Il sanguinamento anale: un sintomo da non sottovalutare

La presenza di sangue nelle feci costituisce uno dei sintomi che maggiormente allarmano i pazienti ed è una delle più frequenti ragioni di visita specialistica colo proctologica o chirurgica.

Ci si trova in presenza di sanguinamento anorettale quando è presente sangue in quantità variabile che fuoriesce dall’ano.

Si tratta sempre di un evento patologico ovvero conseguente ad una malattia del tratto alimentare che richiede estrema attenzione da parte del paziente e del medico.

La quantità di sangue presenta può variare da microscopica (ed in questo casi si parla di sanguinamento occulto, ovvero non visibile ad occhio nudo ma solo diagnosticabile mediante test specifici sulle feci) a massiva e costituire un’emergenza potenzialmente letale.

 

Da dove origina il sanguinamento?

La maggior parte dei sanguinamento anorettali originano dal tratto digestivo inferiore costituito da colon retto ed ano (Figura 1).


Fig.1

Si ritiene che quanto più e’ scuro il colore del sangue, tanto maggiore e’ la probabilità che il sanguinamento origini dalle porzioni più alte di questo segmento , ovvero più lontane dall’ano.

Le cause piu’ frequenti sono la ragade, le emorroidi (figura 2), le neoplasie maligne ed i polipi del colon retto, i diverticoli, le angiodisplasie del colon, la colite ulcerosa e di Crohn, le coliti su base infettiva, ischemica ed infine il cosiddetto diverticolo di Meckel.


Fig. 2

Esistono poi rare cause costituite ad esempio dalla presenza di fistole aortoduodenali dopo chirurgia protesica,neoplasie ileali o ulcere rettali, traumatismi anorettali, assunzione di farmaci, patologie ematologiche.

Infine il sanguinamento può originare dal tratto digestivo superiore ed in questo caso le cause più comuni sono le ulcere gastroduodenali, le gastroduodeniti, e le neoplasie esofago gastriche (figura 3).


Fig. 3

In presenza di sanguinamento anorettale è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico ed eventualmente ad uno specialista che ha il compito di individuare la sede del sanguinamento, la causa ed infine di proporre una terapia.

L’anamnesi e la visita con esplorazione rettale sono il primo passo da compiere, e permettono in genere di identificare le cause anali di sanguinamento ma soprattutto di escludere un’eventuale origine in tale sede suggerendo di estendere la ricerca in altre sedi.

L’anoscopia è un atto diagnostico complementare all’esplorazione rettale e permette, mediante l’introduzione di uno strumento detto anoscopio nel canale anale, di ottenere una visualizzazione diretta della regione anorettale.

Gli esami endoscopici poi (rettosigmoidoscopia, colonscopia ed eventualmente ileoscopia transcolica) permettono di visualizzare tutto il tratto digestivo inferiore permettendo di identificare la maggior parte delle cause di sanguinamento basso e in certi casi di eseguire manovre terapeutiche quali ad esempio l’asportazione di polipi (figura 4).


Fig. 4

In casi selezionati, quando la sede del sanguinamento non viene identificata, esistono metodiche particolari come la scintigrafia o l’angiografia che permettono di identificare cause rare in sedi atipiche come ad esempio l’ileo.

Il tratto digestivo superiore infine può essere indagato mediante gastroduodenoscopia e la diagnosi più frequente in questo caso e’ l’ulcera peptica. (figura 5).


Fig. 5

La definizione della sede e causa del sanguinamento è fondamentale perché ogni patologia prevede un approccio terapeutico diverso ed è impossibile impostare una terapia senza una diagnosi precisa.

E’ importante ricordare che l’eventuale presenza di una causa di sanguinamento anale evidente , come ad esempio le emorroidi, non esclude la possibilità che sia contemporaneamente presente un’altra patologia in un’altra sede, è pertanto assolutamente sconsigliabile omettere di riferire il problema al medico nell’errata convinzione di avere già identificato la causa del problema.