Quando un problema di rinosinusite cronica o ricorrente non guarisce con i trattamenti abituali, può essere utile verificare se il paziente presenta uno schema respiratorio orale che, limitando la ventilazione nasale, favorisce l'insorgenza di rinisinusiti

Nelle rinosinusiti croniche e nell’ostruzione nasale cronica in genere, si è soliti sottolineare l’importanza , oltre che di batteri e virus e di eventuali allergie, di una struttura nasale sfavorevole, specialmente a livello di setto e turbinati. Se una conformazione sfavorevole di queste strutture non consente una buona ventilazione, le cavità nasali e paranasali si ammalano più facilmente, aggravando la già scarsa pervietà: di conseguenza il paziente è costretto a respirare con la bocca .

Esiste però anche una seconda possibilità nel meccanismo di insorgenza di alcune malattie a carico del naso ribelli e ricorrenti, abitualmente sottovalutata: a volte  è lo scorretto schema respiratorio orale ad instaurarsi per primo per la presenza di una malocclusione dentaria e/o di uno schema deglutitorio e respiratorio atipico. La conseguente minor ventilazione nasale, predispone all’instaurarsi della rinosinusite.

Quando si respira con la bocca, inoltre, una considerevole quota di aria inspirata salta il fisiologico filtro costituito dall'epitelio nasale ciliato e investe la gola senza essere stata riscaldata, umidificata e filtrata nelle fosse nasali e nei seni. Ciò può facilmente irritare faringe,  laringe e bronchi, causando mal di gola, abbassamenti di voce e tosse cronica (per lo più secca e stizzosa). Nel bambino l'irritazione cronica delle tonsille può favorirne l’ipertrofia., il che finisce per aggravare il mancato utilizzo della via nasale fino ad escluderla (anche a causa del ristagno di essudato dovuto alla mancata ventilazione), favorendo l’infiammazione e le infezioni, e instaurando così un circolo vizioso.

Anche in presenza di allergie respiratorie o asma, specie in considerazione della relazione tra queste problematiche e l’infiammazione, è sempre bene sottolineare che, nei respiratori orali, una certa quota del problema non può non essere legata al “salto” da parte dell’aria inspirata dei filtri nasali e del ruolo di difesa immunitaria rivestito dalle adenoidi: la respirazione orale, in luogo di quella nasale, accentua drasticamente gli effetti nocivi di un’allergia su un soggetto predisposto, come anche quelli del fumo di sigaretta e dell’inquinamento atmosferico.

Infine, relativamente ai problemi di un’anatomia nasale sfavorevole, è importante sottolineare che la correzione ortognatodontica  del palato ogivale, che costituisce il “tetto” della bocca, ma anche il pavimento del naso, sul quale il setto nasale si “appoggia”, oltre ad essere del tutto incruenta e non demolitiva, si può collocare, anziché dopo i 17-18 anni necessari per l’opzione chirurgica di settoplastica, fin nella prima età pediatrica.

Se dunque il problema del “naso chiuso” persiste anche dopo le terapie che in questi casi vengono abitualmente prescritte, forse la soluzione può giungere dal dentista.

Al contrario, trascurare questo aspetto, può dar luogo ad un atteggiamento aggressivo sia medico che chirurgico di quadri patologici rinofaringei e allergologici che potrebbero essere superati dal paziente se potesse essere ripristinata la respirazione nasale in luogo di quella orale, riattivando così quelle difese naturali nelle quali la mucosa del naso e dei seni paranasali giocano un ruolo insostituibile.

In particolare l'ortodontista ha la possibilità di allargare la struttura ossea di palati stretti e ogivali, allargando così dimensionalmente le sovrastanti vie nasali. Ciò può influenzare positivamente anche i setti tendenzialmente deviati: nel bambino in crescita, dopo il trattamento ortognatodontico del palato, si potrà sfruttare la successiva crescita che, tendenzialmente, potrà essere più armonica.

Inoltre si potrà rimuovere il ruolo perverso della lingua responsabile di deglutizioni atipiche, che in molti casi, con un'anomala spinta all'indietro, rende  ostruttive di fatto e "chirurgiche" tonsille e adenoidi ipetrofiche ma di per sè non ostruttive e, di conseguenza, non destinate necessariamente all’asportazione chirurgica.

 

Casi significativi:

 

Bibliografia:

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  • Bernkopf E.- Broia V. Bertarini A.M. Il lavaggio della mucosa rinosinusale con soluzione idrosalina calda. Il Medico Pediatra, vol 7, n. 3, Giugno 1998 156-9
  • Ronchetti R, Villa M.P, Bernkopf E. Le componenti strutturali craniofacciali del bambino con ostruzioni delle alte vie e disturbi respiratori nel sonno. Rivista Italiana di Broncopneumologia Pediatrica Volume 2, N. 2, Agosto 1998, 161-4.
  • Bernkopf E. Broia V. Bertarini A.M. Polcino P. La respirazione orale e il ruolo della malocclusione. Medico e Bambino 2, 2002, 107-112.