Acufeni e disfunzioni dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM)

Edoardo BernkopfL'acufene può derivare anche da stimoli non uditivi e in particolare da disfunzioni dell'Articolazione Temporo Mandibolare
Articolo a cura di .  Pubblicato il 04/04/2012, cliccato 36090 volte.
 

L’acufene è costituito dalla sensazione illusoria di percepire un suono che in realtà non é oggettivamente presente. Il 10% della popolazione mondiale ne è affetto.

Poiché l’acufene riguarda anzitutto strutture auricolari, viene necessariamente inserito nelle patologie dell’orecchio, e lo specialista principalmente chiamato in causa è l’Otorinolaringoiatra. In molti casi, però, nel paziente che lo riferisce non si riscontra una malattia a carico dell’orecchio.

L’insorgenza di un acufene,infatti, pur essendo abitualmente ascritta a stimoli uditivi, può essere determinata anche da stimoli non uditivi a partenza dalle regioni della testa e del collo, e in particolare dalla mandibola, con particolare riguardo all’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM) e alla masticazione: numerosi sono infatti i riscontri della frequente associazione fra gli acufeni e i Disturbi dell’ATM (Temporo Mandibular Disorders).

L'ATM e l'orecchio, del resto, sono organi legati non solo da una semplice contiguità anatomica, ma anche da una ancor più vincolante comune origine filogenetica: gli ossicini dell'udito sono la risultante evolutiva dell’”Osso Articolare”o “Osso Quadrato”, tuttora presente nei rettili, progenitore appunto di Martello, Incudine e Staffa., che serviva ad aumentare l’ampiezza di apertura della bocca.

Alcune caratteristiche dell’acufene possono più facilmente ipotizzare un ruolo patogenetico importante dell’ATM, e orientare di conseguenza in questo senso la terapia.

Anzitutto in questi casi l’acufene è riferito prevalentemente dallo stresso lato dell’articolazione interessata. A volte stringendo le mascelle il paziente può percepire una variazione del timbro e dell’intensità dell’acufene Se questa è effettivamente coinvolta nell’insorgenza di un acufene è raro che quest’ultimo sia l’unico sintomo riferito.

I pazienti che presentano acufeni legati all’ATM, oltre a sintomi locali che riguardano strettamente l’Articolazione ( dolore, rumori di scroscio con i movimenti mandibolari, limitazione dei movimenti) possono riferire una vasta gamma di sintomi, alcuni chiaramente non legati all’orecchio, quali mal di testa, dolori facciali, dolori cervicali, lombosciatalgia, ma anche altri di abituale pertinenza ORL: ipersecrezione di cerume, prurito e dolore auricolare, senso di tappamento, di “pienezza”(fullness) alle orecchie, instabilità posturale e vertigini.

Quest’ultima serie di sintomi, apparentemente legati appunto all’orecchio, risulterebbero ancora più chiaramente orientativi verso un causa di acufeni legata all’ATM quando l’ORL non dovesse aver riscontrato nell’orecchio stesso chiare cause di sua competenza. Ma anche se invece così fosse , è necessario escludere che i problemi insorti nell’orecchio del paziente siano primariamente collegabili anch’essi ad un Disturbo dell’ATM, tale da causare l’acufene con meccanismo indiretto.

In particolare la difficoltà di compensare, cioè di ripristinare l‘equilibrio pressorio fra e due superfici del timpano, dapprima in aereo o in montagna, e nel tempo anche in condizioni normali, può essere legato ad un conflitto generato dall’ATM nei confronti della Tuba di Eustachio: la disfunzione tubarica, a sua volta , è una delle cause più importanti dell’insorgenza di malattie dell’Orecchio, di cui l’acufene può essere sintomo finale.

Con lo stesso meccanismo indiretto i Disturbi dell’ATM possono costituire la causa originaria di un acufene che si attribuisce a cefalea. E’ frequente l’ associazione fra cefalea a acufeni e la loro intensità in alcuni casi aumenta in corrispondenza delle crisi cefalalgiche. E’ però necessario porre diagnosi differenziale fra Cefalea Primaria (Emicranica o Tensiva) e cefalea secondaria derivante dalla bocca e dalla disfunzione dell’ATM , classificata al punto 11 della vigente classificazione internazionale espressa dall’IHC (International Headache Council): la cefalea costituisce infatti uno dei sintomi più frequenti in presenza di Disturbi dell’ATM, e in questi ultimi pertanto è possibile spesso ricondurre sia la cefalea che gli acufeni.

Inoltre sia la cefalea, specie la tensiva, che l’acufene, sono spesso ascritti a componenti di stress psicogeno. Non va dimenticato che lo stress agisce anche sulla bocca, favorendo il serramento e il bruxismo, che aumentano a dismisura qualunque caratteristica sfavorevole dell’occlusione dentaria: si entra così in un circolo vizioso , nel quale lo stress può contribuire, attraverso i suoi effetti sull'occlusione, all’insorgenza sia della cefalea che dell’acufene anche per questa via indiretta.

Va però precisato che, fra tutti i numerosi sintomi che si possono accompagnare ad un Disturbo dell’ATM, l’acufene è di gran lunga il più difficile da risolvere: quando insorge è già molto vicino al punto di non ritorno, nonostante un adeguato trattamento del disturbo che l’avesse storicamente scatenato.

Aspetto sfavorevole è un lungo tempo dall’insorgenza: spesso purtroppo il paziente non si attiva tempestivamente, ma solo quando l’acufene interferisce pesantemente con la qualità della vita.

Aspetti favorevoli sono invece la presenza di momenti di silenzio e di variazioni di intensità , il cui livello minimo può costituire un obiettivo terapeutico conseguibile più ragionevolmente rispetto alla completa guarigione.

 

Terapia odontoiatrica

Molte sono le esperienze nel campo dei Disturbi dall’ATM riportate nella letteratura scientifica, che dimostrano la potenziale efficacia del trattamento dei Disturbi dell’ATM anche sulla sintomatologia collaterale, e includono nelle possibilità terapeutiche anche gli acufeni.

La terapia dei Disturbi dell’ATM è rivolta a ricercare, sulla base di ciò che il paziente riferisce e delle indagini cliniche e strumentali, la "posizione terapeutica", cioè la posizione della mandibola in cui l'intera struttura cranio-mandibolo-vertebrale, prima in disfunzione, possa assestarsi in una corretta postura.

Viene dunque allestito un disposivo intra-orale in resina acrilica che, grazie alla presenza di "valli di riposizionamento mandibolare" opportunamente creati, costringe la mandibola a chiudere nella posizione prescelta, lasciandola libera di effettuare tutti i movimenti necessari ad una vita normale ma non quelli considerati patologici, con una prospettiva di stabilità a lungo termine, anche se artificialmente determinata.

A questo proposito è importante sottolineare che a volte l’acufene è rilevato in sede anamnestica in pazienti che si rivolgono al dentista per Disturbi all’ATM, altre volte questi ultimi emergono in pazienti con acufeni solo a seguito dei quesiti rivolti loro dal medico durante la visita: in pratica i due gruppi presentano sostanzialmente il medesimo quadro, salvo cercare rimedio anzitutto per il la componente che li preoccupa di più. Poiché questa indagine allargata all’ATM viene spesso trascurata nel trattamento degli acufeni, è possibile che il ruolo dell’ATM nella loro patogenesi sia di fatto sottostimato.

E’ quindi necessario che, in presenza di acufeni, a formulare una corretta diagnosi concorra, oltre all’ORL, anche un Dentista-Gnatologo, esperto in disturbi dell’ATM

 

Appendice:

L’acufene è un tipico sintomo della Malattia di Meniere, quando si associa a cali dell’udito, crisi vertiginose, senso di “pienezza” all’orecchio. Spesso questi 4 sintomi compaiono progressivamente nel tempo, fino a configurare il quadro completo della malattia.

 

Bibliografia

1) Vielsmeier V, Kleinjung T, Strutz J, Bürgers R, Kreuzer PM, Langguth B : Tinnitus with temporomandibular joint disorders: a specific entity of tinnitus patients? Otolaryngol Head Neck Surg. 2011 Nov;145(5):748-52. Epub 2011 Jun 25

2) Ren YF, Isberg A.Tinnitus in patients with temporomandibular joint internal derangement. Cranio. 1995 Apr;13(2):75-80

3) Bernkopf E. Cefalea, otalgia e dolore vertebrale da malposizione cranio-mandibolare. Rivista Italiana di Stomatologia 1990;10:7.

4)Bernkopf E,Anselmi F,Maraggia A.La patologia dell’orecchio da disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare Odontostomatologia e Implantoprotesi 1989;7:90.

5) Kempf HG, Roller R, Mühlbradt L. Correlation between inner ear disorders and temporomandibular joint diseases HNO. 1993 Jan;41(1):7-10

6) Ramírez LM, Ballesteros LE, Sandoval GPOtological symptoms among patients with temporomandibular joint disorders Rev Med Chil. 2007 Dec;135(12):1582-90

 

Si veda anche, in questo stesso sito:

http://www.medicitalia.it/minforma/Gnatologia-clinica/745/Malattia-di-Meniere e ATM

http://www.medicitalia.it/minforma/Gnatologia-clinica/961/Otite-Ricorrente, colpa dei denti?

 

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