Centinaia di bambini ogni anno vengono ricoverati in Ospedale per ingestione involontaria di sostanze caustiche. Si tratta di un incidente molto spesso causato da una cattiva abitudine dei genitori di lasciare sparsi per casa dei prodotti nocivi, come detersivi, ammoniaca, acidi o altri corrosivi come liquidi per sgorgare i lavandini o per eliminare il calcare, soda caustica, candeggina,  alcol e disinfettanti come euclorina, amuchina, prodotti specifici per pulire l'acciaio o l'argenteria o le superfici in legno, smacchiatori come trielina, benzina, solventi come acquaragia, acetone, etere, ecc.

 

Naturalmente il grado di pericolosità è diverso e varia da sostanza a sostanza, e dipende anche dalla quantità assunta e le lesioni che ne derivano possono avere conseguenze pesantissime con esiti irreversibili nei casi più gravi. L’arma migliore è sicuramente la prevenzione, ma è anche importante sapere come comportarsi in simili circostanze.

 

Cosa “non fare”

Spontaneamente, ma erroneamente, spesso il primo gesto che viene in mente è quello di  provocare il vomito. Sembra contro intuitivo, ma far vomitare il paziente significa solo provocare un secondo passaggio di sostanza caustica attraverso l’esofago con la possibilità di ulteriori danni.

Non somministrare niente per bocca e, soprattutto, non somministrare “presunti” antidoti. Fra questi si pensa che il latte possa aiutare nel neutralizzare il caustico invece non ha alcun effetto provato, anzi favorisce l'assorbimento di sostanze solubili nei grassi, quindi di veleni, aggravando l'intossicazione. Inoltre il latte, stratificandosi sulle pareti dell’esofago e dello stomaco, può rendere più difficile una eventuale esplorazione e quindi anche una diagnosi endoscopica.

 

Cosa “fare”

Un volta accertato l’incidente chiamare uno dei tanti Centri antiveleni attivi 24 ore su 24 sul territorio nazionale (vedi indice a fondo pagina), per avere immediatamente i primi consigli, e portare subito il bambino al Pronto soccorso.
E’ importante riferire al medico che lo accetta il nome del prodotto (portando eventualmente il contenitore), possibilmente la quantità della sostanza tossica ingerita ed il tempo intercorso dall’ingestione.
Per il medico, infatti, è importare conoscere il tipo di caustico ingerito e il suo grado di acidità e alcalinità (pH).

 

Inquadramento clinico

Frequentemente l’evento si verifica quando il bambino ha eluso la sorveglianza dei genitori e ciò complica la valutazione in quanto spesso mancano gli elementi a stabilire la dinamica dell’incidente e, a volte, anche  la “reale” ingestione della sostanza lesiva. Se da una parte, infatti, ci sono pazienti con lesioni evidenti oro-faringee e sintomatologia eclatante, dall’altro abbiamo pazienti senza o con scarsa sintomatologia  e con dubbi sulla dinamica dell’ingestione (“ingestioni dubbie”) da non indirizzare in modo univoco verso l’iter diagnostico-terapeutico.

Compito del medico (che deve avere esperienza in tale settore e soprattutto in età pediatrica), quindi, è procedere con una scrupolosa valutazione clinica concentrandosi su due elementi: il contatto e l’ingestione.

Il contatto, che può avvenire con la cute e le mucose (mucosa orale), non sempre, soprattutto in assenza di altri sintomi, equivale nel bambino, ad una reale ingestione.

L’ingestione, intesa come deglutizione e cioè come passaggio della sostanza attraverso le vie digestive, può essere considerata “certa” quando ci sono elementi definiti “inconfutabili”: sintomi e lesioni oro-faringee; ammissione dello stesso bambino o dei genitori che hanno assistito all’ingestione o che hanno somministrato erroneamente la sostanza.

L’ingestione, invece, può essere definita “dubbia” quando nel sospetto dei genitori che ci sia stato un contatto con sostanze caustiche (un contenitore aperto, ecc.) il bambino presenta qualche minima lesione al cavo orale ma senza sintomi, oppure presenta una sintomatologia sospetta (nausea, vomito, salivazione, tosse, dispnea) ma senza lesioni evidenti al cavo orale.

Questa differenza è importante in quanto orienta  l’iter diagnostico: nel bambino con “ingestione certa” si procede all’esofago-gastro-duodenoscopia (come nell’adulto), mentre in caso di “ingestione dubbia” è consigliabile un atteggiamento di attesa con l’osservazione e una eventuale terapia farmacologica, ma sempre pronti a intervenire in caso che la sintomatologia dovesse diventare meno dubbia.

 

Sintomi e conseguenze

La sintomatologia è legata al tipo di sostanza lesiva, alla sua concentrazione, alla quantità ingerita e dal tempo di contatto con le mucose. Quindi si può andare da una mancanza di sintomi a quadri più eclatanti ed immediati caratterizzati da nausea, vomito, dolori retrosternali, laringospasmo, per passare ai sintomi di progressione del danno con edema polmonare, perforazione esofagea. I sintomi tardivi sono le stenosi esofago-gastriche.

Nel 90% dei casi l’ingestione di sostanze caustiche non comporta conseguenze rilevanti mentre nel rimanente 10% si sviluppa, invece, una stenosi (restringimento) dell’esofago che, in prima istanza, va trattata con cortisonici, antibiotici e dilatazioni esofagee per via endoscopica.

In caso di insuccesso della terapia conservativa  il bambino deve essere sottoposto a intervento chirurgico di ‘sostituzione esofagea’ che consiste nel ‘rimpiazzare’ l’esofago, ormai definitivamente lesionato dal caustico, con altro segmento intestinale.  
Si tratta di interventi estremamente lunghi, complessi e che richiedono un’ospedalizzazione molto prolungata del bambino.

 

La prevenzione

La prevenzione è il capitolo più importante. Per i bambini gli avvelenamenti domestici sono il pericolo maggiore che possono correre all’interno delle mura di casa. Quando iniziano a gattonare e a esplorare il mondo è facile che la curiosità li porti ad avvicinarsi a flaconi di candeggina, detersivi, saponi, medicinali., ecc..

Non si parla tanto del bambino sotto i 9-10 mesi di vita, che in genere è sempre sottoposto ad una stretta sorveglianza, ma piuttosto del bimbo che inizia a gattonare spedito e a camminare in modo autonomo e che, come un temerario e avventuroso esploratore, si aggira per la casa portandosi alla bocca tutto ciò che trova sul suo cammino.

Per evitare questi pericoli i genitori devono man mano insegnare ai bambini a conoscere le sostanze pericolose  e soprattutto devono evitare di lasciarle incustodite in casa.

Alcuni accorgimenti per rendere più sicuro il mondo dei bambini.

  • Gli orari a rischio. È stato verificato che esistono determinate ore della giornata in cui il rischio di una intossicazione acuta è più frequente per un bambino: si tratta dei periodi tra le 11 e le 13 e tra le 19 e le 21, momenti in cui gli adulti sono più indaffarati in faccende domestiche o nei preparativi per il pranzo o per la cena o in cui sono semplicemente più stanchi e meno reattivi.
  • Custodia. Tenete  tutto ciò che può essere pericoloso se ingerito in luoghi sicuri e non accessibili  al bambino (per esempio in mobiletti alti o in armadietti chiusi a chiave) evitando, come in genere si fa per comodità e per praticità, di riporli nei sottolavandini di bagni e cucine
  • Contenitore originale. Non conservate nessun prodotto chimico in bottiglie dell'acqua minerale o di bibite, anche se vi avete incollato sopra un'etichetta
  • Controllo. Non lasciate mai per un momento un flacone contenente una sostanza tossica a portata del bambino, anche se la state usando
  • Occhio! Se andate col bambino in casa d'altri, tenetelo sempre d'occhio

 

 

CENTRI ANTIVELENI

I Centri Antiveleni forniscono consulenza tossicologica specialistica al pubblico e agli operatori sanitari per diagnosi, cura e prevenzione delle intossicazioni acute. I Centri funzionano 24 ore su 24.

Poiché di certo l'operatore del Centro consultato vi chiederà alcune informazioni, è opportuno che chi telefona sia pronto a comunicare diversi dati importanti come l’età del bambino, il suo peso approssimativo, la sostanza che ha ingerito è importante avere sotto mano la confezione (così da poter leggere la composizione chimica riportata sull’etichetta), la quantità assunta, i sintomi presenti.

Elenco tratto da: http://www.salute.gov.it/servizio/documenti/centri_antiveleni.pdf

  • TORINO - CENTRO ANTIVELENI AZIENDA OSPEDALIERA "S.G.BATTISTA" – MOLINETTE  DI TORINO CORSO A.M. DOGLIOTTI, 14 TORINO 011/6637637 011/6672149
  • MILANO - CENTRO ANTIVELENI OSPEDALE NIGUARDA CA' GRANDA P.ZZA OSPEDALE MAGGIORE, 3 MILANO 02/66101029 02/64442769
  • PAVIA - CEN.NAZ.INFORM.TOSSIC.FOND. S.MAUGERI CLINICA DEL LAVORO E DELLA RIABILITAZIONE VIA A.FERRATA, 8 PAVIA 0382/24444 0382/24605
  • PADOVA - SERV. ANTIV. - CEN.INTERDIPARTIMENTALE DI RICERCA SULLEINTOSSICAZIONI ACUTE DIP.DI FARMAC."E.MENEGHETTI" UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA LARGO E.MENEGHETTI,2 PADOVA 049/8275078 049/8270593
  • GENOVA - SERVIZIO ANTIVELENI SERV.PR.SOCC.,ACCETT. E OSS. ISTITUTO SCIENTIFICO "G. GASLINI" LARGO G. GASLINI, 5 GENOVA 010/5636245 010/3760873
  • FIRENZE - CENTRO ANTIVELENI - U.O. TOSSICOLOGIA MEDICA AZIENZA OSPEDALIERA CAREGGI VIALE G.B. MORGAGNI, 65 FIRENZE 055/4277238 055/4277925
  • ROMA - CENTRO ANTIVELENI POLICLINICO A.GEMELLI - UNIVERSITA' CATTOLICADEL SACRO CUORE LARGO F.VITO, 1 ROMA 06/3054343 06/3051343
  • ROMA - CENTRO ANTIVELENI - ISTITUTO DI ANESTESIOLOGIA E RIANIMAZIONE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA "LA SAPIENZA" VIALE DEL POLICLINICO, 155 ROMA 06/49970698 06/4461967
  • NAPOLI - CENTRO ANTIVELENI AZIANDA OSPEDALIERA A. CARDARELLI VIA CARDARELLI, 9 NAPOLI  081/7472870