L’insonnia è la sensazione soggettiva di non trarre sufficiente riposo dal sonno. Ecco come si manifesta e quali sono gli accorgimenti per prevenirla e combatterla

Il sonno: caratteristiche e funzione biologica

Il sonno è uno stato in cui ognuno di noi trascorre circa un terzo della propria vita. Fino a pochi anni fa era opinione diffusa che fosse il risultato di una cessazione delle attività nervose correlate alla veglia. Oggi grazie all’avvento di nuove metodologie di studio, soprattutto la polisonnografia si sa che il sonno non è prodotto dalla cessazione di attività di centri nervosi deputati alla veglia, ma bensì all’attivazione di specifici centri nervosi dislocati soprattutto nella zona del tronco dell’encefalo.

Il sonno si compone schematicamente in 2 stati distinti: il sonno lento , composto da 4 fasi (1,2,3,4) in cui si assiste ad un progressivo rallentamento dell’attività cerebrale riscontrata nella veglia con progressivo approfondimento del sonno e un sonno rapido, detto anche sonno REM, caratterizzato da una frequenza dell’attività elettrica che ricorda quella della veglia. E’ nella fase REM (acronimo inglese per Rapid Eye Movement) che si verificano i sogni. Il sonno inizia con la fase lenta a cui fa seguito dopo 60-90 minuti la fase REM. Questa alternanza si ripete 4-6 volte durante la notte (Fig 1).

Il significato biologico del sonno è stato parzialmente chiarito dagli studi di deprivazione ipnica. Nessuno è mai morto a causa della privazione di sonno, ma a risentirne è stata la salute mentale: incapacità di concentrazione, calo dell’attenzione e della memoria, aggressività fino a vere psicosi sono i disturbi che si sono manifestati dopo deprivazione prolungata di sonno. Quindi l’ipotesi più accreditata è che durante il sonno siano le attività connesse alla modificazione plastica dei circuiti neuronali connessi alle funzioni di apprendimento e memoria quelle che più vengano attivate. Il bisogno medio di sonno di un individuo è di circa 8 ore. Alcuni necessitano di un minor numero di ore di sonno notturno (“insonni sani”) senza che questo comporti disturbi durante la veglia.

 

L'insonnia

L’insonnia è la sensazione soggettiva di non trarre sufficiente riposo dal sonno. Possiamo classificare le insonnie in parziali e totali. Le insonnie parziali si dividono, in base all’epoca di comparsa del disturbo, in insonnie dell’addormentamento (o iniziali), insonnie del cuore della notte, o centrale (caratterizzate da numerosi risvegli) e insonnie del risveglio (o terminali). Le insonnie totali, invece, sono caratterizzate dal’’assoluto mancanza di sonno.
L’insonnia in base alla sua durata può essere distinta in transitoria: durata di alcuni giorni; a breve termine: durata di meno di 4 settimane; cronica: durata superiore alle 4 settimane.

Prima di descrivere i quadri patologici più frequenti è bene ricordare una condizione diffusissima e assolutamente non patologica rappresentata dagli “insonni sani”. Questi individui non dormono per più di 3 ore per notte, ma sono in perfetta salute e non presentano nessun sintomo da carenza di sonno durante il giorno. Inoltre, non si lamentano assolutamente di soffrire di insonnia. Il loro sonno sembra essere ricco delle fasi più ristoratrici, ovvero le fasi 3-4 del sonno lento e la fase REM. Di questa categoria fanno parte alcuni famosi personaggi storici quali Napoleone Bonaparte e Winston Churcill.

Le insonnie possono essere primarie (l’insonnia non dipende da condizioni associate) o secondarie (legate a condizioni associate).

 

Insonnie primarie

Gli insonni primari vengono detti “cattivi dormitori”. Si tratta di individui che lamentano: sonno scarso o poco riposante, fatica ad addormentarsi, risvegli ripetuti durante la notte, frequenti risvegli mattutini e sonno superficiale. Questi soggetti, sottoposti ad un esame polisonnografico presentano un sonno quantitativamente normale, ma qualitativamente alterato. Presentano, infatti, alcune funzioni come quelle psichiche a livelli superiori alla norma nelle fasi di sonno lento. Se svegliati, infatti, riferiscono non di dormire, ma di pensare. Inoltre, presentano maggiori movimenti durante il sonno e la temperatura corporea e la frequenza cardiaca sono più elevate rispetto al normale. In genere, da un punto di vista psicologico i “cattivi dormitori” sono soggetti ansiosi o depressi.

 

Insonnie secondarie

1. Legate a condizioni lavorative o sociali

E’ questo il caso tipico dei lavoratori notturni, dei turnisti o dei soggetti che si spostano in continuazione su linee aeree, cambiando spesso fuso orario (sindrome da jet leg).

2. In corso di malattie psichiatriche

Frequente il riscontro di disturbi del sonno in soggetti ansiosi o depressi. Altre condizioni tipo i disturbi schizofrenici possono associarsi ad insonnia.

3. Insonnia in corso di malattie generali

Alcune condizioni tipo il dolore, il prurito, la tosse, il vomito o l’aumentata frequenza minzionale notturna, possono associarsi ad insonnia. I pazienti con ulcera peptica spesso lamentano frequenti risvegli nel cuore della notte a causa della comparsa di dolore toracico e pirosi (bruciore retrosternale) causato dalla maggiore secrezione acida che si verifica durante il sonno REM. Anche il paziente cardiopatico può essere svegliato di notte dalla comparsa di dolore anginoso. Anche nell’iper-ipotiroidismo può essere presente insonnia.

4. Uso di sostanze eccitanti e alcolici

Le sostanze eccitanti (bevande a base di caffeina) o gli alcolici utilizzati la sera possono determinare insonnia. In particolare, l’alcol ha come primo effetto quello di favorire l’addormentamento, ma ha una grossa azione frammentante il sonno.

5. Nel soggetto anziano e nel demente

Il soggetto anziano presenta fisiologicamente una riduzione complessiva delle ore di sonno e frequenti risvegli notturni e precoci. Stessa condizione capita nel paziente demente.

6. In gravidanza

L’insonnia è frequente nell’ultimo mese di gravidanza si pensa a causa di fattori ormonali.

7. A causa di lesioni dell’encefalo

Lesioni dei centri del tronco encefalo può determinare insonnia.

 

Trattamento dell'insonnia

Il primo comportamento da assumere in caso di comparsa di insonnia è quello di mettere in atto delle misure di igiene del sonno che da sole, in molti casi, possono essere risolutive del disturbo. In seconda battuta può essere utile il ricorso a integratori quali la melatonina, il triptofano e l’uso della fitoterapia. Solo in caso di insuccesso e solamente su prescrizione medica si può far ricorso per un breve periodo di tempo a terapia farmacologica con ipnoinducenti o tranquillanti.

 

Norme di igiene del sonno

• Andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora

• Effettuare attività fisica la mattina e mai in tarda serata

• Mantenere in camera da letto una temperatura ideale (18°C), un’oscurità ottimale e un’atmosfera silenziosa

• Utilizzare il letto solo per dormire o per l’attività sessuale. Altre attività come mangiare, leggere o guardare la televisione non dovrebbero essere fatte a letto

• Non svolgere attività stimolanti prima di andare a dormire

• Evitare di assumere caffè, sostanze eccitanti e alcolici prima di andare a letto

• Fare un bagno caldo un''ora o due prima di addormentarsi

• Smettere di fumare ( I fumatori sono infatti statisticamente più colpiti da insonnia)

• Se non si riesce ad addormentarsi entro la prima mezz’ora alzarsi e far altro (leggere, fare un bagno caldo) finchè non si avverta il bisogno di ritornare a letto.

 

Melatonina e triptofano

La melatonina è un ormone che regola il sonno. Agisce infatti come regolatore dei cicli del sonno ed è molto usata per combattere l''insonnia, soprattutto quella occasionale, causata dal cambiamento dei fusi orari nei viaggi aerei. Un altro supplemento che potrebbe essere importante nei meccanismi di regolazione del sonno è l''aminoacido triptofano. Si tratta dell''aminoacido essenziale precursore di un neurotrasmettitore, la serotonina, che regola il sonno e l''umore.

 

Fitoterapia

Attualmente le erbe con proprietà facilitatorie del sonno più conosciute sono:

  • Valeriana: l''estratto delle sue radici facilita il sonno profondo. Ha il vantaggio di non lasciare determinare sedazione al risveglio.
  • Camomilla: rimedio classico indicato in caso di facile irritabilità e di umore instabile.
  • Passiflora: è un’erba con proprietà ipnoinducenti, antispastiche e sedative. Utile nel caso di difficoltà a prendere sonno.

 

Farmaci ipnoinducenti e tranquillanti

I farmaci ipnotici più comunemente prescritti per l''insonnia sono le benzodiazepine. Questi farmaci andrebbero, usati in modo più cauto e nei casi di effettiva necessità, in quanto non solo tendono ad alterare il profilo qualitativo del sonno (riducono le fasi ristorative del sonno come le fasi REM), ma possono determinare, se usati in modo prolungato, dipendenza (necessità all’utilizzo continuativo per poter dormire) e tolleranza (necessità di aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto). I tranquillanti andrebbero prescritti da un medico e usati solo per brevi periodi, specie in soggetti che presentano un disturbo del sonno legato ad una condizione d’ansia o di depressione e non protratti per oltre 4 settimane. Inoltre, sarebbe utile, quando si deve sospendere il farmaco farlo in modo graduale per evitare un peggioramento dell’insonnia legato ad effetto rebound. Sarebbe, inoltre, da evitare l’uso di farmaci a lunga emivita (lunga durata d’azione) che possono produrre eccessiva sedazione mattutina.

Negli anni ''90 sono stati introdotti nel mercato farmaceutico le imidazopiridine, i cosiddetti Farmaci Z (tra cui Zolpidem, Zoplicone) che agirebbero più come ipnoinduttori che tranquillanti, non presentando le controindicazioni delle benzodiazepine (sonnolenza diurna) e inducendo un sonno più fisiologico e più simile al sonno naturale con minori rischi di dipendenza e tolleranza farmacologica.

Di più recente arrivo sul mercato farmaceutico le pirazolopirimidine (Zalepton) che sembra possano essere utilizzate per lunghi periodi di tempo, nella cura di insonnia cronica.

 

Bibliografia

  • Federico A., Avidan A. Y. I disturbi del sonno CIC edizioni internazionali 2005
  • Morin CM, Hauri PJ, Espie CA; Spielman AJ; et al, Nonpharmacologic treatment of chronic insomnia. An American Academy of Sleep Medicine rewiew, Sleep 1999 Dec 15; 22(8): 1134-56