Helicobacter pilori. Di cosa si tratta e come curarlo.

Storia e diagnosi

Nel 1983 un gruppo di ricercatori australiani ha identificato un batterio chiamato helicobacter pilori nello stomaco e nel duodeno, modificando le precedenti conoscenze secondo le quali si riteneva che nello stomaco non fossero presenti batteri a causa della elevata acidità.

Successivamente è stata provata l’ associazione tra la presenza dell’infezione ed alcune malattie e conseguentemente l’eradicazione ha rivoluzionato la terapia.
Il batterio è presente in circa il 50% della popolazione con importanti differenze geografiche, la trasmissione avviene per via orofecale, ovvero mediante ingestione di cibo o materiale contaminato e la diagnosi di infezione in atto o pregressa viene posta mediante:

  • biopsia della mucosa gastrica mediante gastroscopia
  • un esame particolare non invasivo chiamato ‘breath test
  • ricerca degli antigeni nel sangue o nelle feci

 

Patologie correlate: quando intervenire

La presenza di helicobacter pilori puo' causare una gastrite, ovvero un’infiammazione dello stomaco e si associa a patologie specifiche.
Dopo un periodo iniziale, nel 2000 sono state stabilite delle linee guida che definiscono chi e come trattare perchè è apparso fin dall’inizio evidente che non ha senso trattare tutti i pazienti con infezione in atto indipendentemente dal quadro clinico ed endoscopico ed in particolare:

  • l’ulcera duodenale appare associata alla presenza dell’ infezione nel 100% dei casi
    e la sua eradicazione permette di guarire l’ulcera definitivamente
  • una forma particolare di linfoma gastrico detta Maltoma appare associata sempre a infezione e anche qui l’eradicazione è curativa
  • l’ulcera gastrica in presenza di infezione risponde altrettanto bene alla terapia tranne alcuni casi secondari all’assunzione di farmaci gastrolesivi dove invece sono indicate altre misure terapeutiche
  • la gastrite atrofica con metaplasia determinata mediante esame istologico richiede eradicazione per l’aumentato rischio di degenerazione neoplastica così come la positività riscontrata in pazienti gastroresecati o con familiarità di I° grado per adenocarcinoma gastrico

Dati non univoci sono presenti invece per quanto riguarda la malattia da reflusso gastroesofageo dove in caso di positività l’eradicazione non sempre porta a risoluzione del quadro clinico endoscopico ma in certi casi addirittura riduce la risposta alla terapia classica, consigliando di valutare in ogni singolo paziente l’ opportunità o meno di eradicare.

Esiste infine un gruppo di pazienti affetti da dispepsia non ulcerosa che presentano sintomi raggruppabili sotto il termine ‘cattiva digestione’ senza però evidenza endoscopica di ulcera dove l’eventuale eradicazione di helicobacter a volte, ma non sempre, provoca una riduzione o la scomparsa dei sintomi.

 

Le possibili terapie

Una volta posta l’indicazione a eradicare, la terapia classica di prima scelta prevede l’assunzione per una settimana di un’associazione di antibiotici e un farmaco che inibisce la secrezione acida gastrica.
In questo modo circa l’80% dei casi risulta eradicato con successo.

Nel 20% dei casi l’infezione persiste, in questo caso è proponibile una terapia di secondo livello con antibiotici diversi e in genere per almeno 14 giorni.
Dopo aver concluso la terapia la verifica dell’eradicazione può venire fatta mediante l’esecuzione del breath test, esame poco costoso, affidabile e non invasivo.

Esistono infine una serie di svariate patologie (acne rosacea, rash cutanei, alitosi cronica) dove sembra esista un legame con l’infezione ma i dati sono ancora contrastanti e non esistono evidenze scientifiche che giustifichino una terapia eradicante. 

La maggioranza dei gastroenterologi infine concorda sul fatto che la presenza di helicobacter in assenza di sintomi non richiede trattamento farmacologico eradicante.