Utente 185XXX
Buongiorno a tutti e grazie in anticipo a chi mi risponderà.
A mio suocero, 75 anni con storia clinica di asportazione di timona (avvenuta 2 anni fa con esito risolutivo) e miastenia gravis ormai perfettamente controllata con piccole dosi di cortisone, a seguito di Toracoscopia, è stato ora diagnosticato Mesotelioma epiteliale pleurico maligno da esposizione ad asbesto (ci lavorò per 30 anni). E' stato ricoverato presso la pneumologia dell'ospedale di Ancona a causa di versamento pleurico che non rispondeva alle terapie consuete e, dopo la diagnosi infausta, è stato sottoposto a talcaggio. Da ciò che posso evincere dalle poche informazioni ricavate dal foglio di dimissione, il mesotelioma non dovrebbe aver ancora intaccato altri organi se non la pleura del polmone destro, in cui è presente il versamento.
E' stato dimesso ieri con febbre che va e viene (37,5C°-39C°), tosse e raffreddore. Terapia prescritta in attesa di contatto con l'ospedale di Senigallia per pianificare una prima seduta di chemioterapia: Levoxacin 500 (1 cpr x 4 mattine); Tachipirina al bisogno e Toradol al bisogno.
Ho letto svariate testimonianze su questo brutto male e, dato che, anche vista l'età del paziente, la prognosi non può essere ottimista, mi sento di farVi un'unica domanda: chemioterapia, radioterapia, interventi chirurgici possono realmente migliorare la qualità della vita del malato?

Vi chiedo di essere sinceri: se tutte queste terapie servissero soltanto ad aumentare l'aspettativa di vita, ma la rendessero un inferno, se non si intervenisse per niente e si tenessero sotto controllo, in qualche modo, solo i sintomi fino alla fine, occupandosi più del sostegno psicologico al paziente, si potrebbe ragionevolmente pensare che il paziente possa giungere alla fine del suo cammino soffrendo il meno possibile?

Non so quanto si sia capito della mia domanda, ma, in sostanza: se mi chiedessero di scegliere se voglio vivere altri 5 anni (o 2 o 1) sottoponendomi a terapie che potrebbero farmi più male che bene, che mi renderanno invalida al punto da non riuscire ad alzarmi dal letto, non so se risponderei di sì. Forse preferirei vivere di meno e soffrire il meno possibile.

Per questo Vi chiedo un'estrema franchezza.

Grazie.
[#1] dopo  
Dr. Carlo Pastore
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Cara Amica,

comprendo benissimo il tenore della domanda e certamente condivido l'idea che è preferibile una buona qualità di vita ad una vita più lunga e con scarsa qualità. Le terapie modificano la storia naturale di malattia ed a mio avviso un tentativo di rallentarla con la chemioterapia può essere ragionevole. L'età impone ovviamente i dovuti accorgimenti. Per potenziare localmente l'effetto della chemioterapia, anche in un ottica di impiegare dosaggi più bassi e meglio tollerati, si possono effettuare in contemporanea delle applicazioni di ipertermia (puoi visitare per maggiori informazioni il sito www.ipertermiaroma.it ).

un caro saluto

Carlo Pastore
www.ipertermiaroma.it