Progetto di educazione emozionale per l'integrazione di bambini disabili svolto da una psicologa negli istituti scolastici inferiori. Intervento di promozione del benessere e di prevenzione del disagio.

Introduzione

Nei due anni in cui ho lavorato come psicologa in progetti di educazione socio-affettiva negli istituti scolastici inferiori di un comune in provincia di Sassari, ho maturato la consapevolezza dell'importanza e dell'opportunità di effettuare tale intervento in tutte le scuole. Sentendomi arricchita sia umanamente che professionalmente dall'esperienza lavorativa suddetta, è con piacere che condivido con voi quanto da me appreso.

 

Caratteristiche e risultati del progetto

L'intervento di educazione emozionale aveva come obiettivo l'integrazione scolastica dei bambini che presentavano disabilità e che per questo usufruivano dell'assistenza scolastica della cooperativa con la quale lavoravo come collaboratrice esterna. Mediante attività da me ideate mirate alla conoscenza delle proprie ed altrui emozioni e all'accettazione reciproca, ho tentato di perseguire quest'obiettivo coinvolgendo gli interi gruppi classe dei suddetti bambini.

Le attività scelte, attuate anche grazie all'aiuto delle educatrici dei bambini disabili, erano diversificate a seconda dell’età dei ragazzi e delle problematiche presenti in ciascuna classe. Il laboratorio proposto, che aveva una funzione preventiva e di promozione del benessere psico-sociale (non di intervento clinico), ha conseguito diversi risultati nei due anni di lavoro.

Nelle classi della Scuola dell’Infanzia i bambini hanno preso confidenza con il proprio mondo emotivo imparando a descrivere come si sentivano e quale emozione corrispondeva ad una determinata espressione del viso o tonalità della voce. Dunque son riusciti anche a capire come si esprimono e come si comunicano le emozioni. Ho puntato sull’alfabetizzazione emotiva mediante diverse attività come giochi, lettura di storie, disegni, racconti liberi, etc. Ho tentato anche di promuovere l’accettazione reciproca, l’espressione dei propri sentimenti nei confronti dei compagni e la collaborazione.

Nelle classi elementari il lavoro è stato orientato alla conoscenza reciproca e in particolare delle proprie ed altrui emozioni, allo sviluppo di un clima collaborativo ed all’ accettazione di se stessi. I bambini hanno avuto l’occasione di riflettere sul proprio mondo emotivo e sulle cause delle proprie reazioni a volte inadeguate (assenti o eccessive).

I ragazzi più grandi, delle scuole medie ma anche della quinta elementare, hanno affrontato problematiche pre-adolescenziali legate al bullismo, all’emarginazione del ‘diverso’, all’incapacità di esprimere i propri sentimenti ed opinioni, alle difficoltà nel gestire le relazioni con i pari o con gli adulti, alla carenza di autostima. Avere una buona stima di sé equivale ad essere consapevoli dei propri pregi e difetti, cercando di smussare gli ultimi e valorizzare i primi. Fare un intervento per migliorare l’autostima in età infantile e adolescenziale è fondamentale in un’ ottica preventiva, dal momento che contribuisce ad impedire l’insorgere di disturbi psicologici molto gravi in età più avanzata. L’autostima rende più forti nei confronti delle critiche, permette di migliorare la propria rete amicale, favorisce la realizzazione scolastica e poi professionale aiutando a credere in se stessi e migliorando la tolleranza alle frustrazioni. In bambini e ragazzi con deficit psico-motori una buona autostima è indispensabile per sfruttare al meglio le proprie competenze residue e combattere lo scoraggiamento e la depressione, soprattutto nei casi di deficit cognitivo lieve in cui si ha maggiore consapevolezza della propria diversità. Problematiche come: esclusione di un alunno dal gruppo, mancanza di gestione delle proprie emozioni, senso di inadeguatezza, incapacità a superare la frustrazione e svogliatezza nello studio sono molto frequenti nei bambini e negli adolescenti. Il circle time ha avuto dunque la duplice funzione di aiutarli, oltre che ad esprimersi e a non giudicarsi/giudicare, anche a cercare insieme le soluzioni per risolvere i problemi di vita quotidiana (nello studio, nelle relazioni, etc) tramite la pratica del “problem solving”.

 

Il ruolo delle insegnanti

Il circle time in diverse classi ha giovato del contributo delle insegnanti. Si voleva offrire loro l’opportunità di conoscere meglio i propri alunni e migliorare il rapporto con loro mettendosi in una condizione di ascolto empatico; inoltre una persona esterna, quale può essere appunto lo psicologo, difficilmente può entrare nelle dinamiche presenti nel gruppo immediatamente come chi vi lavora quotidianamente. Pertanto il contributo del docente, quale informatore delle vicende rilevanti del gruppo-classe, dal momento che il circle time può avere anche la funzione di risolvere concretamente dei problemi relazionali tra i membri, risulta una risorsa ai fini del progetto. E’ emerso come le insegnanti più collaborative e sensibili alle tematiche affrontate nell’educazione socio-affettiva, abbiano modificato certi aspetti del proprio modo di rapportarsi agli alunni e siano state maggiormente attente ai loro stati emotivi e al benessere psicologico (per un approfondimento e un confronto con la letteratura attuale vedi “Star bene a scuola” di Francescato, Puttin e Cudini).

 

Note conclusive

Concludendo, l’educazione socio-affettiva è importante, oltre che per promuovere l’integrazione del bambino o adolescente con disabilità nel gruppo dei pari (fattore fondamentale per favorire la riabilitazione e migliorare la sua qualità di vita) anche per prevenire in tutti i bambini e ragazzi problemi molto gravi in età adulta: si incoraggiano infatti uno stile di comunicazione efficace tra individui, la risoluzione pacifica dei conflitti, la cooperazione, il rispetto reciproco e l’espressione di sé. Studi internazionali hanno riscontrato che:

  • i bambini e gli adolescenti, oggi, presentano quantità maggiori di problemi di natura emozionale (ansia e depressione, difficoltà di attenzione, aggressività) rispetto al passato;
  • l’analfabetismo emozionale in età prescolare e scolare è spesso connesso a comportamenti devianti e malesseri emozionali in età adulta (abuso di alcool e di droghe, molestie sessuali, delinquenza, disturbi alimentari...).

Alcune recentissime sperimentazioni e ricerche in ambito psicologico e neurobiologico indicano che l’educazione emotiva rappresenta un vero e proprio vaccino per quei disagi e quei malesseri caratteristici del terzo millennio, con particolare riferimento alle patologie da dipendenza (abuso di sostanze, alcool, anoressia, bulimia, dipendenza da Internet, ecc…), al bullismo e ad altre forme di disadattamento oggi così diffuse(U. Mariani, R. Schiralli 2011).

Al tempo stesso è indispensabile un intervento di sostegno per i genitori e gli operatori che si occupano dei ragazzi, in quanto il contesto di crescita e le relazioni con le persone significative sono direttamente connessi al benessere psico-fisico e sociale dei minori.