L'introduzione della pressione negativa nel trattamento delle ferite ha rivoluzionato l'approccio del chirurgo plastico alle lesioni, acute e croniche

La pressione negativa è un trattamento mediante macchinari in grado di trattare lesioni importanti.

La terapia avviene applicando una pressione sub-atmosferica controllata nel contesto locale della ferita, utilizzando una medicazione sigillata collegata a una pompa per il vuoto.

In particolare il sistema di medicazione della pressione negativa è formato da diversi moduli:

- un apparecchiatura di dimensioni, forme e materiali variabili da fabbricante a fabbricante. La macchina è composta da un modulo di interfaccia e di controllo per operazioni di “input/output” dei dati, in genere costituito da display per la visualizzazione dei parametri impostati e del valore dei parametri erogati (tipicamente il valore della pressione espresso in mm di Mercurio (mmHg) più un contenitore per la raccolta dell’essudato.

- parte applicata alla ferita (schiuma o garza) di dimensioni e forme variabili in funzione 
della ferita da trattare connessa alla macchina mediante un tubo di raccordo. La medicazione primaria è ricoperta da un film trasparente che “sigilla” l’area della lesione permettendo la creazione del vuoto.

I cambi medicazioni avvengono dopo 4-5 giorni in maniera normalmente atraumatica, anche direttamente al domicilio del paziente.

Il suo avvento sul mercato ha radicalmente modificato le strategie terapeutiche per la guarigione delle ferite.

Questa terapia è stata introdotta nella comunità scientifica nel 1997 proposta da Argenta e Morykwas ed è appunto basata sugli effetti della pressione negativa sulla ferita in un range da -75 a 125 mm di mmHg.

E’ un trattamento mirato a ridurre l’edema (gonfiore), stimolare la formazione di tessuto di granulazione, rimuovere gli essudati (liquidi in eccesso) e diminuire le dimensioni della ferita trattata preparandola per una guarigione in seconda intenzione con medicazioni avanzate o mediante interventi di copertura con innesti e/o lembi.

La guarigione delle ferite, con questa metodica, dove possibile applicarla, procede ad una velocità superior rispetto alle moderne medicazioni avanzate.

Dopo i primi ottimi risultati ottenuti, la pressione negativa si è inserita in maniera preponderante nel bagaglio del chirurgo plastico, permettendo di trattare con successo ferite acute o croniche.

Nuove strategie sono state recentemente introdotte sul mercato, dall’utilizzo di spugne in argento per le ferite infette, alla garza (soprattutto per ferite cavitarie), ai nuovi device per le ferite chirurgiche a rischio diastasi sino alle macchine che permettono un ciclo di lavaggio (per articolazioni esposte).

Sicuramente dal punto di vista plastico, ha permesso una riduzione dell’invasità per le coperture chirurgiche ed il tessuto di granulazione che si forma permette di scendere molto spesso, come richiesta ricostruttiva nella scala della chirurgia plastica verso interventi di minore invasività.

 

Bibliografia

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