La patologia oncologica può avere importanti ripercussioni sulla vita sessuale sia che il tumore interessi gli organi riproduttivi sia che non li coinvolga.

Nel primo caso, le cure e gli interventi possono alterare del tutto o in parte la funzionalità sessuale arrecando un vissuto psicologico traumatico quanto la diagnosi stessa.

Esistono dei rimedi per aiutare i pazienti a sopperire alle disfunzionalità apportate dalle terapie medico-chirurgiche e farmacologiche, come per esempio farmaci specifici e protesi. A livello funzionale si ottengono benefici, ma psicologicamente la situazione può essere sperimentata con vissuti di ansia, imbarazzo e vergogna, fino a produrre l’evitamento della sessualità o determinate difficoltà che ne minano le prestazioni.

Nel secondo caso, cioè quando il tumore non coinvolge direttamente gli organi sessuali, sussistono comunque determinati vissuti psicofisici che si ripercuotono sulla libido.

Di fatto, non è essenziale che l’organo colpito dal cancro abbia un legame diretto con la sessualità per produrne un’alterazione, poiché l’ammalato sperimenta diverse situazioni problematiche che possono influenzarla; in generale esse  riguardano.

 

1) Il percorso di malattia.

L’iter dei trattamenti è spesso impegnativo e produce un’alterazione del sistema di vita dato da:  impegni per le cure,  visite mediche,  esami clinici, possibili difficoltà logistiche,  ripercussioni psicologiche, fisiche e sociali. Inoltre, il percorso di malattia può implicare un notevole dispendio di tempo e di costi economici, ma non sempre il paziente ha un lavoro stabile e ben retribuito e/o un contesto familiare che lo sostiene e lo aiuta. Tutto ciò si può riversare su quelle emozioni negative, come incertezza, impotenza, rabbia, tristezza, paura, che ostacolano  la volontà di lasciarsi andare all’altro e il piacere del godimento.

 

2) Il tipo di tumore e di organo coinvolto e la gravità della malattia.

Togliere un melanoma cutaneo al braccio ha molto probabilmente minor impatto sulla sessualità rispetto ad un carcinoma al seno, ma ogni  diagnosi di tumore maligno ha risvolti psicologici negativi che in molti casi minano la serenità sessuale. Inoltre,  qualsiasi tumore maligno ad uno stadio avanzato implica terapie e vissuti psicofisici che si possono ripercuotere negativamente sul desiderio sessuale.

 

3) I trattamenti chirurgici.

L’intervento chirurgico può avere per conseguenza una alterazione dell’immagine del corpo che si può ripercuotere sull’immagine di sé, soprattutto in presenza di operazioni mutilanti o percepite come tali. Anche altri tipi di interventi chirurgici, che non riguardano la sfera sessuale direttamente come la mastectomia o l’asportazione del testicolo, possono essere altamente disagevoli come la laringectomia, le operazioni maxillofacciali, le stomie. Le operazioni alla testa e al collo, per esempio, possono limitare baci e carezze; la laringectomia può produrre difficoltà respiratorie, rantoli, che complicano la complicità sessuale.

 

4) I trattamenti medici.

Chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia; i loro sintomi possono influire direttamente e indirettamente sulla libido e sulla prestazione sessuale. Per esempio, a livello diretto, l’ormonoterapia nell’uomo può implicare difficoltà di erezione e calo del desiderio sessuale e nella donna può provocare, oltre al calo della libido, secchezza vaginale. A livello indiretto, la chemioterapia può provocare l’alitosi e l’alopecia che possono indurre l’esitamento del bacio e la difficoltà a lasciarsi andare durante il rapporto sessuale.

 

5) La reazione del paziente e il suo rapporto col partner:

La personalità del paziente e il tipo di esperienze avute, direttamente o indirettamente, con la patologia oncologica influiscono sulla modalità di approcciarsi alla malattia e sulla produzione di aspettative positive o negative.         Il rapporto di coppia, in alcuni casi, si rafforza maggiormente perché il partner si conferma come punto di riferimento anche nella malattia. In altre situazioni, un rapporto sentimentale può trovare un momento di distacco o di rifiuto se il paziente si sente incompreso e non abbastanza supportato dal coniuge, sia a livello pratico che emotivo. Il partner, invece, può far difficoltà a convivere con la nuova situazione di malattia, per la paura di perdere la persona amata, per caratteristiche di personalità e vissuti personali, per i cambiamenti nel carattere del malato e nella qualità di vita, tutto ciò si può ripercuotere sul livello di caregiving attuato e sull’intimità.

 

6) La presenza di disagi psicologici o psichiatrici.

La patologia oncologica può produrre il manifestarsi di importanti disagi come vissuti importanti di ansia o depressivi. Nei casi in cui tali o altre problematiche fossero già presenti o si perpetuino si può attuare una situazione psicologica più grave con la possibilità di disturbi più severi. Oltre alle varie ripercussioni, sulla sfera personale e sociale, questi disturbi possono causare importanti riduzioni del desiderio e della complicità sessuale.

Spesso si pensa alla sessualità in modo stereotipato, ossia come un comportamento legato soprattutto alla giovane o media età e comunque come un piacere fine a se stesso che quindi mal si addice ad una persona ammalata. Anzi, in uno studio che feci in un reparto di oncologia emerse proprio che una percentuale di pazienti e dei loro coniugi si vergognava a parlarne col medico per timore di un giudizio negativo, vista la severità della patologia.

In realtà, mantenere una buona o discreta sessualità, in base ai limiti dati dalla sintomatologia, è basilare per il paziente, perché genera in lui una situazione di benessere psicofisico più che mai importante durante un vissuto di malattia. Inoltre, si ripercuote positivamente sull’immagine di sé in quanto il soggetto riesce pur in un periodo così difficile a gestire la propria intimità e quindi a veder in misura minore intaccata la propria integrità psicologica e fisica.