Per enteroscopia si intende una tecnica che consente l’esplorazione del piccolo intestino (la cui lunghezza in media è di 6-8 metri) mediante una sonda endoscopica (enteroscopio) più lunga del normale gastroscopio/colonscopio.  Le sonde tradizionali a spinta (c.d. enteroscopia push) hanno una capacità di progressione limitata in quanto per le caratteristiche di lunghezza e tortuosità del piccolo intestino, dopo 50-100 cm al massimo si formano delle volute (loops) che impediscono la progressione dello strumento

L’ enteroscopio a doppio pallone è stato ideato per evitare lo stiramento e le volute delle anse e consentire l’esplorazione completa del piccolo intestino. Il sistema è costituito da un endoscopio flessibile di circa 9 mm di diametro che scivola all’interno di un tubo di plastica morbida di calibro leggermente più grande, chiamato overtube. Sulla punta sia dell’endoscopio che dell’overtube si trova un palloncino che viene gonfiato con aria (da qui il nome di enteroscopia a doppio pallone). Un dispositivo elettronico, comandato attraverso apposito telecomando, consente di gonfiare/sgonfiare con aria entrambi i palloncini. Facendo avanzare alternativamente l’endoscopio e l’overtube e gonfiando e sgonfiando i due palloncini sarà possibile far procedere l’endoscopio lungo tutto l’intestino.

 

Come si svolge

L’esame viene da noi eseguito  in sedazione profonda con assistenza anestesiologica. In tale modo la procedura risulta completamente indolore.

Il paziente viene posto sul fianco sinistro, ma è possibile che durante l’esame sia necessario un cambiamento della posizione e che l’infermiere eserciti con le mani una pressione sul suo addome. Durante l’indagine sarà insufflata aria all’interno dell’intestino al fine di distenderlo ed osservare meglio la mucosa. L'esame può richiedere 1 o 2 ore e può essere eseguito sia per via orale che per via anale, a seconda che la sospetta lesione sia ipotizzata nella parte alta o basso del piccolo intestino.  Durante l’esame il medico sarà in grado di osservare accuratamente l’intestino e di escludere o meno la presenza di varie patologie (ulcere, erosioni, infiammazione, lesioni benigne o maligne, malformazioni vascolari).

Essendo lo strumento dotato di un canale operativo, nel corso della procedura si possono inserire accessori di lavoro, come pinze per il prelievo di tessuto per esame istologico ed in molti casi si possono effettuare interventi come asportazione di polipi, trattamento di emorragie e dilatazione di stenosi.

In considerazione della complessità e della durata dell’esame nonché degli eventuali rischi di eventuali procedure operative, non è possibile considerare l’enteroscopia come una “semplice” procedura endoscopica per cui deve essere effettuata da endoscopisti esperti e in regime di ricovero ospedaliero o in Day Hospital.

L’esplorazione completa del piccolo intestino, per via orale, è una condizione del tutto eccezionale e si verifica in meno del 5% dei casi, mentre può essere raggiunta con la via combinata (orale ed anale)  in una percentuale compresa tra il 40 e l’80% dei casi.

 

Cosa fare prima dell’esame

La preparazione all'esame consiste nel digiuno dalla sera prima se l’esame sarà fatto per via anterograda (dalla bocca). Se l’esame, invece, verrà effettuato per via retrograda (dall’ano) sarà necessaria una pulizia intestinale, secondo le indicazione che verranno fornite al momento della prenotazione.

 

Possibili rischi e complicanze

L’enteroscopia è un esame sicuro, ma come tutti gli atti medici non è priva di rischi e può dar luogo a complicanze. Rischi potenziali derivano dall’uso di sedativi in pazienti anziani o con patologie respiratorie e cardiache.

Le complicanze legate all’atto endoscopico diagnostico sono rare e consistono in traumi della mucosa, piccole emorragie, che solitamente si arrestano spontaneamente (ma, se necessario, possono essere fermate con tecnica endoscopica), e perforazione, che rende necessario l’intervento chirurgico.

In caso di endoscopia terapeutica (dilatazioni, polipectomia, ecc.) l’incidenza delle complicanze può essere maggiore. Una complicanza molto rara è l’iperamilasemia o la pancreattite acuta solitamente collegate alla lunghezza dell’indagine.