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Psicologia


Sulla creatività e dintorni

anna.fata  Articolo a cura di Dr. Anna Fata.
 Pubblicato il 04/03/2010, cliccato 586 volte.

La Creatività, il Creare sono aspetti esistenziali che mi hanno sempre affascinata. Quella prerogativa che attiene al Divino e che si declina e fluisce attraverso alcuni di noi. Una Responsabilità non da pochi, specie di questi tempi, in cui il ‘diverso’ viene additato e segregato come il peggiore degli appestati. Oppure, al contrario, osannato e celebrato, ricoperto di soldi, onori e allori.

 Non tutti coloro che sono investiti di questo ruolo, i Creatori per eccellenza, gli Artisti, i Geni più eccelsi, sono in grado di sviluppare una consapevolezza piena di quel che accade loro. E, spesso, neppure di mettersi pienamente né completamente a disposizione di quel che accade loro, e di cui loro sono semplicemente chiamati ad essere umile strumento al servizio.

 Quanti grandi Geni creativi sono stati emarginati dalla società, hanno vissuto una vita di stenti e di miseria. Quanti altri sono stati elevati, pur non avendo alcuna particolare chiamata Divina.

E, quanti ancora, pur avendola avuta, non hanno potuto o voluto rispondere. Con gravi ripercussioni di sofferenze, fisiche ed emotive. E quanti, d’altro canto, vi hanno aderito, ma senza gli strumenti di comprensione necessaria per poter Vivere in piena Libertà e responsabilità quel che stava loro accadendo. E, da lì, il turbinio di gioie, dolori, le tempeste e le tormente, molte delle quali, prima o poi, sono culminate nello sconfinamento della follia o del suicidio.

 Già, perché l’Ispirazione creativa, se si tenta di darle una spiegazione razionale, non ha alcunché di razionale. E se la ragione s’ostina a volerla inquadrare nei suoi canoni, ne esce sconfitta, sviata e deviata da Qualcosa che va oltre i suoi schemi logico razionali.

 Di fronte all’Ispirazione ci può e ci si deve mettere semplicemente a disposizione, con tutto se stessi, senza pudori né riserve, senza vergogne né ripensamenti, con un “Sì” pieno, convinto, gioioso, appassionato.

 Un famoso scrittore, di fronte alla domanda insistente di una giornalista circa come lui si sentiva negli istanti prima d’iniziare a scrivere, lui rispose: “Ha presente come ci si sente quando si ha un urgente bisogno di andare in bagno?”. Al che la donna, parzialmente sbigottita, incalzò: “E dopo che ha finito di scrivere?” – lui ribatté: “Ha presente quel piacevole senso di svuotamento e di leggerezza che si sente dopo aver evacuato?”

 L’immagine, nella sua concretezza e immediatezza, sebbene possa togliere quel velo di aulico che aleggia intorno alla spinta creativa, rende perfettamente l’idea. Quando giunge l’Ispirazione si è nella fase del bisogno: non si può controllare, trattenere, dilazionare. Va scaricata. Subito. Pena un’ampia quota di sofferenza. Anche su un piano fisico, e non solo emotivo.

 E’ proprio così: la vena creativa induce un senso di pienezza, di sazietà, fino a sentirsi traboccare. Va condivisa, lasciata fluire, espressa nei modi, nelle circostanze e con gli strumenti che per ciascuno sono più propizi.

 Si può proseguire per ore, giorni, talvolta anche settimane, senza avvertire un’ombra di stanchezza, senza sentire il tempo che scorre o la fame ch’avanza. Si entra in una dimensione completamente senza tempo, di dilatazione immensa, in cui tutto s’estende all’infinito, in cui tutto appare risuonare in modo ampliato, profondo, insolitamente luminoso e meraviglioso.

 Niente è così vivido ed emozionale come in quella fase. Nulla è scontato. Tutto diviene degno d’essere cantato e celebrato. Tutto appare un miracolo, un Dono che si sussegue, istante dopo istante.

 Mi piace poter definire questa fase come quella de l’Amore con il Divino: la sensazione di essere totalizzati, assorbiti con tutti i sensi, il Corpo, il Cuore, lo Spirito, l’essere completamente presenti, eppure assenti, il sentire la propria persona svanire di fronte al Fluire di parole, suoni, immagini, che scorrono attraverso le proprie dita. Ma queste dita cessano di essere tali, al pari dell’Opera che si sta creando, per diventare semplicemente un Qualcosa che scorre, così, con morbidezza, naturalezza.

 Di fronte alla generosità di un Divino che s’è abbassato per esprimersi attraverso la nostra umile persona, non possiamo se non inchinarci, ringraziare, benedire ed essere altrettanto generosi, mettendoci a nostra volta a disposizione come strumenti terreni che possono offrire una connotazione concreta e presente al Tutto.

 Molto spesso, quel che accade a posteriori, dopo queste intensi e appassionati Passaggi del Divino, è che ci si ritrova non solo improvvisamente stanchi, con la sensazione di essere stati attraversati da un Fiume in piena o da un Vento possente, che portano anche a dormire per due giorni di seguito. E, come se non bastasse, il più grande paradosso: non si riconosce l’Opera compiuta come propria. E, per certi versi, questa percezione ha il suo fondamento.

 Da dove vengono le parole, le note, le pennellate che abbiamo impresso sulla materia?

Dove eravamo noi, col nostro misero Ego, mentre il Divino ci chiedeva d’unirsi a lui?

 Forse è proprio nella inesplicabilità dei dilemmi associati alla Creatività che alberga il suo intramontabile fascino. E, ancor più, il rispetto che ciascuno dovrebbe nutrire verso le Opere artistiche, al di là dei canoni estetici connotati a livello storico, socioculturale e personale.

 Anna Fata - Psicologa

www.armoniabenessere.it

 

 



Vedi anche:

 benessere,  salute,  creatività,  persona,  psicologia


anna.fata Autore: Dr. Anna Fata
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  ultimo agg. 11/08/2010

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