La sindrome del tunnel tarsale rappresenta la compressione del nervo tibiale posteriore, si presenta con dolore e disestesie, il trattamento puo' eseere medico o chirrugico.

Definizione

Viene indicata con questo termine una sindrome canalicolare da intrappolamento del nervo tibiale posteriore. Questa patologia ricorda il tunnel carpale nella mano anche se si tratta di una patologia molto piu' rara.

Il nervo tibiale posteriore, branca del nervo sciatico, entra nel tunnel prossimalmente e si divide all'interno di esso in tre branche terminali: nervo plantare mediale, laterale e nervo calcaneale mediale. I pazienti in genere sono adulti o anziani e non esiste una predilezione del sesso.

Cause

In generale questa sindrome e' la conseguenza di una lesione specifica locale o di una lesione occupante spazio all'interno del tunnel tarsale come:

  • Cisti gangliare tendinea
  • Lipoma all'interno del tunnel tarsale
  • Esostosi o fratture comprimenti il nervo
  • Varici
  • Sinostosi astragalo-calcaneali che protrudono nel tunnel
  • Neurinomi all'interno del canale.
     

Segni e Sintomi

Il paziente lamenta una sensazione di bruciore, disestesie e parestesie delle dita e della pianta del piede.
I sintomi sono generalmente aggravati dall'attivita' intensa e migliorano con il riposo; circa il 40% dei pazienti ha una irradiazione prossimale del dolore sul margine mediale della gamba fino a meta' polpaccio.

Diagnosi Differenziale

  • Neurinoma di Morton
  • Fascite plantare
  • Cisti gangliari
  • Fratture
  • Lipomi
  • Sinostosi tarsali
     

Esami Strumentali

Iniziare sempre con una radiografia, in caso di persistenza del dolore approfondire con una RMN ed un esame elettromiografico; quest'ultimo è fondamentale per la valutazione della conduzione nervosa del nervo interessato.

Trattamento

I trattamenti adottati dipendono molto dalle cause di compressione e possono essere di tipo medico con impiego di farmaci anti-infiammatori, infiltrazioni di steroidi, correzione dell'assetto del piede e tecniche riabilitative.

All'insuccesso del trattamento medico segue quello chirurgico che consiste nella liberazione del nervo a cielo aperto con un successo pari al 80% dei casi; nell'immediato post-operatorio si consiglia lo scarico per tre settimane dell'arto.
Da non dimenticare che la letteratura riporta delle recidive post-chirurgiche.