Utente 572XXX
Maschio, 46 anni, 80 kg - 173 di altezza, fumatore asmatico - ansioso e da un anno problemi di ipertensione.
Nel 1998 la prima "velocimetria doppler" con esito " safeno femorale sx incontinente dal ginocchio in giù.
Da quella data mi sono curato con poca convinzione.
Nel giugno 2007 ho fatto una "eco color doppler" con esito "VARICE ARTO INFERIORE SX, DA INCONTINENZA OSTIALE SAFENO FEMORALE" si consiglia intervento chirurgico.
Oggi ho anche dei problemi di emorroidi e varicocele.
La mia ansia mi fa ritardare la decisione di un intervento chirurgico, ho paura dell'anestesia totale.
CHIEDO: QUALI SONO LE ULTIME TECNICHE MENO INVASIVE PER IL TIPO D'INTERVENTO CHE DEVO FARE? ESISTONO INTERVENTI CHE NON NECESSITANO DELLA ANESTESIA TOTALE?
LE EMORROIDI E LE VARICOCELE FANNO PARTE DELLO STESSO PROBLEMA DELLE GAMBE ?
GRAZIE GRAZIE GRAZIE
GIUSEPPE

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Dr. Lucio Piscitelli
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Gentile Sig. Giuseppe,
per quanto le valutazioni a distanza possano offrire una idea parziale del quadro clinico di un paziente, nel suo caso mi sembra non vi siano eccessivi dubbi sulla necessità di un trattamento chirurgico, forse già rimandato da troppo tempo.
Allo stato attuale la chirurgia delle varici si avvale di tecniche che prevedono approcci di diverso tipo ed estensione (talvolta integrati)ed eseguibili nella maggior parte dei casi in regime di Day-surgery, in anestesia spinale o talvolta anche in anestesia locale (soluzione che personalmente riservo solo ad interventi più limitati).
L'anestesia generale è riservata a rare situazioni in cui le altre metodiche sono controindicate o ritenute meno opportune.
La patologia emorroidaria ed il varicocele sono in qualche modo legati alla stessa congenita predisposizione eredofamiliare (talvolta definita "elastopatia")sembra secondo alcuni connessa con la congenita ridotta sintesi di un aminoacido (idrossiprolina).
Consideri che il rimandare ulteriormente l'intervento comporterà un progressivo peggioramento ed estensione della patologia che condizionerà in maniera sfavorevole anche i risultati ottenibili e la loro stabilità nel tempo, senza considerare il pericolo di rimanere esposti alle possibili complicazioni della malattia varicosa (flebiti, ulcere, TVP, ecc.).