La cefalea di tipo tensivo (CTT) è la forma più frequente tra tutte le cefalee primarie. In passato è stata definita come cefalea muscolo-tensiva, cefalea psicogena, essenziale, idiopatica, ecc. ma ciò voleva significare dare una causa certa e quasi univoca. Oggi si ritiene che le cause possano essere multiple, perciò dal 1988 è stata modificata la terminologia nell’attuale “cefalea di tipo tensivo”. Molti pazienti presentano attacchi sporadici e non si rivolgono al proprio medico, mentre altri con alta frequenza di episodi possono anche avere un impatto negativo sulla loro qualità di vita.

 

Esistono diverse forme cliniche di CCT?

Sì, esistono varie forme cliniche che sono state classificate nel 2004 dalla “International Classification of Headache Disorders” (ICHD).
Fondamentalmente si distinguono tre tipi principali:

1)CTT episodica infrequente
2)CTT episodica frequente
3)CTT cronica

La forma episodica può trasformarsi in cronica, anche se la CTT in molti pazienti tende a migliorare col passare degli anni.
In ognuna di queste forme si riconoscono due sottotipi: 1) associata a dolorabilità pericranica e 2) non associata a dolorabilità pericranica.

Esiste inoltre una quarta forma principale: CCT probabile che a sua volta può essere episodica infrequente, frequente e cronica.

 

Quando una cefalea di tipo tensivo si definisce frequente e quando infrequente?

Si definisce infrequente quando è presente per meno di 12 giorni all’anno, frequente quando si presenta per più di 12 giorni all’anno ma meno di 180 giorni, cioè più di un giorno al mese ma meno di 15 giorni al mese per 3 mesi. Quando la cefalea è presente per 15 o più giorni al mese e per più di 3 mesi si parla di CTT cronica.

 

Abbiamo detto che può associarsi o no a dolorabilità pericranica, cosa s'intende per dolorabilità pericranica?

E’ quella dolorabilità che può interessare alcuni muscoli del cranio e del collo (muscolo frontale, temporale, massetere, sternocleidomastoideo, splenio e trapezio) e può essere ricercata con la pressione delle dita. Questi punti vengono detti “pericranial tenderness”.

 

In quale età si manifesta più frequentemente?

Può interessare tutte le età ma la più alta concentrazione è fra 30 e 40 anni, con una media del primo episodio tra 25 e 30 anni.

 

Ha preferenza di sesso?

Sì, è più frequente nel sesso femminile con un rapporto maschi:femmine di 4:5.

 

Quali sono le caratteristiche cliniche della CCT?

Nel 90% dei casi il dolore è bilaterale, nella restante parte è unilaterale. Molti pazienti non sanno precisare la sede del dolore, mentre altri indicano un punto ben preciso.
Il tipo di dolore è tipicamente gravativo-compressivo, sordo, “a fascia” o “a cerchio”, a volte “a casco”, come un senso di pesantezza, come un cerchio che stringe. In meno di un quarto dei pazienti il dolore è pulsante.

 

Da dove origina il dolore?

Nella maggioranza dei casi nella regione posteriore della testa e poi si può diffondere nelle regioni parietali (lateralmente) e/o nella regione frontale (anteriormente). Talora l’insorgenza può essere in sede cervicale o alle spalle.

 

Il dolore è forte come nell'emicrania?

In genere il dolore è lieve o moderato, qualche volta è solo un fastidio. Di norma non è tale da fare interrompere le normali attività quotidiane, come invece avviene per l’emicrania.

 

In media quanto dura il dolore?

Nelle forme episodiche da 30 minuti a 7 giorni, nelle forme croniche può durare ore, giorni, settimane, mesi o anni ed essere quindi continuo.

 

Esistono sintomi associati?

A differenza dell’emicrania i sintomi associati sono scarsi o assenti. Quando ci sono consistono in stanchezza, difficoltà di concentrazione e di memoria, sensazione di vertigini, disturbi del sonno.

 

Quali sono i fattori che possono favorire la CCT?

Ne esistono diversi, il più frequente è il mantenimento prolungato di una posizione per svolgere il proprio lavoro fisico o mentale, poi l’eccessiva concentrazione, lo stress, i ritmi stressanti, problemi psicologici, stati ansiosi e depressivi, variazioni metereologiche e a volte il flusso mestruale. Generalmente il freddo peggiora questo tipo di cefalea e il caldo migliora.
Il riposo ed il rilassamento attenuano il dolore.

 

Come si diagnostica?

La diagnosi di cefalea di tipo tensivo si fa con una valutazione completa e attenta del paziente e della sua storia clinica. Se all’esame neurologico e alla storia clinica si nota qualche segno poco chiaro si procede a richiedere eventuali accertamenti strumentali mirati ad escludere una cefalea secondaria ad altra patologia.

 

Quali sono le terapie oggi disponibili?

Esistono terapie da praticare in fase acuta per stroncare l’attacco e terapie di prevenzione.

 

Cosa si utilizza per la terapia dell'attacco?

Bisogna premettere che vengono trattati con terapia d’attacco solo i casi che presentano un’intensità del dolore tale da richiedere un intervento terapeutico. In molti casi il dolore è lieve e non necessita di terapia.
I farmaci maggiormente usati sono i FANS come l’Aspirina, l’ibuprofene, il naprossene e il ketoprofene. Per alcuni di questi è stata dimostrata l’efficacia in studi controllati. Sono comunque farmaci da non abusare sia per i frequenti effetti collaterali, sia per evitare l’assuefazione e la comparsa di cefalee da uso cronico o cefalea da “rebound”.
I triptani invece, così efficaci nell’emicrania, nella cefalea di tipo tensivo non recano alcun beneficio. Solo il sumatriptan è risultato efficace nella CTT ma solo nei pazienti anche emicranici.

Terapia di prevenzione

La terapia di prevenzione può essere farmacologica e non farmacologica.
Tra la terapia farmacologica ricordiamo i triciclici come l’amitriptilina (molecola principe per tale forma di cefalea), la clomipramina, l’imipramina. Tra questi, in base alla mia esperienza, il più efficace resta l’amitriptilina.
Negli ultimi anni sono usati anche altri antidepressivi appartenenti alla classe degli SSRI.
Come terapia preventiva vengono usati anche farmaci miorilassanti tra cui il più efficace sembra la tizanidina. In alcuni soggetti sono efficaci anche le benzodiazepine.
Sono in corso degli studi per saggiare pure alcuni antiepilettici come il valproato e il topiramato. Altri studi sono in atto per verificare la possibile efficacia della tossina botulinica.

QUALI SONO LE TERAPIE NON FARMACOLOGICHE DI PREVENZIONE?
Le più efficaci si sono dimostrate il biofeedback e l’agopuntura.
Esistono poi varie tecniche di tipo fisioterapico come massaggi, TENS, manipolazioni, ecc.

Bisogna comunque dire che la terapia di profilassi non è indicata in tutti i casi di CTT ma solo nelle forme croniche o con attacchi superiori a due alla settimana e con intensità medio-severa del dolore.