Vari studi hanno dimostrato l’associazione tra microalbuminuria e mortalità cardiovascolare sia nei soggetti diabetici o ipertesi, che nei soggetti normotesi e nella popolazione generale.

Introduzione

L’albumina è una sieroproteina semplice, solubile, con carica elettronegativa di 68000 Dalton(1). Dopo la filtrazione glomerulare, la maggior parte dell’albumina è riassorbita dalle cellule epiteliali, mentre le proteasi presenti dividono alcune molecole di albumina in frammenti, alcuni dei quali vengono escreti a livello tubulare(2). Un transitorio incremento dell’escrezione urinaria di albumina si può verificare in corso di varie condizioni sia fisiologiche, come durante l’esercizio fisico intenso, sia patologiche, come lo scompenso cardiaco, l’ematuria, le infezioni delle vie urinarie, e la sua maggiore o minore persistenza dipende dalla causa, dall’intensità e dalla durata delle condizioni suddette(3-4). In assenza di questi fattori, che sono molto impotanti nella variabilità dell’escrezione urinaria di albumina, la sua presenza nell’urina è dovuta prevalentemente a quella di origine glomerulare ed è in forma di piccoli frammenti di albumina.

Determinazione della microalbuminuria

E’ definita microalbuminuria una escrezione urinaria di albumina compresa tra 30-299 mg/24 ore (pari a 20-199 µg/min) non rilevabile con i tests urinari di routine, ma determinabile con tests urinari più sensibili quali ELISA, RIA, Immunoturbidimetria, Nefelometria(5-6). La corretta determinazione della microalbuminuria si ottiene calcolando la media dei valori di tre diversi campioni della raccolta delle urine delle 24 ore, eseguita in tre giorni non consecutivi ed in un arco temporale non superiore a sei mesi; poiché la sua concentrazione nelle urine dipende dalla quantità escreta e dalla concentrazione delle urine stesse, una precisa determinazione si ottiene rapportando i due fattori suddetti(7). Inoltre, l’escrezione urinaria di albumina segue un ritmo circadiano, con un decremento approssimativamente del 70% durante il riposo notturno rispetto ai valori determinati durante l’attività diurna; questa variabilità circadiana è stata osservata sia negli soggetti normotesi che in quelli ipertesi, ma con valori più elevati in questi ultimi. Nei soggetti diabetici la differenza tra i valori rilevati durante il riposo notturno rispetto a quelli rilevati durante l’attività diurna è ancora più ampia rispetto ai soggetti non diabetici, sia per la presenza di una maggiore permeabilità della membrana basale glomerulare sia per una maggiore variabilità nella filtrazione glomerulare correlate al danno conseguente ai periodi transitori di iperglicemia.

Microalbuminuria danno renale e rischio cv

La microalbuminuria si riscontra frequentemente sia nei soggetti normali, che in quelli affetti da diabete mellito o ipertensione arteriosa, ed è un indice di nefropatia clinica incipiente che contraddistingue quei soggetti a rischio di sviluppare nefropatia conclamata(8-9), poiché rappresenta lo stadio iniziale di una alterazione funzionale renale con riduzione della portata renale, aumento delle resistenze vascolari intraparenchimali e conseguente riduzione del filtrato glomerulare(10-11). Vari studi hanno inoltre dimostrato l’associazione tra microalbuminuria e mortalità cardiovascolare nei soggetti diabetici, ipertesi o con cardiopatia pregressa; recentemente è stato inoltre dimostrato che un’aumentata escrezione urinaria di albumina ha un significato prognostico sfavorevole anche nei soggetti normotesi e nella popolazione generale; essa, inoltre, è anche associata alla presenza di danno d’organo subclinico, al pari dell’ipertrofia ventricolare sinistra e dell’aterosclerosi carotidea(14-16). Quindi, essendo ormai riconosciuta come markers di elevato rischio cardiovascolare, la sua determinazione è omai raccomandata dalle linee guida internazionali per la Stratificazione del Rischio Cardiovascolare, poiché consente di identificare i soggetti a più alto rischio cardiovascolare, con costi molto più contenuti rispetto ad altre indagini più onerose(17).

Conclusioni

La determinazione della microalbuminuria è di grande utilità per prevenire il danno renale e cardiovascolare sia nei soggetti diabetici che ipertesi; un suo riscontro nelle urine richiede un atteggiamento farmacologico più aggressivo sia nei pazienti ipertesi, considerata la relazione pressoché lineare tra i livelli di pressione arteriosa e prevalenza di microalbuminuria, e nei quali è stato dimostrato che la riduzione dell’albuminuria in corso di terapia antiipertensiva comporta, a parità di valori pressori, un miglioramento della prognosi(18), sia nei pazienti diabetici nei quali è espressione di nefropatia progressiva allo stato incipiente. La regressione della microalbuminuria in corso di terapia può essere considerata un indice affidabile di risposta terapeutica e può, quindi, essere considerata come un end-point surrogato nel paziente ad elevato rischio cardiovascolare e renale.

*Eugenio Greco - **Raffaella Greco
*ESC Fellow - MD Department of Internal Medicine, Institute Ninetta Rosano-Clinica Tricarico, Belvedere M.mo (CS) – ITALY
**Scientific Institute Ospedale San Raffaele – Milan – ITALY

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20. Greco E, Cassone MT, Garramone G, Greco R, Santillo E, Tricarico Rosano C, Amatuzzo A, Bianco MF, Tricarico Rosano P. “La determinazione della microalbuminuria in campioni di urina del mattino e in campioni di urina delle 24-ore, per lo screening dei pazienti ipertesi e/o diabetici di tipo II”. Italian Journal of Medicine, AB XIV Congresso Nazionale FADOI (2009), pp. 64.