Utente 915XXX
Gentili Medici,
vorrei sapere se fenomeni extrasistolici e fibrillazione atriale sono collegati. Ed in particolare se quest'ultima dipende (o può dipendere) dai primi. E quindi mi (e Vi) domando se un soggetto che soffre di extrasistolia (alla presenza di esami cardiologici negativi..e quindi di un cuore "sano") possa fare qualcosa per prevenire l'insorgenza di fenomeni aritmici più gravi (per esempio appunto la F.A.). Mi riferisco ad un regime alimentare particolare, o all'astenersi dal fare qualcosa, o all'abitudine di fare qualcosa. Leggo su questo sito che chi soffre di F.A. soffre anche (spesso) di extrasistolia. Ho letto anche che nella maggior parte dei casi di F.A. in cuori "sani" (correggetemi se sbaglio), la causa è da imputare ad una "vena polmonare". Cosa è? Come si diagnostica? E può essere prevenuta?
Grazie anticipatamente. Cordialmente.

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[#1] dopo  
Dr. Ercole Tagliamonte
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Gentile utente,
tra extrasistoli e fibrillazione atriale esiste una relazione, ma non è così lineare. Le extrasistoli, in quanto battiti che insorgono anticipatamente rispetto al normale ciclo cardiaco, generano un'istantanea anomalia di attivazione elettrica all'interno del cuore. Tali extrasistoli possono insorgere in condizioni di perfetta normalità, così come in presenza di alterazioni cardiache e/o extracardiache.
Quando queste extrasistoli insorgono in un cuore sano, o comunque in un soggetto in cui non esiste una predisposizione a fenomeni aritmici più complessi come la fibrillazione atriale, esse si autolimitano ed il cuore continua a funzionare "regolarmente". Viceversa, in presenza di cause che predispongono alla fibrillazione atriale, le extrasistoli sono in grado di innescare l'evento aritmico vero e proprio.
L'unico modo di prevenire nel tempo eventuali episodi di fibrillazione atriale è controllare quelle situazioni cliniche chè più facilmente possono complicarsi con questa aritmia, e cioè l'ipertensione arteriosa, la disfunzione della ghiandola tiroidea ed i disturbi del tratto gastroesofageo.
La "vena polmonare" di cui parlava non è una causa di fibrillazione atriale. In effetti, il punto in cui le vene polmonari si innestano sulla parete dell'atrio sinistro sono dei punti che potremmo definire "più vulnerabili", in cui può generarsi la particolare anomalia elettrica che è alla base della fibrillazione atriale.
Cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 915XXX

Iscritto dal 2005
Gentile Dr. Tagliamonte,
grazie innanzitutto per il tempestivo consulto.
Deduco da quello che Lei mi dice, che in un cuore sano, la F.A. può essere causata da tre situazioni cliniche: ipertensione arteriosa, disfunzione della ghiandola tiroidea e disturbi del tratto gastroesofageo. Sono questi i fenomeni che predispongono a episodi aritmici più complessi, di cui Lei scrive sopra? Cioè, come si fa a stabilire se un soggetto (un cuore) è più o meno predisposto a fenomeni aritmici più complessi? Basta escludere quei casi clinici di cui sopra, o bisogna semplicemente "attendere" e vedere come vanno le cose in futuro?! Le chiedo questo perchè spesso leggo di soggetti che soffrono di F.A. nonostante i vari esami siano risultati negativi. E poi ancora, il fatto che un cuore (sano) soffra di extrasistolia, non fa pensare che questo cuore sia (evidentemente) più sensibile, più facilmente soggetto a fenomeni aritmici..?!
Cordialmente.
[#3] dopo  
Dr. Ercole Tagliamonte
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Le tre cause di cui le parlavo sono quelle che, insieme, si associano alla maggior parte dei casi di fibrillazione atriale. A queste andrebbe aggiunta solo la causa valvolare (cioè importanti patologie delle valvole cardiache, che sono per fortuna casi non molto frequenti).
Quando non sono presenti questi fattori, la possibilità che insorga una fibrillazione atriale è davvero bassa.
Un discorso a parte va effettuato per le persone anziane, perchè con il passare degli anni, con il fisiologico aumento di tessuto fibroso a livello cardiaco, le possibilitè di insorgenza di fibrillazione atriale aumentano progressivamente, tanto che oltre gli 80 anni di vita è un'aritmia piuttosto frequente.
La maggiore "sensibilità" alle extrasistoli può effettivamente configurare una maggior predisposizione a fenomeni aritmici, tuttavia non è una relazione così lineare come può sembrare.
Cordiali saluti