Utente 207XXX
Ho 45 anni, non mi sono formato una famiglia, e non sono nemmeno mai stato fidanzato. Amici ne ho sempre avuti pochissimi, e attualmente non ne ho nessuno. Anche la mia famiglia non mi tratta più molto, ora che i miei genitori sono troppo anziani e vivono a grande distanza. Il fatto è che non so mai cosa fare con qualcuno finché non mi ci trovo, così non ho mai voglia di cercare io qualcuno e finisce che nessuno mi cerca. Ho avuto momenti nella vita in cui mi sentivo sprofondato in un buco nero e avrei voluto morire. Per fortuna ho un lavoro sicuro come dipendente pubblico. Purtroppo sono anche molto intelligentye e la mia condizione di isolamento mi lascia un sacco di tempo per tenermi informato. Così, la mia bravura in certe cose del lavoro fa risaltare ancora di più la mia incapacità a mantenere rapporti sociali. Non sono riuscito a laurearmi perché a un certo punto non ho trovato il coraggio di andare a chiedere la tesi. Non era come per gli esami che c'era un luogo e un tempo determinati. Dovevo scegliere io, e non ho potuto. Si vede che non era strettamente necessario. Ho appena interrotto una terapia di tipo analitico che avevo iniziato senza ben sapere perché e come. A ripensarci, mi stupisce che l'analista, uno psichiatra membro della Società Psicoanalitica Italiana, non abbia ritenuto di formulare una diagnosi e di informarmi del decorso della terapia. E' come se uno dovesse sapere le cose da solo. A un certo punto, incalzato da me, ha detto che "forse un disturbo della personalità". "ma se vuole le presto il DSM e vede da solo". Sono andato a vedere su Internet e ho trovato il disturbo evitante descritto quasi con parole che avevo usato anch'io per descrivere la mia situazione. Ho interrotto e sto cercando di capire se ho modo di trovare un terapeuta che mi dica se ho qualcosa di curabile o sono solo uno sfigato qualunque. Forse preferirei essere uno sfigato qualunque, comunque da qualche tempo, coi mesi che sembrano sempre più lunghi, è come se non provassi nemmeno più dolore ma preferirei non svegliarmi la mattina. In effetti domani ho appuntamento con uno psicoterapeuta che ho trovato su Internet e per fortuna non ha pubblicità sulle pagine gialle o simili, ma chi lo sa? Un consiglio?
[#1] dopo  
Dr.ssa Chiara Cimbro
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MILANO (MI)
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Caro utente,
quando si fa un'indagine psicodiagnostica, per valutare nel complesso il cliente che ci troviamo di fronte, generalmente si procede analizzando entrambi gli assi clinici a disposizione: i distubi di asse I (nevrosi e psicosi) e i disturbi di asse II (ritardo mentale e personalità). E' un lavoro complesso che richiede tempo e conoscenza specifica e che perciò non può essere rimandato al cliente immediatamente.
Tuttavia, con il procedere della terapia, il prima possibile, si dà una "restituzione" al paziente di quella che è la sua diagnosi. In clinica si usa, tra l'altro, avvalersi di strumenti psicodiagnostici (quali test e questionari) e rilasciare una refertazione scritta.
Questo serve ad entrambe le parti per "chiarirsi" ed essere sicure di stare parlando con lo stesso "linguaggio". Nel suo caso ci può essere co-morbidità, cioè l'associazione di più aspetti che interessano entrambi gli assi. E quindi: un disturbo di personalità di tipo evitante su asse II, associato, per ipotesi, ad una fobia sociale su asse I. Che cosa signifca tutto questo, in parole povere? Che ci sono alcuni aspetti problematici legati a specifiche "situazioni" ed aspetti problematici relati più al nostro "modo di essere". Mentre le nevrosi possono essere più specifiche e transitorie (se curate), gli aspetti di personalità per loro natura sono più stabili e generalizzati. Ciò non significa però che con essi non si possa convivere. Proprio perchè fanno parte del "carattere" ormai si sono conformati con il modo di pensare, di riflettere, di sentire, di comportarsi, etc.
Se a lei serve soltanto un'etichetta diagnostica, allora una valutazione e una refertazione da un professionista serio le saranno sufficienti.
Se invece preferisse avere consapevolezza di alcuni suoi aspetti che ritiene problematici o disfunzionali, in modo tale da "smussarli" e lavorarci sopra, allora le consiglio di intraprendere una terapia vera e propria, incentrata e focalizzata sugli aspetti-problema.
In questo ambito è molto solida ed efficace la terapia di matrice cognitivo-comportamentale.
Sperando di esserle stata di aiuto, le auguro il migliore in bocca al lupo, per il prossimo colloquio e per la vita. Chiara Cimbro.
[#2] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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AVELLINO (AV)
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Gentile utente,

quando affermato dalla dottoressa Cimbro corrisponde al vero.
Se Lei desidera avere una diagnosi sicuramente potra' averne una (forse anche diversa) da ogni psichiatra o psicoterapeuta che consultera'.
Se desidera capire come fare per affrontare la condizione che le crea tali problematiche, allora sara' necessario un percorso specifico.
Probabilmente in questo momento le si pone davanti nuovamente una scelta che tanto le crea difficolta' ogni volta.
Consulti il nuovo terapeuta, parli chiaramente e decida con tranquillita' quale strada intraprendere.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

http://www.francescoruggiero.it
[#3] dopo  
Dr. Daniel Bulla
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BRESCIA (BS)
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Gentile Utente,
un po' in ritardo provo a risponderle, dicendole che, appunto perchè in lei manca l'iniziativa nella sfera sociale, non si rifugi in internet.

A volte trovare un buon terapeuta è solo questione di fortuna, non di rintracciabilità o altro, nel senso di quell'empatia condivisa tra due persone, empatia non legata al tipo di specializzazione o all'appartenenza a certe società scientifiche.

Provi ancora

Daniel Bulla

dbulla@libero.it
[#4] dopo  
Dr. Stefano Garbolino
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TORINO (TO)
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Gentile utente,
concordo con quanto già espresso.

Cordialmente