Una nuova tecnica eseguita oggi in diversi centri endocrinochirurgici italiani altamente qualificati e con casistiche molto significative, consente di minimizzare i problemi di alterazione della voce legati all’intervento alla tiroide. In precedenza, quando si operava sulla tiroide, sul paziente rimaneva una cicatrice di circa 5 centimetri.

La nuova tecnica che vede tra i centri più accreditati quello dell'università di Pisa con l’equipe del Prof. Paolo Miccoli, è stata chiamata Mivat (Minimally invasive video assisted throidectomy). Attraverso la tecnica Mivat, è possibile operare effettuando un taglio di soli 2 centimetri o anche meno, in questo modo si riducono notevolmente i rischi post-operazione, in particolar modo quelli legati all'alterazione della voce.

Un altro vantaggio di questa nuova tecnica è la durata, il tutto viene effettuato in circa 40 minuti ed è possibile eseguirla in casi particolari anche in anestesia locale, quando quella generale e’ controindicata.

Le lesioni nodulari non devono superare i 3 cm di diametro massimo e devono essere adeguatamente selezionate, non potendo essere tutte sottoposte a tale tecnica. Ad esempio la concomitante presenza di tiroidite ne costituisce una controindicazione.

Un utile campo di applicazione sembra essere quello delle lesioni follicolari, che non possono essere definite meglio dall’esame citologico, e per le quali e’ indispensabile l’esame istologico sul pezzo operatorio, per poter differenziare un adenoma da un carcinoma.

Le casistiche scientifiche sino ad oggi riportate lasciano supporre che ci possa essere un uso sempre più frequente di tale tecnica, e aprono la speranza ai pazienti di poter usufruire in un futuro non tanto lontano di ulteriori nuove procedure chirurgiche sempre meno invasive e più sicure.