Celiachia

Alessandro ScuottoLa celiachia è un'intolleranza permanente al glutine, complesso proteico presente in alcuni cereali comunemente impiegati nell'alimentazione.
Articolo a cura di Dr. Alessandro Scuotto.  Pubblicato il 13/07/2010, cliccato 43136 volte.
 

Cos'è la celiachia?

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine che determina alterazioni della mucosa intestinale con conseguente malassorbimento di uno o più nutrienti.

La patologia è nota anche con le denominazioni: morbo celiaco, malattia celiaca, sprue celiaca, sprue non tropicale ed enteropatia da glutine. Ha una incidenza nella popolazione occidentale di un caso ogni 100/150 persone e può colpire qualunque fascia di età.

Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali: frumento, orzo, segale, farro, spelta, kamut, triticale, avena. In particolare, la componente del glutine presente nel frumento e responsabile della malattia è la gliadina, proteine simili sono presenti negli altri cereali elencati.

 

Cause e meccanismi di sviluppo della malattia celiaca

La causa non è nota, ma per la comparsa della malattia si riconosce un ruolo fondamentale alla concomitante presenza di fattori ambientali, immunologici e genetici.

Il fattore ambientale determinante è la presenza del glutine nell’alimentazione; l’aspetto immunologico è sostenuto dalla presenza di anticorpi anti-gliadina e di autoanticorpi anti-endomisio; la componente genetica è suggerita dalla incidenza elevata della malattia nei parenti di primo grado (10%) e dalla presenza in quasi tutti i pazienti celiaci dell’espressione genetica HLA-DQ2.

Si suppone quindi che l’introduzione di alimenti contenenti glutine in soggetti geneticamente predisposti determini una risposta immunitaria a livello intestinale che causa infiammazione cronica e conseguente danno della mucosa consistente nell’appiattimento fino alla scomparsa dei villi intestinali. L’astensione dal glutine ripristina in breve tempo la normalità.

 

Segni e sintomi della celiachia

Le manifestazioni cliniche della malattia possono essere molto varie in relazione al grado di malassorbimento e all’età del paziente. Nei soggetti in età pediatrica si manifestano di sovente deficit dell’accrescimento, dolori addominali, anemia e diarrea.
Quest’ultimo sintomo è presente frequentemente nei soggetti adulti con malattia conclamata, accompagnato a sintomi esterni all’apparato digerente: alterazioni cutanee, edema alle caviglie, dolori ossei, debolezza muscolare, disturbi psichici…

Frequentemente alla celiachia sono associate altre malattie quali: dermatite erpetiforme, diabete, epatite cronica, artrite reumatoide, tiroidite.

La molteplicità di presentazione clinica permette di distinguere diverse forme:

  • forma tipica, con diarrea e disturbi della crescita (in età pediatrica);
  • forma atipica, con sintomi prevalenti extraintestinali (spesso anemia);
  • forma silente, con assenza di sintomi;
  • forma potenziale o latente, con esami immunologici alterati, ma con biopsia intestinale normale.

 

Diagnosticare la celiachia

La diagnosi è suggerita dalla positività degli esami sierologici: AGA (anticorpi antigliadina), EMA (anticorpi antiendomisio IgA), anticorpi anti-transglutaminasi. Per la diagnosi certa è necessario l’esame istologico della mucosa intestinale che dimostra l’atrofia dei villi. Questo esame viene condotto su di un frammento prelevato con biopsia intestinale tramite endoscopia.

 

Come trattare il paziente celiaco?

La sola terapia che garantisca uno stato di salute ottimale nel paziente celiaco è l’osservazione rigorosa della dieta senza glutine. Occorre quindi escludere dall’alimentazione alcuni alimenti comuni (pane, pasta, pizza, biscotti), ma anche alimenti che contengono tracce di farina, poiché l’assunzione di glutine anche in piccole dosi determina danni all’intestino.

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