Utente 240XXX
Buongiorno,
ho 25 anni. A 22 anni ho avuto un deficit erettivo post trauma (piegamento del pene in erezione, dolore e perdita immediata dell'erezione, ma nessun gonfiore o tumefazione). Nei giorni successivi ho accusato il problema del deficit e pensando che fosse normale ho lasciato passare un po' di tempo. Il problema si è però protratto e solo dopo 2 mesi (forse anche per imbarazzo) ho optato per una visita andrologica. La ragazza che avevo mi è stata molto d'aiuto e le non-prestazioni non hanno influito psicologicamente (anzi hanno rafforzato il rapporto). L'andrologo che mi ha visitato ha dato una veloce occhiata ma forse, vista la mia età, non ha preso seriamente il problema, liquidandomi dopo 5 minuti dicendo: "se vuole facciamo degli esami ma glieli sconsiglio perchè dolorosi". Insomma non mi è stato di nessun aiuto... Fortunatamente dopo un mese o più ho ripreso da un giorno all'altro la totale funzionalità precedentemente persa, senza alcuna terapia.
Lo stesso problema si è però riproposto nel gennaio 2006 (25 anni, senza ragazza fissa) senza aver però conseguito nessun trauma: non raggiungimento di un'adeguata erezione (manca la consistenza di prima anche nella masturbazione), diminuzione del getto durante l'eiaculazione, mancanza della classica erezione mattutina, difficoltà nel mantenimento dell'erezione e soprattutto... mancanza di rapporti sessuali e putroppo non di occasioni per averne (anzi :) ).
A settembre ho fatto una nuova visita e sinceramente ho trovato ottimi dottori (a differenza del precedente). Esposto il problema ho eseguito:
esami del sangue e urine (approfonditi)
ecocolordoppler
test di steiner (quello con i tre prelievi)
Risultato: tutto nella norma, l'ecocolordoppler ha rilevato una "fuga venosa... patologia veno occlusiva", in pratica il sangue raggiunge tutte le parti ma esce velocemente.
Mi è stata prescritta yohimbina per 1 mese (3 pastiglie al giorno). Il mese è ormai passato ma i risultati sono scarsi (qualcosa, ma molto poco, è migliorato per quanto riguarda la durezza del pene in erezione e il getto durante l'eiaculazione). Prenoterò un'altra visita che (come mi è stato accennato già dallo stesso andrologo) porterà a una cura farmacologica con Viagra o simili. Al pensiero scusate ma chi cade anche qualcos'altro (spero di non doverne fare uso a vita!).
Ho pensato tornando "indietro nel tempo" a episodi strani o altre cose che potessero influire tipo...
-quando vado in bagno l'urina ha un getto che tende a sx (questo dopo il trauma, prima era dritto)
-una leggera curvatura del pene verso sx ma ininfluente secondo l'andrologo (anche questo dopo il trauma)
-consumo occasionale di marijuana... e basta (3/4 a settimana, a volte nessuna)
-10 sigarette al giorno (al max)
-soffro di iperidrosi (in forma accentuata, in tutte le zone critiche: mani, ascelle, piedi, "retroginocchia", parte centrale del petto, fronte)
-operazione per ernia inguinale dx (ma a 19 anni!)
-dolori durante la masturbazione alla parte inguinale dx (dove sono stato operato)e fastidio nell'uscita dell'urina: tutto questo però a gennaio-febbraio e lievemente si è riproposto ora... più che dolore sento fastidio inguinale a dx.
-stress: lavoro, università (mi mancano 2 esami ma non riesco a darli...), le rate della macchina e la fine del mese, il rapporto non idilliaco con i miei genitori con cui vivo, il mio futuro (?) .
cosa ne pensate?
Capisco che ormai ci sia anche una componente psicologica ma vi assicuro che è marginale... sono molto brillante. Dal punto di vista sessuale ho sempre avuto una forte carica tanto da pensare a volte di avere il problema opposto di ora (i casi della vita...).
L'impressione che ho è che non si capisce quale è il problema, da cosa dipende... poi da un momento all'altro... è giusto trovare (tentare) una cura senza arrivare al nocciolo del problema?
Potreste consigliare altre tipologie d'esame? La strada da seguire è quella giusta o ve ne sono di alternative? Senz'altro ne parlerò prossimamente anche con il mio andrologo ma volevo dei pareri esterni...
Grazie!

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[#1] dopo  
Dr. Diego Pozza
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caro lettore 24068,

il suo caso appare abbastanza "sfaccettato" e non di univoca interpretazione.
Si può dire che:
un trauma in erezione potrebbe provocare lesioni anche lacerative dei corpi cavernosi o solo un secondario processo di fibrosi dei tessuti albuginei di rivestimento (SPESSO VISIBILI CON UNA BUONA ECGRAFIA)
Tali alterazioni potrebbero modificare il Meccanismo Veno Occlusivo Cavernoso che sovraintende al raggiungimento della Rigidità e del Mantenimento nel tempo della stessa.
Spesso con queste premesse il paziente deve "aiutare" la sua erezione con farmaci vasoattivi per via orale o autoiniettiva.
La Yoimbina non può avere alcun effetto terapeutico, assolutamente no.
La Iperidrosi potrebbe essere secondaria ad uno stato di iperstimolo simpatico con ripercussioni sulla funzionalità vascolare arteriosa.
Si affidi al suo Specialista.
cari saluti
[#2] dopo  
Prof. Giovanni Martino
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Gentile Utente,
mi sembra che Lei sia seguito da Specialisti ottiammente orientati. Leggendo la Sua anamnesi patologica prossima, sarei tuttavia portato a non caricare di eccessive responsabilità quel trauma pregresso di cui ha fatto emnzione. D'altra parte, è inutuitivo anche a chi Medico non è, che la totale e completa scomparsa di ogni disturbo erettivo ad un mese dall'evento traumatico, mal si accorderebbe con lesioni severe e/o permanenti e/o delle strutture cavernose.
Ci tenga informati.
Auguri affettuosi per la pronta risoluzione del problema ed un cordialissimo saluto.
Prof. Giovanni MARTINO
[#3] dopo  
Dr. Augusto Vercesi
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La sua storia è piuttosto complessa e, per certi versi, incoerente.
Se il Suo deficit erettile è attribuibile ad una severa alterazione del meccenismo venocclusivo la soluzione è chirurgica ed i problemi dovrebbero presentarsi sempre ad ogni erezione.
Se esistono problemi relazionali può essere di aiuto anche un supporto farmacologico con farmaci vasoattivi ma probabilmente sarebbe più opportuno sentire uno psicologo.
Cordiali saluti
[#4] dopo  
Prof. Giovanni Martino
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Gentile Utente,
al fine di evitare di ingenerare dubbi e/o false speranze, ed allo stesso tempo per dovere di informazione, vorrei precisare che a mio modo di vedere nella Sua storia clinica non vi sono elementi che possano essere ricondotti ad una cosiddetta disfunzione erettile da sindrome di "fuga venosa". Fermo restando che comunque a questa diagnosi si giunge sempre e solo dopo indagini strumentali anche invasivi (NPT, ecocolordoppler dinamico, cavernosografia/metria).
In tali evenienze, il deficit erettivo può essere ascrivibile ad un mancato o difficoltoso "sequestro" del sangue nei corpi cavernosi durante l’eccitamento e l’attività sessuale. E’ quella che comunemente viene definita “disfunzione veno-occlusiva” (DVOC, o "fuga venosa").
La disfunzione erettile di tipo veno-occlusivo è in genere dovuta alla formazione di larghi canali venosi capaci di drenare i corpi cavernosi, oppure può essere causata da fatti degenerativi della tonaca albuginea (ad esempio per malattia di Peyronie, età avanzata, diabete), da alterazioni strutturali dell’endotelio o del muscolo liscio cavernoso, da un rilasciamento inadeguato del muscolo liscio trabecolare, oppure da “deviazioni” intese come sequele di precedenti interventi chirurgici penieno.
Tradizionalmente queste forme di DE sono sempre state racchiuse tra quelle che potevano trovare giovamento da un trattamento chirurgico (legatura delle vene, “plissettaggio” dell’albuginea), teso ad aumentare la resistenza venosa ed impedire la dispersione pressoria, indispensabile come ben noto per il normale evolversi del meccanismo dell’erezione.
Bene, è ormai opinione quasi unanime nella letteratura mondiale sull'argomento che tutti questi interventi chirurgici sono praticamente fallimentari, bene che vada possono risolvere il disturbo ma solo temporaneamente, e solo in casi molto rari sarebbero destinati ad un successo duraturo (ma si trattava davvero di una sindrome da fuga venosa?).
Questo è quanto, a mio parere ovvio.
Auguri affettuosi per la pronta risoluzione del problema ed un cordialissimo saluto.
Prof. Giovanni MARTINO

[#5] dopo  
Dr. Giuseppe Benedetto
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la spiegazione del prof Martino mi trova assolutamente daccordo
[#6] dopo  
Dr. Giovanni Beretta
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Caro lettore,
ritorno su quanto sottolineato dal collega Pozza . Mi sembra che in questi casi la cosa importante da valutare , in prima battuta, siano le caratteristiche ecostrutturali del corpo cavernoso soprattutto durante una valutazione dinamica. Come era l'ecografia dei corpi cavernosi (albuginea, ecc, ecc) quando ha fatto l'ecocolordoppler dinamico ?
Un cordiale saluto.