Il papillomavirus (HPV - Human Papilloma Virus) e’ responsabile di lesioni infettive quali papillomi, condilomi e verruche a localizzazione quasi esclusivamente genitale.

Queste infezioni sono conosciute già da parecchio tempo, ma la loro frequenza e’ nettamente aumentata a causa sia della moltiplicazione delle malattie sessualmente trasmesse sia per l’utilizzo di tecniche diagnostiche che ne facilitano l’individuazione. Esistono numerosissimi tipi di virus, identificati attraverso un numero.

Ad esempio l’HPV 6 e’ responsabile principalmente dei condilomi acuminati o cosiddette “creste di gallo”, ossia delle escrescenze rosate che possono localizzarsi a livello vulvare, peri-anale, vaginale o sul collo dell’utero. Si tratta di lesioni benigne facilmente diagnosticabili e curabili.

I sottotipi HPV 11, 16, 18, 31, 33 ed altri sono responsabili, invece, dei condilomi piani piu’ frequentemente riscontrabili a livello del collo dell’utero. In particolare, i tipi HPV 16 e 18 sono considerati ad “alto rischio” di sviluppare nel corso degli anni, se non trattati, il tumore del collo dell’utero.

 

Come si trasmette il papillomavirus?

Questo tipo di virus rientra tra le cosiddette “malattie sessualmente trasmesse”. Attraverso rapporti intimi con una persona che ha contratto il virus, c’e’ il rischio che avvenga il contagio. La trasmissione del virus non richiede necessariamente un rapporto sessuale completo, quindi, attualmente, il mezzo di prevenzione piu’ efficace per evitare il contagio da una persona infetta e l’utilizzo del profilattico dall’inizio alla fine del rapporto, compresi i “preliminari” durante i quali si puo’ verificare un contatto con i genitali.

 

Come viene diagnosticata l’infezione?

Ancora oggi il Pap-test rappresenta il metodo diagnostico piu’ efficace. Esso consiste nel prelievo di alcune cellule a livello del collo dell’utero che vengono strisciate su un vetrino ed analizzate presso un laboratorio. Qualora risultasse dal Pap-test la presenza del virus, ovvero vi fossero delle alterazioni cellulari che lasciano presupporre un’infezione virale (i cosiddetti “coilociti”), sarà necessario eseguire una colposcopia.

Essa rappresenta quindi un esame di 2° livello che consente di individuare sul collo dell’utero (o vulvare attraverso la “vulvoscopia”), la presenza di alterazioni epiteliali dovute presumibilmente al virus. In questa sede sarà quindi possibile eseguire una biopsia con esame istologico che confermerà o meno la presenza dell’HPV.

Attualmente l’HPV Dna Test consente, in aggiunta alle tecniche diagnostiche menzionate, una individuazione e tipizzazione del virus, potendo identificare quelli a maggiore o minore rischio.

 

Cosa comporta l’aver contratto l’HPV?

La diagnosi di infezione da HPV non deve allarmare la donna. Spesso le pazienti sono terrorizzate nel momento in cui viene fatta la diagnosi. Solo le lesioni che vengono trascurate, non seguite o non trattate per lungo periodo sono potenzialmente destinate a diventare pericolose.

Attraverso la risposta del Pap-test e’ possibile identificare vari livelli di rischio: dalle lesioni displastiche di grado lieve, moderato, severo (L-SIL, H-SIL, CIN 1, CIN 2, CIN 3) nel corso del tempo si puo’ arrivare a lesioni cancerose del collo dell’utero piu’ o meno estese. Ma nel corso di questo tempo vi e’ la possibilità di curare e debellare il virus.

 

Quali terapie posso seguire?

Nei casi di infezione virale con displasia lieve e’ possibile tenere sotto controllo la lesione per 6 mesi e qualora non si osservi una regressione si renderà necessario un trattamento preferibilmente con vaporizzazione laser. Nei casi di condilomi acuminati esterni genitali e perianali e’ possibile anche un trattamento medico mediante applicazione di una crema specifica.

Qualora si riscontri una lesione displastica di grado moderato o severa, si renderà necessario un trattamento piu’ urgente, avendo come finalità l’asportazione dell’intera lesione con margini indenni da infezione. Tale procedura e’ possibile attraverso la elettroresezione, la conizzazione mediante laser o mediante intervento chirurgico classico, la LEEP (Loop Electrosurgical Excision Procedure).

 

Ed il partner?

E’ necessario che si proceda anche ad un controllo del partner attraverso una genitoscopia o peniscopia per evidenziare lesioni di tipo infettivo ed evitare quindi un "contagio circolare”, ossia che si crei un circolo vizioso riguardo all’infezione da HPV.

 

Vi sono rischi in gravidanza?

La scelta di praticare un taglio cesareo e’ legata alla possibilità di contagio del neonato al momento del passaggio attraverso il canale del parto. Il rischio di contagio e’ estremamente basso ed il piu’ delle volte e’ consigliato rimandare il trattamento dell’infezione a dopo il parto.

 

Esiste un vaccino?

Sono in commercio 2 tipi di vaccino: uno tetravalente, ossia rivolto ai tipi HPV 16, 18, 6, 11 ed uno bivalente, rivolto ai tipi HPV 16 e 18.

La vaccinazione viene consigliata alle bambine e donne di età compresa tra 9 e 26 anni. Per le bambine di 12 anni e’ prevista una vaccinazione facoltativa gratuita a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Le donne che possono beneficiare del vaccino sono quelle che non hanno ancora avuto rapporti sessuali o che sono risultate negative al Pap-test.

Nonostante l’esistenza del vaccino e’ comunque consigliato eseguire in maniera regolare e costante la visita ginecologica ed il Pap-test che rappresenta ancora il miglior metodo di prevenzione.