L'autoerotismo, viene vissuto e sperimentato, dal ragazzo e dalla ragazza, con modalità differenti, seguendo falsi miti correlati alla sessualità. L'educazione sessuale, è di notevole giovamento, sia per la formazione che per l'informazione giovanile

Sulla masturbazione o autoerotismo, durante i secoli si sono dette moltissime cose. Storicamente l’autoerotismo è stato associato alla censura, al divieto, al peccato, alla caduta dei capelli ed a tantissimo altro, per dissuadere i giovani e non, al possibile incontro con se stessi e con il loro piacere.

Quando si parla di autoerotismo, vi è una marcata scissione tra immaginario maschile e femminile.

Il maschio, crescendo, palesa la necessità di praticare l’autoerotismo, in quanto tappa fondamentale della crescita psico-sessuale. Spesso lo condivide simpaticamente all’interno del gruppo dei pari, vantando il numero di volte possibili e fattibili, quasi come un vanto ed un’affermazione di sé.
Nell’immaginario collettivo, l’autoerotismo per il maschio è lecito, indispensabile e praticabile, per le donne un po’ meno.
Lo stesso modus operandi è estendibile ai rapporti occasionali. Il concetto di piacere nel ragazzo correla con il piacere in sé, che spesso esula dalla relazione.

La posizione del mondo femminile, appare diametralmente opposta. Per le ragazze la dimensione del piacere sessuale viene quasi sempre correlata alla dimensione di coppia o relazione, in cui il piacere abita. Spesso le ragazze, durante i corsi di educazione emozionale e sessuale, quando si parta di autoerotismo, palesano come per loro non sia affatto importante. Infatti oltre a provare vergogna e disagio, lo correlano ad una pratica inutile e sostitutiva di un piacere condiviso.

Quando è presente l’autoerotismo, è perché è assente un rapporto di coppia. Verbalizzano spesso infatti, di essere più forti rispetto alle esigenze del loro corpo e di saper aspettare un ragazzo che darà loro piacere. Secondo le ragazze, la masturbazione non ha necessità di esistere avulsa dalla coppia, ma può esistere come forma di piacere reciproco, extra o sostitutivo di un rapporto di coppia, ovviamente come piacere di serie “B”.

Antropologicamente l’autoerotismo, è transitato dal concetto di colpa, vergogna, possibili malattie e maledizioni divine, che talvolta stenta a scomparire, ad una dicotomica scissione tra piacere maschile e femminile.

Il ragazzo, approda all’autoerotismo, naturalmente, mosso da furore testosteronico, compiaciuto di avere e di sentire un corpo, un pene, un’erezione, che necessitano di essere ascoltati. L’autoerotismo nel ragazzo, palesa normalità e potenza sessuale.
Il ragazzo, si approccia alla sessualità, con modalità ludiche, ricreative, anche scisse dal rapporto di coppia, praticamente piacere per piacere!

Per la mentalità femminile, “il provare piacere e basta” non è sufficiente. Spesso l’autoerotismo non solo non è contemplato come indispensabile fase di crescita, ma viene messo al rogo delle fantasie e vissuto come sostituto di un legame d’amore o comunque emozional-sessuale. Secondo la cultura dominante, la donna non può accedere al piacere da sola, nonostante la rivoluzione sessuale del sessant’otto, ma deve essere “altro” da sé ad effettuare l’iniziazione al piacere dei sensi.

L’autoerotismo, di adolescenziale memoria, deve lasciare il posto al piacere a due, dove l’altro diventa dispensatore di sentimenti, emozioni e piacere sessuale.
Sembra quasi che le ragazze, anelino a mete relazionali più elevate e che la sessualità come istintualità non possa essere contemplata.

Dai corsi di educazione sessuale emerge che è possibile che anche le donne pratichino autoerotismo, ma che questo non si affatto indispensabile, e che invece loro siano capaci e brave nell’ aspettare la relazione, luogo consono al piacere sessuale.

La scarsa accettazione del corpo sessuato da parte delle donne, apre la strada all’instaurarsi di “fantasie illusorie” e scarsamente veritiere sul concetto del piacere e della sessualità.
Le ragazze, scarsamente consapevoli, immaginano la fatidica rima volta, con elementi oltre che fantastici, scarsamente attuabili, facendole transitare poi ad un livello di sconforto e scarso appagamento sessuale.

 

Se l’istinto viene negato o sublimatocome interviene poi l’educazione sessuale?

L’educazione emozionale e sessuale, interviene sanando la discrepanza tra falsi miti e realtà in ambito sessuale, fornendo elementi di scientificità sui genitali, sulla loro funzione e sulle possibili sensazioni correlate:

- correla la sessualità non solo alla genitalità, ma alla sensorialità, affettività e relazionalità.

- lenisce sensi di colpa, spesso frutto di una cattiva cultura dei sentimenti, delle emozioni e della sessualità, mediante nozioni veritiere e scientificamente fruibili per tutte le età e per tutti i livelli di dubbi e curiosità.

- promuove una sessualità sana, ludica e sicura, insegnando ai giovani la cultura della prevenzione e della contraccezione, correlando la salute sessuale, con la futura salute procreativa ed evitando guai orizzontali.

L'autoerotismo è la prima forma di conoscenza del sè corporeo che nasce nell'età dell'adolescenza, correlata oltre che alle modalità del piacere, al mondo dell'immaginario, del giardino segreto che abita ogni individuo, di qualunque età ed orientamento sessuale.

L’educazione sessuale rappresenta la strada verso una ”alfabetizzazione sessuale”!

 

Bibliografia:

  • “I codici del piacere”- Austoni, Zatti Franco Angeli, collana di psico-sessuologia
  • La salute sessuale del terzo millennio- Dichiarazione e documento tecnico. FISS- WA (federazione italiana sessuologia scientifica, Word association for sexual health)
  • “Sessualità: usi e costumi degli italiani sotto le lenzuola” Valeria Randone -Kimeric 2011.