L’uso diagnostico delle componenti molecolari è ormai imprescindibile nella pratica clinica allergologica (CAP e ISAC test).

Premessa

Tizio: "Ho fatto i test allergologici ed è venuta fuori la mela, ma io l'ho sempre mangiata senza problemi..."
Caio: "A me, invece, quando mangio la mela succede che..."

Che cos'è una mela? Un insieme di molecole, normalmente innocue.
Si diventa sensibili/allergici alla mela perché si sviluppa un sistema di riconoscimento/reazione "sbagliato" nei confronti di una molecola contenuta nella mela, il cui "simbolo" è l'anticorpo IgE.

L’identificazione delle componenti molecolari (allergeni) responsabili delle sensibilizzazioni allergiche e la definizione della loro capacità di indurre le manifestazioni dell’allergia non è certamente una novità per gli addetti ai lavori, ma sta cambiando la pratica clinica da quando sono stati introdotti ulteriori test sierologici (e, seppur in misura ancor ridottissima, anche cutanei) in grado di specificare il profilo di sensibilizzazione di ciascun paziente.

Eravamo infatti soliti parlare (e per praticità si fa ancora, anche per rendere tutto più comprensibile ai pazienti) delle fonti allergeniche, cioè di elementi “tangibili” e ben comprensibili: pollini, polvere, animali domestici, alimenti, ecc.

Oggi possiamo finalmente introdurre nella nostra pratica quotidiana una nuova serie di informazioni sulle componenti molecolari delle fonti allergeniche, per gestire al meglio ogni singolo caso clinico.
La ricerca sta costantemente (ed enormemente) aggiornando le nostre conoscenze in questo senso.

 

Cross-reattività, co-riconoscimento e co-sensibilizzazione

È stato sempre osservato il fenomeno per cui alcuni pazienti con allergia respiratoria presentano piuttosto tipicamente anche manifestazioni di allergia alimentare, e come altri mostrino sintomi di allergia alimentare dopo l’ingestione di alimenti diversi.
Nel primo caso gli esempi più classici sono quelli dei soggetti allergici al polline della betulla che lamentano anche prurito in bocca mangiando le mele, oppure gli allergici agli acari della polvere domestica che sviluppano orticaria dopo l’ingestione di crostacei.
Nel secondo caso si potrebbe citare il paziente allergico alla mela che manifesta reazioni anche con l’ingestione della pesca.
Si definiva “cross-reattività” questa relazione fra diverse fonti allergeniche.

Sappiamo che la “cross-reattività” è causata dal fatto che diverse fonti allergeniche contengono allergeni simili, ma attualmente è preferibile utilizzare i termini - più precisi - di “co-riconoscimento” e “co-sensibilizzazione”.

Il co-riconoscimento si verifica quando ritroviamo una positività ai test per varie fonti allergeniche causata verosimilmente da un unico allergene (es. betulla-mela: molecola PR-10; acari-crostacei: tropomiosina; mela-pesca: nsLTP; e così via).

Il soggetto allergico, però, non sviluppa necessariamente una sola sensibilizzazione. Ad esempio, un soggetto può avere test positivi per betulla e mela a causa del riconoscimento di molecole diverse, configurando pertanto un quadro di co-sensibilizzazione: allergeni diversi sostengono la positività dei test per fonti allergeniche differenti.

 

Strumenti diagnostici più “moderni”?

Non nel metodo ma… nell’anima! La caratterizzazione degli allergeni ha fatto sì che potessero rendersi disponibili per l’uso clinico, applicati a metodiche già collaudate.
Pertanto, così come già in passato si poteva fare per la fonte allergenica “intera”, attualmente è possibile dosare le IgE sieriche (quindi con un prelievo di sangue) specifiche per le componenti molecolari che il medico può scegliere in base al sospetto clinico (CAP-RAST).
Sempre con un prelievo di sangue è possibile (e i centri che lo permettono sono sempre più numerosi) anche un test di concezione simile, che si chiama ISAC, in grado di dare informazioni sulla presenza di IgE specifiche per un pannello ampio di molecole (siamo arrivati a 112).

 

Utilità pratica

Il fatto di conoscere il profilo di sensibilizzazione sulle molecole, oltre che sulle fonti allergeniche, rappresenta un’informazione quasi sempre necessaria perché permette:

  • l’interpretazione ideale delle manifestazioni cliniche di ogni paziente e dei test cutanei e/o delle IgE specifiche per fonti allergeniche, consentendo la spiegazione anche di quadri molto complessi;
  • l’eventuale conferma della presenza di indicazioni all’esecuzione del vaccino antiallergico, al fine di ottenere risultati terapeutici migliori ed evitare prescrizioni inutili;
  • la definizione del rischio in caso di allergia alimentare e quindi la comunicazione di informazioni sempre più precise ai pazienti in merito agli alimenti da evitare.