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il Blog delDr. Matteo Pacini
Psichiatra, Medico delle dipendenze, Psicoterapeuta
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Ossessioni e rituali: il macigno di ghiaccio che schiaccia la testa
Psichiatria - News generale del 17/11/2011Per chi guardava o vuole guardare i cartoni animati, riporto al volo una buffa rappresentazione delle ossessioni che ho trovato in una puntata della serie "Lamù - la ragazza dello spazio" (Episodio numero 169, "Teste calde").
In questo episodio i liceali della classe di Lamù sono afflitti da una calura estiva insopportabile, mentre Lamù ne è immune perché come tutti gli esseri spaziali ha la possibilità di usare un marchingegno refrigatore. Si tratta di una specie di campo di energia che fluttua sopra la testa e produce dei nuclei di ghiaccio da cui emana una frescura sulla persona. Questo benefico però è possibile solo se il cervello della persona è sereno, distaccato, mentre se la persona è in preda a emozioni negative il ghiaccio ricade sulla testa del malcapitato.
Per tenere in alto il ghiaccio refrigeratore bisogna quindi essere calmi. Tutti lo vogliono e lo provano, ma non hanno fatto i conti con l'estrema vivacità emotiva degli umani rispetto agli spaziali. I ragazzi non riescono a non accendersi per mille motivi, e per evitare che il masso di ghiaccio gli cada in testa allora devono frenarsi, trattenersi, ma non è la stessa cosa che essere calmi, significa essere repressi. Allora l'energia negativa repressa è neutralizzata dal ghiaccio stesso che diventa sempre più grande. Più rabbia repressa si accumula, più si ingrandisce il masso ghiacciato perché la persona possa continuare a stare al fresco sotto l'emanazione del ghiaccio.
Già questo meccanismo somiglia alla trappola ossessiva: si crea un rituale che tiene a bada l'ossessione, ma così facendo l'ansia rimane in agguato dietro il rituale, e così per tenere lontana l'ansia il rituale deve crescere ancora e ancora. In una prima fase il rituale tiene freschi, al riparo dall'afa opprimente dell'ossessione, ma più il tempo passa, più il problema diventa il rituale stesso, come il masso che cresce sulla testa. E' quasi più lo sforzo di sostenere il rituale che quello di subire l'ossessione. E poi, così come il masso di ghiaccio che diventa enorme, un rituale che ormai è diventato enorme e complicato ha dietro di sé una paura altrettanto enorme: se il rituale non reggesse più, la paura dell'ossessione che entra senza controllo è molto maggiore di quanto non lo fosse all'inizio del disturbo.
A questo punti le persone devono scegliere: o vanno dietro al rituale e investono in quello, in modo che per quanto oneroso e pesante continui a mantenere il cervello "al fresco" dalla graticola dell'ossessione, oppure decidono di subire l'ossessione cercando di resistere a quella. In genere se l'ossessione è forte vince la prima soluzione, perché la paura dell'ossessione è sempre il sentimento che trascina di più. Addirittura a questo punto il rischio è che la persona veda nel rituale una possibile via d'uscita, non solo un rimedio. In altre parole, chi ha un disturbo ossessivo avanzato non soltanto accetta la scocciatura del rituale pur di tenere a bada l'ossessione, ma comincia anche a pensare che con il rituale se ne può uscire. E' esattamente il contrario, il rituale è un rimedio limitato e alla fine controproducente, non certo e mai una soluzione che sradica l'ossessione o la sbroglia con una risposta o un gesto magico.
Anche i protagonisti di Lamù fanno lo stesso: poiché il masso di ghiaccio di ingrandisce, cercano di usare quel meccanismo per far crescere dentro al ghiaccio i loro sogni, in maniera che le loro frustrazioni e i desideri inappagati si sfoghino direttamente materializzando i loro oggetti del desiderio (in questo caso delle belle e disponibili ragazze). Per far questo sollecitano la propria rabbia o si prendono a pugni da soli per far crescere la tensione emotiva e quindi far crescere il ghiaccio che la deve neutralizzare. Rituali enormi con dentro addirittura possibili soluzioni positive, che si profilano in maniera sempre più chiara. Finirà che i blocchi si scioglieranno da soli con dentro i loro miraggi di felicità, troppo pesanti per essere sostenuti e alimentati. Il rituale ad un certo punto schiaccia e lega talmente la persona che diventa impossibile da attuare in maniera completa o corretta, e lascia quindi in balia la persona alle ossessioni che covano sotto, e al terrore che non ci sia più controllo.
In definitiva, è giusto che le ossessioni siano lentamente sciolte con una cura, rifuggendo il meccanismo del rituale e della rassicurazione immediata, perché questa fa crescere il rituale e non debella l'ossessione, anzi la rende sempre più spaventosa. I metodi antiossessivi si dividono sostanzialmente in un graduale scioglimento della superficie per poi arrivare al centro del meccanismo, oppure in una "picconata" al blocco ossessivo quando questo è ancora piccolo, e si può rapidamente rompere senza generare eccessiva ansia. Sia strumenti farmacologici che psicoterapici sono utili nell'attuare questo scioglimento del blocco ossessivo che grava sopra le teste di chi ne è afflitto, e mirano entrambi come risultati finale ad ottenere una testa più leggere, senza macigni che incombono sopra, senza sforzo e stanchezza continui nel tentare di sorreggerli e senza il terrore di scottarsi con le ossessioni.
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Dr. Matteo Pacini
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Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso l'Università Di Pisa.
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Oltre alle competenze di psichiatria generale, il Dr. Pacini svolge dal 1998 attività clinica e di ricerca nell’ambito dei disturbi da uso di sostanze psicoattive e delle dipendenze. E’ membro fondatore, ricercatore e docente dell’Istituto di Scienze del Comportamento “G.De Lisio”, con sede a Pisa, ...
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