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Psicologia


La paranoia

giuseppesantonocito  Articolo a cura di Dr. Giuseppe Santonocito.
 Pubblicato il 11/10/2009, cliccato 4276 volte.

Origine del termine

Il termine paranoia significa etimologicamente “vicino alla mente” o “fuori dalla mente”, e indica nella sua forma più generale un sistema di idee o convinzioni che si discostano dalla realtà così come viene comunemente percepita. Di solito si usa questa parola per riferirsi a idee di tipo persecutorio: il paranoico è convinto che qualcuno ce l’abbia con lui o gli stia dando la caccia, quando entra in un locale si sente tutti gli occhi addosso, ha sospetti sulla fedeltà del partner oppure è convinto che in sua assenza gli altri parlino male di lui.

Delirio e paranoia

Se volessimo restare aderenti all’etimo, “paranoia” dovrebbe indicare qualunque convinzione erronea, non solo di tipo persecutorio. Ma siccome nel tempo è invalso l’uso di questo termine limitatamente agli aspetti persecutori, per evitare confusioni in ambito clinico si preferisce oggi parlare di delirio, termine che ha riconquistato la caratteristica di generalità.

Un delirio può quindi avere per tema un’ideazione persecutoria, ma anche la convinzione di avere un talento non riconosciuto, di essere una personalità religiosa o un dio, una gelosia, oppure la convinzione che un’altra persona si sia innamorata del soggetto delirante. Alcune di queste idee in linea di principio potrebbero anche essere verosimili, ma diventano deliri nel momento in cui si scontrano con la realtà - soprattutto delle altre persone, che ne sottolineano continuamente la bizzarria e l’incongruenza.

Cercare di convincere un soggetto delirante dell’infondatezza delle sue convinzioni può essere un’esperienza estremamente frustrante. Il delirante può apparire per il resto una persona equilibrata, eppure essere intimamente convinto che la sua ex, ad esempio, anche se è stata lei a lasciarlo, sia ancora innamorata di lui. Le conseguenze potranno essere tentativi e comportamenti di riavvicinamento ripetuti, che presto infastidiranno e preoccuperanno l’interessata, e a nulla varranno i tentativi di spiegazione da parte della stessa, dei parenti, dei familiari, degli amici. Alcuni episodi che oggi sono perseguibili come reato di stalking si devono a forme di delirio come questa.

Anche se in letteratura e nella documentazione clinica si preferisce parlare di deliro di persecuzione, il sostantivo “paranoia” e il suo aggettivo “paranoico” sono ancora usati colloquialmente, sia nel parlare comune che dagli addetti ai lavori. Nel gergo giovanile si parla invece di “paranoia” in senso improprio, per riferirsi a paure, angosce oppure a vere paranoie.

Alcuni quadri e disturbi relativi all’ideazione persecutoria

Come molti tipi di sintomi, anche le idee persecutorie possono assumere diversa gravità e intensità ed essere presenti isolatamente oppure in associazione ad altri sintomi. È possibile ad esempio una condizione grave di schizofrenia paranoide, dove deliri persecutori coesistono con deliri di altro tipo, allucinazioni uditive, angoscia e rabbia. Ma questa è una condizione grave e fortunatamente abbastanza rara.

Esiste poi il disturbo paranoide di personalità, caratterizzato da un quadro pervasivo di sfiducia e sospettosità, che porta a interpretare le intenzioni altrui come malevole. Gli individui con questo disturbo presumono che gli altri - anche familiari, amici e colleghi - li sfruttino, li danneggino o li ingannino, anche quando non esistono prove che ciò avvenga. Provano costantemente risentimento e sono incapaci di dimenticare gli insulti e le offese subite, perché queste avvalorano la tesi che gli altri ce l’abbiano con loro. Com’è facile intuire, queste persone hanno grande difficoltà ad andare d’accordo con gli altri, perché qualunque relazione è vissuta come pericolosa, a causa della loro eccessiva sospettosità e ostilità.

A parte questi casi più gravi e caratteristici, idee di tipo persecutorio meno gravi possono trovarsi anche in altri tipi di sindromi, ad esempio in associazione a un disturbo d’ansia. Se entrando in un locale un soggetto sente la sgradevole sensazione di avere tutti gli occhi addosso, ciò non significa che sia paranoico, ma che percepisce quella situazione come pericolosa.

Pericolo, rabbia e aggressività

Dal punto di vista psicologico l’ideazione persecutoria, in fondo, si riduce a questo: una chiara e netta percezione di pericolo imminente. Questa percezione può essere “fredda”, ovvero non associata ad ansia né paura, come nel caso del reduce di guerra che in città vede cecchini appostati su ogni tetto. Non che ne abbia paura, ma “sa” che ci sono.

La percezione di pericolo può però essere caratterizzata anche da rabbia e continuo desiderio di rivalsa nei confronti dei presunti aggressori. Il paranoico aggressivo può essere un individuo decisamente pericoloso dal punto di vista sociale, dato che è come una mina innescata sempre sul punto di esplodere.

Di sfuggita, è possibile affermare che in molti presunti casi di mobbing lavorativo, si tratta in effetti di idee persecutorie da parte del “mobbizzato”.

Per concludere è bene ricordare che l’uso di sostanze, specialmente psicostimolanti quali cocaina e amfetamine (ecstasy), possono facilmente provocare o “slatentizzare” delle psicosi, e sviluppare deliri paranoici e di altro tipo.

Bibliografia

DSM-IV-TR, 2004. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Masson-Ravizza.



Vedi anche:

 paranoia,  delirio,  psicoterapia,  breve,  strategica


giuseppesantonocito Autore: Dr. Giuseppe Santonocito
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