Le reazioni avverse da FANS colpiscono, secondo le diverse segnalazioni, dallo 0,3 al 9% della popolazione generale.

INTRODUZIONE

I farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) sono utilizzati nella pratica clinica da circa 40 anni; sono una classe di farmaci dall'effetto anti-infiammatorio, analgesico ed antipiretico. Vengono prescritti come anti-dolorifici generici; come anti flogistici, per diminuire l'infiammazione in patologie muscolo-scheletriche, reumatologiche, articolari e similari, nonché in post-chirurgia e come anti-piretici per diminuire la temperatura corporea in caso di febbre (Acido acetilsalicilico, Piroxicam, Naprossene, Ketorolac, Nimesulide, Ketoprofene, Indometacina etc. solo per citarne alcuni).

Le reazioni avverse da FANS colpiscono, secondo le diverse segnalazioni, dallo 0,3 al 9% della popolazione generale. Si tratta di reazioni per lo piu' lievi, raramente esitano in uno shock anafilattico.

 

PATOGENESI

I FANS sono un eterogeneo gruppo di sostanze che condividono, come meccanismo farmacologico, l’inibizione delle ciclossigenasi, enzimi pressoché ubiquitari, mediatori delle risposte infiammatorie.

Si conoscono due forme ciclossigenasiche, la COX-1 che è costitutiva, presente in tutte le cellule e la COX-2, inducibile durante i processi flogistici dalle citochine ed altri mediatori dell’infiammazione.

La maggior parte dei FANS agisce in maniera non selettiva su entrambe le COX.

Il blocco della produzione delle ciclossigenasi da parte dei FANS, determina inibizione della produzione di prostaglandine PGE (altri mediatori dell’infiammazione), limitando il processo flogistico ed esplicando così gli effetti terapeutici. Per tale effetto sulle prostaglandine, con l’uso cronico si può avere danno gastrico, con rischio di emorragia dovuta all’annullamento dell’effetto protettivo di PGE2 sulla mucosa gastrica.

L’ interferenza sul metabolismo dell'acido arachidonico, favorisce l’attività della via lipossigenasica (una seconda via metabolica), con formazione di molecole, conosciute come leucotrieni (LTC4 LTD4, LTE4) che determinano tra l’altro vasodilatazione e aumento della permeabilità capillare.

Tale meccanismo sembrerebbe essere alla base di alcune delle manifestazioni da ipersensibilità sia cutanee (orticaria-angioedema) che respiratorie (asma bronchiale), in alcuni soggetti che assumono FANS, caratterizzati da una iperproduzione/iperattività funzionale basale dei leucotrieni.

 

SINTOMATOLOGIA CLINICA

Al pari dell’istamina, (mediatore allergico principale, più studiato e conosciuto) , i leucotrieni LCT 4, LTD 4 ed LTE 4 a livello naso - oculare determinano prurito, secrezione di muco e vasodilatazione sì da determinare e mimare una rinite e/o congiuntivite allergica.

A livello bronchiale tali mediatori determinano broncocostrizione, vasodilatazione e secrezione di muco, nonché accumulo di eosinofili (cellule aumentate in pazienti atopici), proprio come nella fisiopatologia dell’asma bronchiale allergico.

A livello cutaneo i leucotrieni determinano prurito e vasodilatazione e di conseguenza eritema, pomfi ed angioedema appunto.

 

DIAGNOSI

Spesso si trovano pazienti con reazioni avverse a piu’ tipi di FANS; ciò avviene a causa di iperattività dovuta al meccanismo d’azione dei FANS stessi.

Nella maggior parte di questi casi la reazione avversa a FANS non è IgE mediata, ovvero squisitamente allergica, ma è inquadrabile in una condizione di pseudoallergia.

A sostegno di ciò, la letteratura medica è povera di evidenze di reazioni IgE mediate o comunque immunologicamente dimostrabili (ad eccezione dei pirazolonici).

Trattandosi di reazioni pseudoallergiche (non mediate quindi da anticorpi IgE o da altri meccanismi immunologici), per la diagnosi non sono affidabili né i test cutanei né quelli in vitro; l’unico metodo valido è il test di tolleranza, da eseguire in ambiente specialistico protetto, di solito ospedaliero, con assunzione di farmaci antiinfiammatori "alternativi" per fornire al paziente un farmaco in caso di necessità.

Il test di tolleranza è eseguito solitamente con la somministrazione del farmaco alternativo per via orale (via piu’ spesso preferita e meno pericolosa) , a dosi ridotte, ed aumentando gradualmente il dosaggio fino al raggiungimento in 2 ore, di una dose terapeutica efficace.

 

Fonti:

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