Cosa è il laparocele e come viene effettuata la sua riparazione chirurgica

La comparsa di un’ ernia della parete addominale in corrispondenza di una ferita chirurgica è definita laparocele

Si tratta di una patologia relativamente frequente che interessa circa il 15 % di tutte le  incisioni addominali e riguarda in particolare pazienti anziani, obesi, malnutriti, dializzati, in terapia con corticosteroidi, con incisioni chirurgiche estese ed in particolare dopo una infezione della ferita.

La diagnosi viene posta mediante anamnesi ed esame obiettivo: si evidenzia in genere una tumefazione di dimensioni variabili in corrispondenza della cicatrice riducibile contenente omento o visceri endoaddominali.

In alcuni casi il sintomo d’ esordio può essere il dolore anche quando la tumefazione non è del tutto evidente, in caso selezionati quindi le tecniche di diagnostica per immagine che studiano la parete addominale (ecografia tac e risonanza magnetica) possono essere indicate.

Il laparocele può sviluppare tutte le complicanze tipiche delle ernie primitive, ed in particolare l’ incarceramento e lo strozzamento erniario che costituiscono indicazione ad intervento chirurgico urgente.

La terapia del laparocele è unicamente chirurgica, tuttavia non tutti i pazienti possono essere sottoposti ad intervento: una valutazione chirurgica ed anestesiologica permette di identificare i pazienti a rischio operatorio elevato (anziani, patologie concomitanti severe in particolare cardiorespiratorie) nei quali è preferibile astenersi dall’ atto chirurgico.

Posta  quindi indicazione all’ intervento, la procedura prevede in genere il posizionamento di una protesi di materale dedicato

 

e dimensioni variabili al fine di ‘rinforzare’ la parete addominale nel punto debole e ricostituirne l’ integrita’.

Fino ad alcuni anni fa l’ intervento veniva eseguito per via laparotomica classica con risultati soddisfacenti,

negli ultimi anni tuttavia è stata proposta e viene abitualmente utilizzata una nuova tecnica che prevede il posizionamento della rete introdotta nella cavità peritoneale per via laparoscopica, evitando di incidere nuovamente in corrispondenza della ferita chirurgica .

 

Non tutti i casi possono essere trattati in questo modo (estese sindromi aderenziali, plurirecidive complesse, laparoceli voluminosi, pazienti nei quali è controindicato mantenere il pneumoperitoneo) e a volte è necessario durante l’ intervento ‘convertire’ e portare a termine la procedura per via tradizionale.

Nei casi idonei tuttavia, la ripresa postoperatoria appare più rapida e meno dolorosa, le complicanze locali (sierosi, ematomi) sono decisamente meno frequenti e l’ eventuale comparsa di recidive sostanzialmente sovrapponibile.

In entrambi casi è necessaria l’ anestesia generale ed esiste il rischio di ricomparsa del laparocele reso tuttavia molto più basso da quando si utilizzano le protesi.

In conclusione, la presenza di una tumefazione o dolore in corrispondenza di una ferita chirurgica  richiedono una valutazione specialistica chirurgica per porre l’ eventuale diagnosi di laparocele e porre l’ indicazione terapeutica più adatta al singolo paziente.