scegliere di abbinare una psicoterapia se questi sono parziali o come metodo per imparare a gestire i sintomi e prevenirne l'aggravamento.
Tutto ciò sarebbe materia di discussione nella visita psichiatrica.

La cura, per definizione, è un modo per migliorare le cose. Quindi ha senso che sia tutt'altro fuorché fonte di preoccupazione.
[#9] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Aggiungo: si tratta di una cura mediante medicine che depotenziano le ossessioni, ovvero riducono la forza e la ripetitività di quei pensieri che la "tengono in ostaggio" in maniera crescente, e la costringono a cercare continuamente risposte e rassicurazioni.
[#10] dopo  
10161

Cancellato nel 2009
Egregio ragazzo, lei ha semplicemente una infiammazione delle vie urinarie, determinata da agenti patogeni che hanno la caratteristica di vivere dentro le cellule, per questo non vengono trovati nelle urine e nei secreti. Inoltre le comuni tecniche rilevano solamente i batteri, non i virus. Spesso sono interessati Adenovirus, che hanno la caratteristica di infettare le vie urinarie e la prostata.
Sicuramente, si preoccupa perchè non riesce a risolvere il problema, purtroppo per considerazioni che hanno trascurato la possibilità che Chlamidie, ureaplasma urealitica, adenovirus, parvovirus, .... possano infettare le vie urinarie; ma arrivare a sottoporsi a psicoterapia e terapie psichiatriche, mi sembra veramente eccessivo e poco scientifico, soprattutto per un ragazzo di 19 anni, da cui può essere influenzato negativamente.
Molto semplicemente è possibile rilevare, con tecniche non invasive, la presenza di tali agenti patogeni e portarli via. Sicuramente, lei ha questa possibilità, senza tante complicazioni.
Stia tranquillo, in poco tempo, può ritornare il ragazzo allegro e felice di prima, con una ottima considerazione del suo pene.
Le ragazze vogliono questo, allegria, felicità e divertimento.
Saluti


[#11] dopo  
Utente 175XXX

Iscritto dal 2006
La psicoterapia mi fa troppa paura,e per come sono fatto io,peggiorerebbe la mia depressione...pur ascoltando con profonda stima i vostri consigli,c'è qualcosa che mi blocca...mi sentirei malato mentalmente,spero davvero di non arrivare a questi consulti.Per quanto riguarda quello che ha scritto il dr.Moschini,in che consistono queste tecniche non invasive e come si possono portare via questi agenti? Grazie ancora a chi mi sta aiutando
[#12] dopo  
10161

Cancellato nel 2009
La più recente ricerca scientifica, medicina convenzionale, i suoi esami strumentali, immunologia, ormesi, integrati con la medicina biologica e i suoi esami strumentale, mi permettono in tempo reale di seguire il ragionamento diagnostico e terapeutico, individuare gli agenti patogeni responsabili, che altrimenti non sarebbero rintracciabili, portarli via, con farmaci biologici.
E’ una alternativa alle terapie classiche, deriva da una esperienza di venti anni.
Capisco bene che non è facile, per un medico, abituato a prescrivere farmaci in dosi massive, anzi, più i sintomi sono eclatanti, passano a dosi maggiori, capire che si possono risolvere problemi così importanti, con un granulino e un poco di acqua, ma questo è quello che succede dal tempo di Hahnemann, succede ai miei pazienti da venti anni. E’ rispettosa della fisiologia dell’organismo e priva di effetti collaterali, fornendo la possibilità di eseguire una terapia e di risolvere il suo problema, principalmente, agendo sulle cause che l’hanno determinata, portando via gli agenti patogeni responsabili, riportando l’organismo ad un funzionamento fisiologico, in modo tale che porta via anche tutte quelle paure che derivano dal malfunzionamento del sistema immunitario.
Saluti

[#13] dopo  
Utente 175XXX

Iscritto dal 2006
Presso chi posso chiedere un consulto allora?
[#14] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Gentile utente,
dalle sue informazioni vedo che Lei è di Napoli, città su cui non mi viene in mente un nominativo specifico da poterle consigliare.
Altrimenti, può consultare la lista degli psichiatri di questo sito, vedendo chi opera più vicino a Lei e eventualmente prendendo contatti.
[#15] dopo  
10161

Cancellato nel 2009
Considerando che "La psicoterapia mi fa troppa paura,e per come sono fatto io,peggiorerebbe la mia depressione..." e che i suoi problemi, in effetti non sono di natura psichiatrica/psicoterapica, ma strettamenti fisici, prostatite, che è provocata da agenti patogeni intracellulari, difficilmente rintracciabili, che per molto tempo hanno continuato a produrre infiammazione, è opportuno che si sottoponga ad ina visita, la metodica che applico è strettamente personale, per cui non conosco colleghi che la applicano nella sua zona.
saluti
[#16] dopo  
Utente 175XXX

Iscritto dal 2006
Nel caso dovessi avere questo tipo di prostatite ho motivo di preoccuparmi? E'facilmente risolvibile? Come si tratta?
[#17] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Gentile Utente,
All'inizio di questo consulto Lei ha riferito di aver già avuto pareri medici rispetto ai suoi fastidi, e di aver ricevuto responso negativo, ovvero che non vi era motivo di approfondire altri aspetti senza prima aver chiarito ed eventualmente trattato quello psichiatrico.
La diagnosi di prostatite presumo sia già stata presa in considerazione prima, ma giudicata improbabile, poiché del resto sono stati eseguiti accertamenti infettivologici di primo livello, come Lei ha detto (compreso il liquido prostatico, in una fase di sintomi acuti, risultato "negativo").
La psicoterapia potrebbe peggiorare il suo disturbo d'ansia, se si applicano alcune tecniche anziché altre, e comunque avrebbe efficacia limitata senza attenuare prima i sintomi d'ansia per via farmacologica. Il fatto che le faccia paura è solo l'espressione della sua ansia, più o meno ogni ipotesi o prospettiva di terapia penso che le faccia paura, tanto è vero che sembra cercare quella che meno la spaventa per poi decidere, ma questo rischia semplicemente di ritardare, come già ho ricordato, il momento dell'intervento.
Ribadisco quindi che il primo passo è un inquadramento psichiatrico, che è anche la strada verso cui l'hanno indirizzata i colleghi che si sono già occupati dei primi accertamenti urologici.
Saluti.
[#18] dopo  
10161

Cancellato nel 2009
La prostatite è facilmente guaribile, non lascia reliquati, sempre che si intervenga tempestivamente, altrimenti si cronicizza. Lei ha eseguito solamente una urinocultura, ma con questa non si può accertare assolutamente la presenza nella prostata di batteri intracellulari e virus, che ne possono essere responsabili, come adenovirus, parvovirus, pertanto occorrono esami più specifici.
Come le dicevo, dopo aver individuato i responsabili, con la tecnica che le ho spiegato, la terapia è semplicissima, per portarlo via.
Si deve preoccupare, se trascura una infiammazione in un organo così importante.
saluti
[#19] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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Gentile utente,

in accordo con quanto affermato dal collega Pacini ed in totale disaccordo con quanto affermato dal collega Moschini, che applica tecniche personalizzate ai pazienti per cui non standardizzate e non provate scientificamente, sarebbe opportuno che si rivolga ad uno psichiatra.
Inoltre invito il collega Moschini ad evitare di creare illusioni negli utenti in quanto piu' volte i suoi interventi tendono a minimizzare il lato psichico per esaltare le sue tecniche che, come gia' affermato da altri, non trovano riscontro clinico.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

http://www.francescoruggiero.it