Utente 437XXX
salve, mio padre nel 2013 a causa di un idrocefalo normoteso è stato sottoposto a impianto di shunt ventricolo peritoneale, dopo l'intervento per circa 6 mesi è stato molto meglio, poi sono subentrati nuovamente problemi di deambulazione con cadute ricorrenti,incontinenza, disorientamento, lieve deficit cognitivo (certificato da test specifici) e irascibilità, nonostante continue regolazioni della valvola.
Questanno Dopo aver effettuato una visita di controllo presso un altra struttura è stato constatato che il catetere impiantato non pescava bene il liquor.
Un mese fa è stato quindi sottoposto a un secondo intervento per riposizionare il catetere, migliorando da subito a livello motorio.
La valvola è stata in un primo momento tarata a 110 ma dalla tac di controllo prima delle dimissioni risultava troppo asciutto, allora è stata tarata a 130.
Alla visita di controllo successiva alle dimissioni la valvola è stata tarata a 120 in quanto il liquor era in eccesso e lui ricominciava ad avere problemi di incontinenza, ma oggi a distanza di 10 giorni a livello motorio va discretamente bene ma i problemi di incontinenza sono notevolmente peggiorati, con episodi frequenti e continui, cosi come sembra peggiorato a livello cognitivo. Ora il mio dubbio è cosa sta succedendo? avendo constatato che, a 110 si asciugava troppo il liquor a 130 non andava bene e a 120 addirittura peggio?
Voglio aggiungere che mio padre a causa dell'ipertrofia prostatica in alcune occasioni trattenendosi l'urina si era bloccato (eventi accaduti prima dei due interventi) ed è dovuto ricorrere al catetere, lui è traumatizzato al pensiero che possa succedere di nuovo, la mia paura è che magari l'incontinenza possa dipendere da una sorta di psicosi, ovvero la paura che trattenendosi fino a trovare un bagno disponibile possa bloccarsi, ma il neurochirurgo sembra non considerare questa mia supposizione.
La situazione è al quanto complicata essendo lui caratterialmente una persona poco gestibile.. Non sappiamo più che pensare. Chiedo un parere.

[#1] dopo  
Dr. Giovanni Migliaccio

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Gentile ragazza,
è chiaro che il funzionamento della valvola va regolato se drena molto o molto poco.Va poi fatta una diagnosi differenziale per i disturbi urinari, ovvero tra quelli sostenuti da una ipertrofia prostatica e quelli dovuti all'idrocefalo.
Una ritenzione urinaria da dover ricorrere al catetere non può essere volontaria

Deve quindi sentire anche l'urologo

Cordialmente
Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo
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[#2] dopo  
Utente 437XXX

Iscritto dal 2017
Gentilissimo Dottore, intanto grazie per la risposta. vorrei solo precisare nel caso non fossi stata chiara che l'episodio in cui, a causa del riempimento della vescica era dovuto ricorrere al catetere risale a prima dei due interventi. Dopo non è più successo, anche perchè non riesce completamente a trattenerla sopratutto da quando è stato operato nuovamente.
Ma quante possibilità ci sono che un paziente con impianto di Shunt non abbia benefici? quindi la non riuscita dell'intervento. Mi viene il dubbio dal momento che col primo intervento è stato bene per solo 6 mesi e col secondo Anche se a livello motorio adesso sta discretamente, a livello cognitivo e per l'incontinenza sembra peggiorato.
Per quanto riguarda l'ipertrofia prostatica lui è costantemente sotto terapia, ma lo sottoporremo a giorni a visita di controllo con l'urologo.

[#3] dopo  
Dr. Giovanni Migliaccio

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Non saprei cosa dire. L'intervento di shunt per l'idrocefalo normoteso dell'adulto è risolutivo , a patto che la diagnosi sia giusta e che il sistema funzioni.
A distanza non ho modo di valutare le cose e il paziente oggettivamente
Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo
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[#4] dopo  
Utente 437XXX

Iscritto dal 2017
La ringrazio molto Dottore per la cortese attenzione.