L'obiettivo principale ai fini della corretta esecuzione di un intervento di chirurgia estetica è che il risultato sia più naturale possibile

L'obiettivo principale ai fini della corretta esecuzione di qualsiasi intervento di chirurgia estetica è che il risultato sia il più naturale possibile e cioè più prossimo possibile a ciò che la natura avrebbe fatto.

Cio significa che il chirurgo plastico, quando effettua una correzione di carattere estetico, deve necessariamente attenersi, durante l'effettuazione dell'intervento, a specifici criteri scientifici descritti e sistematizzati per ottenere risultati quanto più simili al vero. Viceversa, è altrettanto importante, che il paziente acquisisca con l'aiuto del proprio medico la consapevolezza del proprio terreno costituzionale di partenza e discuta con esso la fattibilità di determinate aspettative riposte nell'intervento di carattere estetico.

Riferendoci più specificatamente alla mammella è necessario che il risultato di un intervento di riduzione mammaria o di esclusivo sollevamento della stessa in caso di ptosi (rilassamento), sia effettuato in modo che:

  • Il complesso capezzolo-areolare sia della stessa grandezza, simmetrico e posizionato nelle due mammelle alla stessa altezza e lungo il meridiano mammario (linea di riferimento tracciata dal punto emiclaveare al solco inframammario)
  • Il volume sia molto prossimo tra le due mammelle;

  • se è presente una cicatrice verticale dall'areola al solco inframammario questa non dovrebbe dare l'impressione di dividere "la coppa in due parti" e tantomeno presentare una differenza marcata di forma e volume tra la parte della mammella contenuta medialmente rispetto alla cicatrice e la parte esterna della mammella posta lateralmente rispetto a la suddetta cicatrice.
  • Il polo inferiore formi un semicerchio;

  • La cicatrice orizzontale sia possibilmente posizionata nel solco mammario.

 

 

Caso A: paziente di anni 35,con grave asimmetria mammaria, per la cui correzione si è resa necessaria effettuare una Mastoplastica riduttiva con escissione molto conservativa della componente ghiandolare in eccesso nella mammella sx.

Fig.1a. pre-operatorio

Fig. 2a. post-operatorio di gg 20 

 


 

Caso B: paziente di anni 30,con ptosi di III grado, sottoposta ad intervento di mastoplastica riduttiva.

Fig. 1b. pre-operatorio

Fig. 2b. post-operatorio di gg. 20

 


 

Caso C: paziente di anni 20, con evidente asimmetria mammaria, sottoposta a mastoplastica riduttiva:

Fig. 1c. pre-operatorio

 

Fig. 2c. post-operatorio di 3 mesi

 


 

Caso D: paziente di anni 32, con ptosi e ipertrofia mammaria severa. La paziente è stata sottoposta a Mastoplastica riduttiva e asportazione delle mammelle sovra numerarie sottoascellari, bilateralmente.

 

Fig. 1d. pre-operatorio

Fig. 2d. post-operatorio di 20 gg

 


 

Caso E: paziente di anni 24, con severa ipertrofia mammaria e ptosi di grado elevato sottoposta a Mastoplastica riduttiva

Fig.1e. pre-operatorio

Fig. 2e. post-operatorio di 3 mesi 

 

Indicazioni

La mastoplastica riduttiva, è un intervento chirurgico indicato in soggetti di sesso femminile, che presentano ipertrofia mammaria (mammelle voluminose o spiccatamente voluminose) od in pazienti con spiccate asimmetrie mammarie in termini di volume, in cui una delle due mammelle sia particolarmente voluminosa. Più spesso l'eccesso di volume mammario è associato alla rilassatezza (ptosi) di queste mammelle, che nelle pazienti meno giovani riconosce come principale causa determinante una ridotta elasticità cutanea costituzionale, ma che insorge nelle meno giovani con il passare degli anni.

La mammella va incontro, infatti, durante la vita di una donna a dei processi involutivi che vanno di pari passo con la fertilità caratteristica di ciascuna età. La ghiandola mammaria infatti, con il passare degli anni, viene gradualmente sostituita da tessuto adiposo, perdendo turgore e rilassandosi. Le mammelle si presentano così più o meno grandi, molli e cadenti.

 

Accertamenti preoperatori

Si rende innanzitutto necessario acquisire informazioni sulla storia clinica della candidata all'intervento chirurgico di Mastopessi o Mastoplastica riduttiva, con l'obiettivo di accertare l'insorgenza di patologie verificatesi in passato o recentemente (patologie acute o croniche quiescenti o attive,cardiopatie,ecc...) che potrebbero scoraggiare il suddetto intervento di carattere propriamente estetico.

Vengono quindi richiesti esami del sangue, ECG ed esami strumentali (ecografia mammaria e mammografia o risonanza magnetica) che ci daranno informazioni dettagliate sullo stato di salute generale della paziente e sulla eventuale presenza di patologie mammarie (neoplasie benigne o maligne della mammella) che potranno essere risolte contestualmente all'intervento chirurgico di Mastopessi o Mastoplastica riduttiva od escluderlo perchè non indicato.

 

Procedimento chirurgico

Prescindendo dalla tecnica chirurgica adottata, che verrà scelta di volta in volta dal medico sulla base dei singoli casi clinici ed in base alle preferenze personali, la Mastoplastica riduttiva  viene effettuata asportando per mezzo di incisioni cutanee la componente esuberante di cute e parenchima mammario e riposizionando il complesso capezzolo-areolare in posizione più elavata ed adeguata all'aspetto finale che assumerà la mammella rimodellata. Ne seguirà una cicatrice dall'aspetto caratteristico ad "ancora ".

Nella Mastopessi, viceversa, poichè generalmente trattasi di mammelle non marcatamente voluminose, può essere indicato asportare esclusivamente la cute in eccesso o la cute e modeste quantità di parenchima mammario.Ciò consente l'effettuazione di incisioni di dimensioni minori senza dover necessariamente effettuare un incisione nel solco inframammario. In questi casi sarà presente la sola cicatrice verticale dall'areola al solco inframammario.

 

Rischi e complicanze

I rischi associati al suddetto procedimento chirurgico sono in generale gli stessi presenti in ciascun intervento chirurgico effettuato in anestesia generale o in sedazione profonda e le cui complicanze sono di seguito elencate:

Ematoma. Costituisce la complicanza più comune, e si verifica a causa della ricca vascolarizzazione della mammella che richiede al tavolo operatorio un’accurata emostasi e nei casi esso si verifichi può essere necessario reintervenire chirurgicamente per il drenaggio e revisione dell’emostasi.

Asimmetrie. Esse si verificano in caso di malposizionamento del complesso capezzolo-areolare o nel caso di marcate differenze, insorte in modo imprevisto, nella forma o nel volume tra le due mammelle, e che non siano già state prospettate dal medico prima dell'intervento come un limite al risultato ed inevitabili sulla base di determinate caratteristiche costituzionali della paziente difficilmente correggibili al tavolo operatorio.

Necrosi parziale o totale del complesso capezzolo-areolare. E' una complicanza estremamente rara (1% dei casi ) ed è anch’esso dovuto più comunemente alla compromissione della vascolarizzazione dello stesso come in caso di ematoma, o ad eccessiva trazione e conseguente tensione cutanea che si può verificare in caso di marcata ascensione di codesta struttura anatomica. Infatti, ciò può verificarsi nei casi di rilassatezza marcata della mammella e nei quali il complesso capezzolo-areolare si è localizzato ad un livello estremamente declive (Ptosi di III grado, o rilassatezza ghiandolare in cui il complesso capezzolo-areolare si posiziona a più di tre cm al di sotto del solco inframammario). Il trattamento della necrosi parziale o totale del complesso capezzolo-areolare, dovrebbe essere intrapresa in fase precoce  per mezzo di evacuazione al tavolo operatorio dell’ematoma, se presente, o attenta valutazione e ripristino della normale vascolarizzazione locale.

Necrosi adiposa. E' una complicanza rara e il meccanismo che ne è responsabile è anche in questo caso causato da compromissione vascolare di zone di parenchima mammario che possono anche interessare la cute. Nei casi i cui sono interessate piccole aree è sufficiente un trattamento locale. In casi più severi, in cui sono interessate aree di maggiore ampiezza, e nei quali compaiono segni generali e locali di infezione, si rende necessaria adeguata terapia locale e terapia antibiotica generale, per la quale potrànno rivelarsi utili le informazioni forniteci da coltura effettuata sul materiale colliquato.

Cicatrici. Esse non rappresentano di per se una complicanza ma lo sono nei casi che non vengano giustamente posizionate o in caso di una cicatrizzazione anomala (cicatrici ipertrofiche o cheloidee) e necessitano di tempestivo trattamento che in base alla gravità potrà essere condotto per mezzo di creme o gel specifici, o per mezzo di infiltrazioni intralesionali di cortisonici.

Perdita di sensibilità di parte o dell’intero complesso capezzolo- areolare. Quando ciò si verifica nelle tecniche di trasposizione del capezzolo è una evenienza del tutto temporanea per la maggior parte dei casi trattati e si risolve nei mesi successivi all’intervento chirurgico. In alcuni casi, potrà essere necessario anche un anno dopo Mastopessi o due anni dopo Mastoplastica riduttiva.