L'attacco ischemico transitorio (TIA)

Rosario VecchioL'attacco ischemico transitorio (TIA) era classicamente definito come « una perdita focale di una funzione cerebrale od oculare a insorgenza improvvisa, su base ischemica, i cui sintomi durano meno di 24 ore e regrediscono senza esiti ».
Articolo a cura di .  Pubblicato il 15/04/2010, cliccato 74297 volte.
 

Definizione

L'attacco ischemico transitorio (TIA) era classicamente definito come « una perdita focale di una funzione cerebrale od oculare a insorgenza improvvisa, su base ischemica, i cui sintomi durano meno di 24 ore e regrediscono senza esiti ». Il  limite di 24 ore era arbitrario, ed era stato introdotto a solo scopo scientifico.  Numerosi studi hanno dimostrato che la maggior parte dei TIA dura meno di 60 minuti. Sulla base di questi argomenti, recentemente è stata rivista la definizione di TIA che viene definito come un deficit neurologico di breve durata dovuto a un'ischemia focale cerebrale che regredisce solitamente in meno di 1 ora.

Epidemiologia


I TIA hanno un'incidenza che va da 2 a 8 casi su 1000 abitanti per anno, una prevalenza da 1 a 77 su 1000 abitanti e una mortalità di 1 su 1000. Il rapporto maschi-femmine è 3:2. L'incidenza dei TIA aumenta con l'età (il 75% si verifica dopo i 65 anni). La presenza di ipertensione arteriosa o di insufficienza coronarica moltiplica il rischio per 4.

Rischio di Ictus cerebrale

Dopo un TIA, l'incidenza di ictus cerebrale è del 10% a 3 mesi. Nel 50% dei casi l'ictus ischemico si verifica nelle prime 48 ore. Alcuni fattori aumentano questo rischio (età > 60 anni, diabete, TIA con durata > 10 minuti, deficit motorio o disturbi del linguaggio nel corso dell'episodio).

Cause

Nella maggioranza dei casi esso è causato da un processo di arteriosclerosi a livello delle arterie che portano il sangue al cervello. Altre possibili cause sono rappresentate dall’ ipertensione arteriosa, da embolie secondarie a malattie delle valvole cardiache, da aritmie (fibrillazione atriale), da stati di aumentata coagulabilità del sangue e dall’uso di contraccettivi orali in soggetti con fattori di rischio o geneticamente predisposti alla trombosi.

Fattori di Rischio

L’età, l’ipertensione arteriosa, le cardiopatie, il fumo di sigaretta, il diabete e la familiarità sono i principali fattori che se presenti aumentano le probabilità di essere colpiti da un TIA.

Sintomi

I sintomi sono identici a quelli dell'ictus e possono durare da alcuni secondi a qualche ora. Il tipo di manifestazione clinica dipenderà dalla zona cerebrale interessata dall’ischemia. Tra i possibili sintomi i più frequenti sono: la perdita per qualche secondo della vista, i disturbi della articolazione della parola, la paralisi momentanea o il formicolio di un braccio o di una gamba, la bocca storta, le vertigini, il barcollamento, la sonnolenza.

Diagnosi

Dato che la maggior parte dei TIA dura meno di un'ora, spesso la diagnosi viene fatta solo attraverso l’ anamnesi in quanto non sono più presenti i sintomi e i segni clinici. Un tempestivo sospetto e una successiva valutazione clinica mirata sono di fondamentale importanza per poter iniziare si da subito una prevenzione di un possibile futuro ictus cerebrale. In caso di forte sospetto di TIA si dovrà individuare il territorio vascolare interessato e ricercare la possibile causa che lo ha determinato. Di ausilio in tal senso saranno gli esami strumentali di approfondimento tra cui sono fondamentali:

  1. La TC o la RM cerebrale, anche se nella maggioranza dei casi sono negative per alterazioni recenti compatibili con un’ischemia cerebrale
  2. Lo studio dei vasi che portano il sangue al cervello fatto attraverso l’ ecocolordoppler dei tronchi sovraortici e  transcranico
  3. La valutazione della funzione cardiaca con un ECG e un’ecocardiografia per escludere fonti emboligene cardiache.

Terapia

La terapia tenderà a trattare i fattori di rischio individuati nel soggetto colpito da TIA allo scopo di prevenire l’insorgenza di un evento ictale maggiore. Tra i farmaci utilizzati sono di prima linea gli antiaggreganti piastrinici come l’aspirina, l’associazione aspirina+ dipiridamolo, la ticlopidina e il clopidogrel. L'efficacia degli antiaggreganti piastrinici nella profilassi di nuovi eventi trombotici in pazienti con malattie quali infarto miocardico, ictus cerebrale e TIA è stata ampiamente dimostrata mediante numerosi studi clinici. Nel caso sia presente una fonte emboligena cardiaca il trattamento si avvarrà, invece, in assenza di controindicazioni, dell’uso degli anticoagulanti orali quali il warfarin o i dicumarolici. L’utilizzo di terapia anticoagulante orale imporrà un controllo costante di alcuni indici ematici, il più importante dei quali è l’INR che dovrà essere mantenuto tra 2 e 3. Chi usa la terapia con anticoagulanti orali dovrà, inoltre, mantenere la massima attenzione sia alla dieta, evitando l’uso di alimenti ad alto contenuto di vitamina K (verdure a foglia verde) che riducono l’efficacia dei farmaci ed evitare traumi che possano determinare ematomi o sanguinamenti. Nel caso sia riscontrata la presenza di un ateroma che ostruisce in modo significativo il lume delle arterie carotidi (in genere ≥70%)  si può proporre la sua asportazione attraverso un’intervento chirurgico di tromboarterectomia che permetterà la ricanalizzazione del vaso.

Bibliografia essenziale

Linee guida SPREAD: www.spread.it

 

Autore

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