I criteri diagnostici usati per la diagnosi di depressione

La depressione è una condizione clinica molto frequente che colpisce circa il 4-10% della popolazione maschile, e circa il doppio della popolazione femminile. Sembra sorprendente ma è dimostrato che la depressione causa maggiore disabilità rispetto a patologie quali diabete e artrite. La mortalità per depressione e cause ad essa correlate è pari a quella indotta dal fumo di sigaretta e dalle patologie da esso provocate (malattie cardiovascolari, tumori, etc.). Tutto questo testimonia che l'impatto della depressione sulla salute della popolazione è molto elevato.

E infatti, oggi più che mai il termine depressione è usato in tutti gli ambiti e in tutti gli ambienti, (giornali, tv, radio, internet) per indicare quasi sempre a sproposito stati d’animo che vanno dalla tristezza fisiologica (come quella conseguente a un lutto) all’ansia, fino alla semplice noia (“oggi non ho nulla da fare, come mi sento depresso!”).

Diagnosi

Analizziamo insieme i punti fondamentali che i medici usano per diagnosticare un episodio depressivo:

Il DSM-IV-TR (Manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali, American Psychiatry Association) richiede, ai fini di una diagnosi di Episodio Depressivo Maggiore, la presenza di almeno cinque dei seguenti sintomi, contemporaneamente presenti durante un periodo di almeno 2 settimane e che rappresentano un evidente cambiamento rispetto alla condizione precedente della persona.
Inoltre, è essenziale che almeno uno dei sintomi sia rappresentato dall’umore depresso o dalla perdita di interesse o piacere per le abituali attività:

  1. umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno. La persona nota e riferisce una sostanziale differenza tra questo tipo di umore e la tristezza "fisiologica", cioè quella che si prova quando si perde una persona cara
  2. marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività che prima venivano svolte ricavandone soddisfazione o piacere, comprese le attività lavorative, ricreative, familiari etc.
  3. significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito che la persona percepisce come elemento differente tra la sua attuale condizione e la precedente.
  4. insonnia o ipersonnia; la persona può riferire di avere difficoltà nell'addormentamento, oppure di andare incontro a risvegli precoci, o ancora di trascorrere la notte risvegliandosi e riaddormentandosi continuamente. Il sonno perde in genere anche in termini di qualità: la persona, cioè, riferisce di non sentirsi riposata al risveglio. D'altra parte, può essere presente un eccessiva sonnolenza anche diurna.
  5. agitazione o rallentamento psicomotorio. L'agitazione può mascherare la depressione inducendo a pensare che si tratti di un disturbo d'ansia, mentre il rallentamento, soprattutto negli anziani, può far pensare ad una situazione demenziale (pseudodemenza)
  6. facile affaticabilità, mancanza di energia. La persona riferisce di stancarsi facilmente anche dopo attività che prima venivano svolte senza alcun problema.
  7. sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati. La persona si sente colpevole della sua situazione attuale e può percepire come accuse le esortazioni degli altri a cercare di stare meglio o di riprendersi. La persona si sente incapace di affrontare e risolvere non solo le difficoltà, ma anche problemi di vita quotidiana che prima avrebbe brillantemente superato. Può succedere, in alcuni casi, che questi sentimenti assumano le caratteristiche di un vero e proprio delirio, spingendo il soggetto ad essere convinto di avere colpe incoffessabili, di essere causa della sua rovina o di quella dei suoi familari, e per le quali deve essere giustamente punito.
  8. ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione. La persona trova grosse difficoltà a leggere, studiare, intavolare una discussione. Anche seguire un film o un programma televisivo può diventare difficile e frustrante. Prendere decisioni può diventare molto difficile, non solo riguardo scelte importanti ma anche su questioni di poco conto, come vestirsi, cucinare, acquistare un oggetto, etc.
  9. pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio. Nei casi più gravi ai pensieri di morte possono aggiungersi anche allucinazioni visive (visione di morti, scheletri, immagini terrificanti) oppure uditive (voci che spingono al suicidio)

Il DSM-IV-TR richiede che tali sintomi non siano dovuti agli effetti diretti di una sostanza (es. un farmaco, una sostanza stupefacente), oppure che non siano giustificati da una condizione di lutto. E’ anche necessario escludere le possibili condizioni mediche generali che potrebbero essere all’origine di tale quadro clinico (es. l’ipotiroidismo).

E’ essenziale, inoltre, che i sintomi in questione causino un disagio significativo o una compromissione del funzionamento lavorativo o sociale della persona coinvolta. In genere tale situazione è facilmente desumibile da quello che racconta la persona o i suoi familiari, poichè viene percepita una netta differenza tra la condizione precedente e quella attuale.

La depressione può essere efficacemente curata attraverso le moderne terapie farmacologiche e con l'ausilio di alcuni tipi di psicoterapie di cui è scientificamente riconosciuta l'efficacia. La storia naturale dell'episodio depressivo è ciclica. Vale a dire che ogni episodio, anche brillantemente risolto, lascia spazio al rischio che la patologia si possa, prima o poi, ripresentare. A questo proposito è riconosciuta l'importanza di prolungare i trattamenti oltre i 3 mesi dopo i quali, solitamente, si riesce a raggiungere il massimo miglioramento sintomatologico. L'interruzione precoce delle terapie aumenta il rischio di una ricaduta.

Se qualcuno, leggendo, dovesse riconoscere il proprio disagio, allora non esiti a contattare uno specialista. In caso contrario sarà servito a sapere qualcosa in più su uno dei termini più usati e abusati in psichiatria.