L'abuso sessuale nei confronti di un minore è "qualsiasi interazione con connotazione sessuale tra un adulto e un soggetto in età evolutiva, finalizzata alla gratificazione sessuale del primo".

Non è semplice fornire una definizione di abuso sessuale. In particolare non possiamo dare una definizione di abuso in base a come ce lo descrivono i pazienti o le vittime nei tribunali e nemmeno i loro perpetratori.

In generale possiamo collocarlo come la situazione in cui la sessualità di un minore viene utilizzata e strumentalizzata a vantaggio dell’abusante, che ne ottiene gratificazioni di natura sessuale e/o economica.
L’abuso sessuale può essere “attivo”, cioè l’adulto concretamente compie atti di libidine sul corpo del bambino, ma anche “passivo” per il bambino.

Diciamo che possiamo parlare di abuso sessuale ogni volta in cui un soggetto costringe un altro ad un rapporto (organi genitali che si toccano) o ad un contatto sessuale (organi genitali che toccano una parte del corpo di un altro soggetto), oppure eventi non consensuali in cui una persona costringe un’altra a guardare i propri genitali (esibizionismo) o la espone a materiale con contenuto sessuale (immagini pornografiche, conversazioni  sul sesso) allo scopo di procurarsi piacere sessuale o vantaggi economici.

Tutte queste azioni devono essere agite, per configurarsi come abuso, su una persona incapace di fornire un consenso informato o di rifiutare  ciò a che viene esposto o in cui è coinvolto. C’è sempre tra le due parti una conoscenza diversa dei limiti impliciti in certi comportamenti; inoltre nessun bambino ha la capacità di scegliere liberamente senza subire ripercussioni negative. Inoltre bisogna precisare che sono evidenti differenze d’età, dimensioni corporee, capacità intellettuale e senso di responsabilità. L’adulto ha anche più potere e pertanto esercita anche un certo controllo.

I bambini e i preadolescenti sono infatti incapaci di comprendere una richiesta di tal genere che li veda coinvolti. Spesso, soprattutto nei tribunali, può capitare che l’abusante dica di essere stato provocato dalla vittima o che comunque la vittima fosse consenziente. Nella realtà tutti sappiamo che i bambini mostrano verso gli adulti atteggiamenti e richieste di accudimento e di protezione, e talvolta anche seduttivi (sebbene la loro seduzione non abbia in alcun modo a che vedere con il fare di un adulto, ma intendiamo per “seduzione” tutti quei comportamenti volti ad ottenere qualcosa o a strappare il permesso di fare qualcosa tipico di un bambino o ragazzino, e che da un pedofilo puro possono essere equivocati e letti come sessualmente connotati: “La bambina/ragazzina mi ha provocato!”).

Sono presenti sempre atteggiamenti di manipolazione, imbroglio o ricatto; ci sono minacce di interruzione o di potenziamento della relazione (“Non ti vorrò più bene se lo dici a qualcuno” oppure “Sarai il mio preferito”)

Sebbene nessun giudice potrebbe condannare un adulto che consegna materiale pornografico ad un minore (capita ogni giorno nelle edicole o videoteche, ad es.), dal punto di vista clinico l’utilizzo o il coinvolgimento di un minore in situazioni connotate sessualmente ad opera di persone più grandi che vogliono ottenere vantaggi sessuali o economici risulta sempre traumatica per lo sviluppo psicoaffettivo.
Il danno è variabile e dipende dalla natura dell’abuso e dalla relazione che lega vittima e abusante. Bisogna sottolineare che il trauma è sempre presente anche quando non esiste alcun contatto tra i corpi e anche quando non è presente alcun legame tra le persone coinvolte.

Mark Schwartz scrive:

L’abuso sessuale preme tutti i pulsanti che generano confusione. E’ un po’ più facile da elaborare quando chi ti aggredisce non è una persona amata e lo stimolo non risulta contemporaneamente doloroso e piacevole. C’è una parte di te che talvolta apprezza l’attenzione, che sente che qualcuno ti vuole  veramente bene. Al tempo stesso c’è la violenza sessuale. Il cervello non riesce assolutamente ad integrarla con la convinzione che i genitori  (e gli adulti in generale) dovrebbero proteggerti e tenerti al sicuro. Quindi rimane nel corpo, non metabolizzata. E tutto quello che il corpo non riesce a metabolizzare deve a qualche livello riprodurlo

L’abuso sessuale dunque è silenzioso ma invalidante e agisce su una vittima riducendola ad uno stato di impotenza percepita, che produce sentimenti molto conflittuali riguardo alla propria identità, all’identità dell’altro, a cosa è giusto e cosa non lo.

Quali sono i vantaggi per l’abusante:

  • Raggiungere l’orgasmo
  • Costruire un file di memorie per materiale per poter poi alimentare le proprie fantasie masturbatorie (in tal senso non ha bisogno di un contatto con il minore)
  • Arricchimento (vendita delle immagini raccolte)

 

Nei resoconti dei pazienti è possibile intercettare sempre lo stesso copione:

  • Gli aspetti passivi dell’abuso sessuale
  • L’ambivalenza: molte vittime vogliono che l’abuso abbia fine ma contemporaneamente sperimentano anche che alcuni aspetti della loro condizione sono apparentemente e superficialmente positivi e vantaggiosi per loro.
  • Le reazioni psicologiche (ad es. “Non sono più passato da quella strada in cui c’era uno che si masturbava…” oppure “Non ho più preso l’ascensore…” )
  • “Autocura”: la vittima si aiuta dicendosi che il problema non c’è.
  • Se c’è stata sperimentazione di piacere sessuale, vi è una complicazione a livello semantico: “Lo volevo o non lo volevo? Mi piaceva o non mi piaceva? Allora è colpa mia!”
  • Valutare non “cosa” ma “come” la persona vive l’evento. Molto spesso le emozioni che prova chi ha subito un abuso sessuale sono vergogna, senso di colpa, paura di non essere creduti e necessità di dover proteggere la propria famiglia.
  • “Segretezza”: chi abusa di un bambino fa qualunque cosa per far sì che il minore mantenga il silenzio, arrivando anche a minacciarlo (“Se lo dici a qualcuno, farò del male alla tua mamma”).

 

A differenza di uno stupro, gli abusi sessuali non possono essere diagnosticati attraverso un esame obiettivo (cioè la visita medica). Questa infatti è utile solo nei casi in cui ci sia penetrazione con conseguenti lacerazione dell’imene o abrasioni ano-genitali. Più frequentemente gli abusi avvengono attraverso la masturbazione o i rapporti orali e molto più raramente attraverso la penetrazione (15-20%, la percentuale più bassa).

Nell’abuso sessuale l’unica modalità possibile è raccogliere il racconto dell’abusato o abusante.

Inoltre, a differenza di una violenza terribile come lo stupro, l’abuso non è leggibile dalla vittima, ma genera sempre valutazioni ambivalenti:

Il testo seguente è tratto da un eccellente lavoro di Alberto Pellai nelle scuole di Milano, contenuto anche nel libro “Un ombra sul cuore” dello steso Autore:

“Non ho mai subito abusi sessuali veri e propri, ma quando avevo 15 anni in una situazione di intima tenerezza con il mio ragazzo, di cui ero molto innamorata, disposta a fare qualunque cosa per lui, mi sono sentita spingere la testa verso il basso per un rapporto orale. Io non volevo, ma per evitare di creargli imbarazzo non ho detto niente ed è successo. Nel frattempo mi scendeva qualche lacrima che ho tentato di frenare. Sono tornata a casa nauseata, ma non glielo ho mai raccontato. Sono sicura che non ci avrebbe mai e poi mai riprovato e che comunque la sua intenzione non era di molestarmi, ma la riteneva una cosa normale ed evidentemente piacevole, e, non avendogli mai accennato nulla, è risuccesso. Lo choc c’è stato solo la prima volta, poi, nella certezza che lui mi rispettava, l’ho accettato anch’io. Sono riuscita a raccontarlo solo a poche, fidate persone; mai ad un medico…”

 

Da questa narrazione emergono chiari elementi che connotano l’abuso:

  • La ragazza, minorenne ai tempi, è stata manipolata e strumentalizzata dal ragazzo per ottenere gratificazione e piacere sessuale.
  • C’è una distanza emotiva tra i due ragazzi
  • Tutta la narrazione è al passivo: la ragazza si sintonizza su ciò che prova e vuole il ragazzo che le impone dei rapporti orali

 

Bibliografia

  • Pellai, A. “Un’ombra sul cuore”, 2004, Franco Angeli
  • Pellai, A. Un bambino è come un re”, 2001, Franco Angeli
  • Veglia, F. “Manuale di educazione sessuale”, 2004 Erickson