Utente 322XXX
Gentili Dottori, avrei bisogno della vostra gentilezza e competenza in modo da avere delle idee un po’ più chiare. Vi descrivo subito il tutto.
Due anni fa circa sono stato operato all’omero sinistro per una frattura (frattura composta, terza diafisi omerale) presso l’ospedale civile della mia città. L’intervento ha avuto un ottimo esito: applicazione di una placca di titanio con viti. Alla visione della prima radiografia, circa un mese dopo l’operazione, il mio omero non presentava un callo osseo soddisfacente; la seconda radiografia, nemmeno. L’ortopedico che mi ha operato pensava, come ultima spiaggia, ad una seconda operazione, ma solo dopo aver visionato la mia TAC. La mia TAC presentava una pseudoartrosi, e quindi bisognava intervenire.
Mi sono informato su metodi alternativi per la pseudoartrosi (non ero intenzionato a ritornare in sala operatoria) e, sotto consiglio di un bravo fisioterapista, mi sono recato a Verona per essere sottoposto ad un trattamento con onde d’urto. Le onde d’urto hanno risvegliato il mio osso, ed ora sono guarito.
Come da titolo, vorrei domandarvi questo: la placca è meglio toglierla oppure no? Mi pare di sentire voci un poco discordanti.
All’ospedale mi hanno detto di no, senza andare troppo oltre con le spiegazioni (“non la togli, non c’è bisogno, te la terrai a vita”). Il mio medico di base mi ha chiesto quando sarei andato a toglierla. Il medico dell’assicurazione mi ha chiesto la stessa cosa. L’ortopedico che mi ha operato, parlando coi miei genitori, ha spiegato velocemente che la placca è meglio non toglierla per il rischio di toccare il nervo radiale.
Qui sul forum e non solo leggo che in soggetti giovani (io ho 27 anni, 25 anni al momento della frattura) la tendenza che si ha è quella di rimuovere i mezzi di sintesi (perché i giovani si muovono e fanno sport e una placca inchiodata all’osso non è proprio il massimo). C’è chi dice che la placca è meglio non rimuoverla in quanto viene inglobata dell’osso e quindi l’operazione non sarebbe poi una passeggiata. Altre voce dicono semplicemente questo: “se non ci sono fastidi, tenete i mezzi di sintesi. se avete fastidi, fateli rimuovere”.

La mia situazione è la seguente: nel mio braccio, in alcune posizioni, sento delle scosse che arrivano fino alle dita (è la placca?); se eseguo dei movimenti veloci (per esempio, per farvi capire, tirare a tennis) sento una fitta al braccio (è la placca?), la stessa cosa mi capita quando alzo dei pesi; sono un musicista, suono la batteria, a volte mi arrivano delle fitte quando faccio dei movimenti veloci sulla batteria (è la placca?); giocando a calcio mesi fa sono caduto e ho sentito una fitta molto dolorosa al braccio (è la placca?). Vi confesso che l'idea di toglierla ce l'ho da molto, vorrei solo capire se i mie fastidi sono causati dalla placca...grazie mille per la vostra cortesia



Valutazione ospedale

[#1] dopo  
Dr. Emanuele Caldarella

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Caro utente,

alcuni mezzi di sintesi è proprio meglio toglierli, altri non danno alcun problema. E' molto più verosimile che i disturbi che lamenta siano legati al trauma subito, più che alla placca. Di solito tendiamo molto a sopravvalutare le nostre percezioni interne, la sensibilità eè quasi tutta sulla pelle.
Un intervento all'omero è sempre delicato per il rischio di paralisi del radiale, è vero.
E comunque anche una rimozione è un intervento vero e proprio che la espone a rischi perioperatori.
Certo, c'è il rovescio della medaglia che avere una placca metallica è come avere un oggetto metallico in tasca: se cadi, l'oggetto metallico potrebbe provocare delle lesioni.
Ma che tali lesioni siano più gravi di quelle che ci si procurerebbe a mezzi di sintesi rimossi, è tutto da dimostrare!
Insomma, io -per non saper ne leggere nè scrivere- la placca me la terrei.
E le parla uno che di ferraglia in corpo ne ha parecchia.... ;-)

http://www.medicitalia.it/blog/ortopedia/5296-sport-fa-altroche.html

Però lascio aperta ai colleghi la possibilità di aggiungere qualcosa, magari qualcun altro vede aspetti positivi nella rimozione che a me non vengono in mente.

Distinti saluti
Dr. Emanuele Caldarella

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[#2] dopo  
Utente 322XXX

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La ringrazio per la sua gentilezza e le auguro una veloce guarigione! già che ci sono, sperando di non abusare della sua cortesia, le faccio ancora alcune domande.
La mia paura più grossa nel voler rimuovere la placca consiste, appunto, nella possibilità di toccare il nervo radiale.
Una persona che conosco è stata operata all'omero, un ragazzo, e dopo sei mesi dall'operazione si trova a muovere a malapena le dita della mano in quanto, durante l'intervento (anche lui con la placca), è stato toccato il famoso nervo...per me sarebbe un incubo, non sarei più in grado di suonare.
Nel mio caso però, per esempio, non ho avuto nessun tipo di problema alla mano, sia prima dell'operazione che dopo. Il rischio c'è, siamo d'accordo, ma non può essere che io, nel caso in cui decidessi di togliere il mezzo di sintesi, ne esca "illeso" (per ciò che riguarda il mio nervo radiale) un'altra volta? (cioè come al primo intervento).
Da quello che ho capito, il rischio c'è anche alla prima operazione, però a me non è successo nulla (grazie al cielo) e purtroppo, al mio amico, si.
In ogni modo, se lei attribuisce i miei dolori e le mie fitte al trauma subito, i miei pensieri sulla placca cambiano già, anche se le confesso che questo mezzo di sintesi mi ha reso un pò paranoico. Dopo due anni sono ancora titubante nel fare alcune cose perchè penso che la placca possa rompersi (prima andavo in palestra regolarmente) penso che i chiodi si possano spezzare...per questo pensavo di toglierla. Mi dissero anche che avere una buona muscolatura al braccio permetterebbe una "buona corazza" per la placca nel caso in cui dovessi cadere o altro. è vera questa cosa? grazie mille, un caro saluto, guarisca presto!

[#3] dopo  
Dr. Emanuele Caldarella

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Quella della corazza muscolare è vera.
Quella che la placca può rompersi, no. La placca si rompe se Lei cade dalla finestra, e si rompe anche l'osso.
Ma nell'uso normale, anche intensivo, la placca non si rompe, perché l'osso si è saldato. La placca si rompe se uno è in pseudoartrosi, e quindi tutto lo sforzo lo fa la placca e non l'osso.
Adesso il suo osso è sano, quindi non solo la placca non ha motivo di rompersi, ma anche se si rompesse, a Lei non interessa, perché la placca non ha più alcuna funzione meccanica.
Non ha idea di quanta gente ha in corpo mezzi di sintesi rotti. Il problema è se un mezzo di sintesi si rompe QUANDO L'OSSO NE HA ANCORA BISOGNO.
Ormai Lei non ne ha più bisogno. Che sia rotta o intera non fa alcuna differenza.
Poi, il fatto che il primo intervento sia andato bene non Le consente di prevedere come andrà il secondo. Sono due eventi distinti.

Si immagini l'intervento come una "lotteria al contrario", cioè una lotteria con un primo premio molto brutto.
Il primo premio è la paralisi del radiale.
Se lei compra un biglietto e non vince nulla, nè il primo premio, nè un sacco di altri premi (infezioni, emorragie, cheloidi....) questo non cambia le probabilità di vittoria quando compra il secondo biglietto.

Basta. E' solo una questione psicologica, e non è risolvibile. Glielo dimostro:

1) Lei toglie la placca. Poi fa un incidente e si rompe di nuovo l'omero.

A quel punto si dice "ecco, se solo l'avessi lasciata dov'era, magari non mi sarei rotto, perchè la placca mi avrebbe protetto!!!"

2) Lei non toglie la placca. Fa lo stesso l'incidente e rompe di nuovo l'omero (con la placca dentro).
A quel punto si dice "ecco, se solo avessi tolto la placca, magari non mi sarei rotto perchè il mio osso sarebbe stato più elastico".

Quindi, poiché né toglierla nè lasciarla lì la protegge dalla "paranoia", come dice Lei, qual'è la differenza tra il caso 1 e il caso 2? Solo una. Che nel caso 1) si è beccato un intervento in più.

E' sicuro che ne valga la pena? ;-)
Dr. Emanuele Caldarella

Chirurgia dell'anca e del ginocchio
emanuele.caldarella@medicitalia.it

[#4] dopo  
Utente 322XXX

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Devo ammettere che lei non ha tutti i torti ed è davvero molto cortese.
I miei dubbi sono causati dal fatto che leggo pareri discordanti ed io non so mai chi ascoltare. Per la questione della rottura della placca ha ragione, me lo ha detto anche l'ortopedico che mi ha operato.
"se il suo osso dopo tre mesi è ancora così (cioè callo osseo quasi assente) è un rischio in quanto la placca può fare da perno e quindi far forza sull'osso per poi spezzarlo". Quindi, se l'osso è guarito, non dovrei farmi questi problemi. Non posso far altro che ringraziarla, è riuscito a farmi cambiare idea. Le auguro nuovamente una buona guarigione e le faccio gli auguri di un felice anno (senza fratture)! :-)

[#5] dopo  
Dr. Emanuele Caldarella

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Le aggiungo un'ultima cosa, per dovere di correttezza: non sono frequenti i casi in cui il mezzo di sintesi dà disturbi. E in quei casi l'ortopedico lo sa benissimo che il problema è lì. Per questo suggerisce di toglierlo. Ma nella maggior parte dei casi (e nell'omero è così praticamente sempre) il mezzo non dà affatto disturbi. Di solito se uno ha problemi sono i "ricordi" della ferita di guerra. Allora rimuove la placca convinto di risolvere tutti i suoi problemi e si becca una grande delusione, perché non risolve il problema.
Io non posso vedere all'interno del suo braccio cosa sta succedendo, ma si fidi dell'ortopedico perché quello che Le ha detto è molto sensato, e nel caso dell'omero la possibilità che egli si sbagli è molto bassa.


Dr. Emanuele Caldarella

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[#6] dopo  
Utente 322XXX

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Grazie mille!