Le alterazioni morfologiche della lingua possono rivestire un notevole significato diagnostico e quindi prognostico di affezioni sistemiche o generali. Il punto di vista del dentista costituisce un primo e privilegiato osservatorio di queste alterazioni ed è consigliabile non trascurare di prestarvi attenzione.

 

 

 

 

 

Una tradizione secolare empirica sancisce la consuetudine di considerare alcune modificazioni dei caratteri morfologici della mucosa linguale in rapporto ad alterazioni dello stato generale e più particolarmente dello stato digerente.

Non si può dire che le ricerche cliniche e sperimentali recenti abbiano chiarito di molto questo problema. Esse più che altro sono state dirette allo studio clinico e patogenetico dell’atrofia linguale e in modo particolare di quella peculiare forma di atrofia che si riscontra specialmente nell’anemia perniciosa, nell’anemia ipotrofica e nelle poliglobulie (eritema di Vaquez).

 

Questo segno si riscontra anche in genere in tutte le malattie che si associano con acloridria ed è stato impropriamente detto glossite di Hunter.

Normalmente la lingua mostra una superficie tersa con le normali rilevatezze vellutate delle papille.

In condizioni patologiche la superficie si presenta variamente alterata e può apparire ricoperta da stratificazioni varie che prendono il nome di patine linguali.

Queste possono presentare aspetto molto vario: biancastre, giallastre chiare nelle affezioni dell’apparato digerente., giallastre scure nell’itterizia, verdastre nell’avvelenamento cronico da mercurio (per la formazione di solfuro di mercurio), nerastre e solcate da fenditure nel tifo petecchiale, vaiolo, febbri esantematiche ed anche nell’uremia e nel marasma.

Per quanto riguarda propriamente le patine linguali, al di fuori di qualche ipotesi sulla loro patogenesi vitaminica non suffragata da reperti probativi clinici e sperimentali, le nostre conoscenze sono tuttora imprecise. Già nel soggetto normale la superficie della lingua può presentare aspetti vari. Spesso esistono lievi differenze di colore fra il dorso, la punta ed i margini della lingua, causate dalla diversa formazione e disposizione delle papille filiformi. Queste possono presentare sul dorso degli strati epiteliali cornificati a guisa di peli, più lunghi che sulla punta e sui margini.

Ammesso che, secondo alcuni Autori, la presenza nel tratto centrale e posteriore della lingua di una piccola patina dovrebbe considerarsi normale, essendo determinata dalla desquamazione degli epiteli di rivestimento e dalla presenza di batteri, di saliva, di detriti di cibo, la presenza di globuli bianchi sul dorso della lingua deve ritenersi invece come un fatto infiammatorio della cavità orale.

 

LA FLORA BATTERICA

Essa è ricchissima e possiamo riscontrarvi tutti i possibili microorganismi saprofiti e patogeni, parassiti animali, funghi.

Sulla lingua si riscontrano in prevalenza bacilli, spirochete e, più raramente, vibrioni. Fra le papille della lingua sono particolarmente frequenti le spirochete; se le papille sono relativamente lunghe anche la moltiplicazione dei batteri può essere più intensa e la desquamazione epiteliale più abbondante. In questi casi potrà essere presente un lieve strato di patina che deve essere interpretato ancora come normale.

Ben diverso è l’aspetto della patina linguale patologica. Essa è spesso diffusa e presenta colorazioni varie dal bianco-grigiastro, al giallo più o meno intenso. Si parla allora di lingua patinosa, pelosa, untuosa, a croste, o di una lingua ulcerosa, gastrica, peritonitica.
Se si pratica in questi casi l’esame microscopico, si riscontra accanto a numerosi batteri un discreto numero di cellule epiteliali, di leucociti e di filamenti di leptotrix. L’interpretazione clinica di questi vari aspetti della superficie della lingua è resa difficile dal fatto che essi possono mutare rapidamente nello spazio di poche ore ed in seguito a semplici stimoli psichici. Questo fatto fa pensare che la circolazione sanguigna debba avere una notevole importanza nel determinare la formazione e l’aspetto della patina linguale.

Per alcuni Autori l’aspetto della superficie della lingua dipenderebbe dal grado di sviluppo delle papille linguali secondarie, sviluppo che sarebbe causato prevalentemente da fattori meccanici. Ora, nelle malattie dell’apparato digerente, la masticazione scarsa e difettosa favorirebbe appunto lo sviluppo delle papille secondarie e la formazione della patina. L’insorgenza di quest’ultima sarebbe particolarmente determinata dall’alimentazione liquida, semiliquida e lattea. La formazione della patina sarebbe quindi dovuta ad una deficiente masticazione con conseguente inattività della lingua.

Nella stessa maniera può spiegarsi l’insorgenza della patina linguale nel caso di una stomatite, di una faringite, di un’angina. Ecco perché per il Bergmann la presenza di una lingua sporca non avrebbe un particolare significato clinico e la migliore pulizia della lingua sarebbe rappresentata da un’alimentazione solida. Nei febbricitanti la patina linguale sarebbe determinata invece dalla sovrapposizione degli epiteli, dalla loro mancata asportazione e dalla presenza o non di secrezione salivare.

Su di un solo fatto esiste l’accordo di vari Autori: che la formazione della patina sia favorita da uno sviluppo notevole delle papille filiformi. Ora risulta che queste ultime siano particolarmente sviluppate sia nel numero che nella grandezza e nella intensità della cornificazione nella peritonite, nell’ileo e nella cancrena intestinale. Questa iperplasia del rivestimento mucoso della lingua è stata trovata dal W. Pagel anche nella pneumonite.

 Per alcuni Autori la patina linguale non sarebbe che la conseguenza di affezioni della cavità orale e faringea (carie dentale, stomatite ed altro)

 

L’EFFETTO DELLE MALATTIE DEL TUBO DIGERENTE

 

Ebstein, Schwalbe e Rollin, hanno descritto una lingua patinosa in casi di ipocloridria, di atonia gastrica, di gastrite cronica, di carcinoma e di una lingua tersa, spiccatamente rossa, liscia, in casi di ipercloridria e di ipersecrezione e quindi nell’ulcera gastrica e duodenale.

In queste ultime malattie, vi sono delle zone linguali di disepitelizzazione tondeggianti od ovalari, non dolenti, che si riscontrerebbero in corrispondenza della linea mediana, in vicinanza delle papille vallate o sui margini della lingua. Nell’ulcera gastrica, invece, si manifestano bruciori, che i pazienti localizzano in corrispondenza dei margini e della punta della lingua. Per quanto riguarda l’ulcera gastrica, si è osservato che nel decorso della malattia la lingua può presentare aspetti diversi. Alla presenza di una patina può succedere quella di vescicole, di afte e, in una fase avanzata, la mucosa della lingua può presentarsi atrofica.

L’Arullani ha studiato le alterazioni dell’aspetto normale della mucosa linguale, che si possono determinare in rapporto con le alterazioni della funzione secretoria gastrica. Questo Autore ha riscontrato che nei normoacidi la lingua è di colore roseo pallido; la patina può essere presente o mancare, ma di rado è molto spessa e diffusa.

Nei casi di iperacidità gastrica la lingua è di colore roseo o roseo pallido, molto di rado rossa o rosso-violacea. Le papille filiformi tendono ad un particolare aspetto prominente; le fungiformi, in molti casi, non sono visibili, altre volte conferiscono alla lingua un aspetto punteggiato. Nell’achilia, e sempre secondo lo stesso Autore, la lingua si presenta di colore roseo, roseo-pallido o rosso; la patina è spesso assente; le papille filiformi a volte tondeggianti sono più spesso irregolari; l’atrofia è molto frequente, sia diffusa che a chiazze.

Fra i vari tipi di patina linguale meritano una particolare menzione quelli che sono legati ad un’alterazione neurotonica delle fibre del trigemino. Caratteristica di queste patine è quella di interessare una sola metà della lingua. Se la malattia è centrale, la patina linguale è crociata; se invece è periferica essa si trova dal medesimo lato.

Questa alterazione linguale riveste naturalmente importanza diagnostica specialmente quando si tratta dell’unico sintomo neurologico.

 

LE CARENZE VITAMINICHE

 

Le alterazioni linguali e della mucosa orale da carenza vitaminica debbono essere valutate nel quadro più generico delle manifestazioni patologiche dell’apparato digerente in genere, delle quali costituiscono il sintomo di rilievo più facile e manifesto.

Variazioni evidenti del colorito della mucosa linguale, spesso limitate alla punta ed ai margini, si manifestano quasi esclusivamente nelle deficienze del gruppo B. Della pellagra può dirsi caratteristico il dorso scarlatto, dell’ariboflavinosi il rosso purpureo. Quasi specifica può dirsi nella specie la presenza di piccole macchie rosse, rilevate, molto dolenti, localizzate in corrispondenza dei margini della punta della lingua.

Spesso, carenza di vitamina B2 e PP si trova associata negli stessi pazienti (dato che questi fattori si trovano associati negli stessi alimenti); ne risulta che l’aspetto della lingua può mancare delle caratteristiche sopraccennate. IL colore tipico di una carenza può però rilevarsi quando, con opportuna terapia, si rimedi alla carenza dell’altra; così il colore rosso magenta si osserva in pellagrosi dopo il trattamento con acido nicotinico. Oltre al colore, presenta un interesse particolare, nello studio delle avitaminosi della lingua, anche lo stato atrofico della mucosa.

Alterazioni del genere sono pressoché costanti nelle avitaminosi del gruppo B e possono assumere aspetto diverso a seconda dello stadio della malattia carenziale.

In un primo tempo le papille possono essere anche rilevate; più spesso però la mucosa linguale si presenta atrofica e qualche volta solcata da ragadi. Simili alterazioni si possono trovare nella pellagra, nell’ariboflavinosi e nelle sprue, nell’anemia perniciosa, nell’anemia cancerosa grave, nella colite ulcerosa grave. Avendo queste glossiti la stessa apparenza, si può pensare che la loro causa sia la stessa. Chini in 14 casi su 30 osservazioni di peritonite tubercolare, ha constatato la presenza di alterazioni della lingua di vario aspetto; talvolta si presentano coi caratteri di una tipica glossite di Hunter, oppure simili del tutto a quelle delle sprue, altre volte zone di chiazze più o meno estese di atrofia con scomparsa delle papille. Questo Autore pensa ad una possibile patogenesi carenziale in senso lato, ipotesi che si è mostrata verosimile, dato il quasi costante esito favorevole con l’uso dell’acido nicotinico.

In conclusione, sebbene il lavoro quotidiano impegni moltissimo il dentista e lo costringa a fare attenzione solo a ciò che riguarda i denti, la sua posizione rappresenta un ideale osservatorio per eventuali manifestazioni patologiche orali che, se trascurate, possono assumere particolare gravità prognostica.

 

 

Bibliografia 

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W.R.Tyldesley (Medicina orale per il dentista pratico)

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