Il disegno è una attività che le persone hanno sviluppato nell’infanzia e con cui hanno un rapporto legato alla spontaneità e alla libertà espressiva. Per questi motivi, in molti individui, si rivela uno strumento psicoterapeutico importante che agevola l’espressione e la conoscenza di sé, il proprio benessere, aiuta a risolvere determinati conflitti psicologici e a limitare lo stress.

Che cosa si intende quando si parla del disegno in psicoterapia?

Il disegno è dato da un insieme di gesti grafici di tipo figurativo o astratto. Si tratta del gesto che spontaneamente effettuiamo già dalla prima infanzia. Il disegno è importante perché non è altro che la trasformazione in immagine dei contenuti interni ed esterni del soggetto. Come la parola oggettiva una sensazione, cioè dal momento che ne parlo, che la esprimo,  la rendo reale, la comunico, ne prendo maggiormente atto, le attribuisco un significato, allo stesso modo avviene per il disegno. La differenza sta nel fatto che, per la sua caratteristica figurativa, essendo un’immagine diviene una consapevolezza spesso maggiore o più immediata. Esistono test definiti proiettivi, come quello della figura umana, della casa e  dell’albero, che utilizzano lo stimolo del disegno per comprendere e far esternare in modo spontaneo i contenuti psicologici interni della persona. Per questi motivi, durante la psicoterapia, il disegno diviene uno strumento che si avvale di precise regole, si basa su determinate teorie psicologiche, si imposta sulle specifiche caratteristiche del soggetto e sugli argomenti che egli porta in seduta.

 

Perché utilizzarlo in psicoterapia?

Perché il disegno è una attività che le persone hanno sviluppato nell’infanzia e con cui hanno un rapporto legato alla spontaneità e alla libertà espressiva. Esso rientra nel contesto delle Art-terapy poiché stimola la persona ad esternare liberamente e spontaneamente i propri contenuti psicologici. Di fatto, in molti individui, si rivela un metodo comunicativo importante che agevola l’espressione di quelle parti di sé che generalmente conosciamo e contattiamo meno o che facciamo difficoltà ad esternare in altro modo. A differenza dell’Art-terapy comunemente utilizzata, cioè dove l’artista professionista stimola i soggetti a produrre le proprie creazioni come modalità liberatoria e terapeutica già in sé, in questo caso il professionista è uno psicoterapeuta che si concentra non tanto sullo sviluppo del gesto grafico quanto sui contenuti simbolici espressi.

 

Come funziona la psicoterapia che utilizza il disegno?

Vi sono diverse modalità in base al tipo di percorso e al metodo più funzionale per la persona. Si tratta di disegnare e colorare seguendo  uno stimolo preciso che può essere di tipo musicale, tematico o figurativo strutturato.

Nella tipologia che utilizza la musica, un metodo è quello in cui la persona disegna in seguito a determinati input sonori. La musica evoca immagini ed emozioni importanti che vengono poi impressi spontaneamente nel foglio. I contenuti che la persona rappresenta vengono poi elaborati assieme al terapeuta in base a specifici criteri e impostazioni. Di fatto, attraverso il disegno la persona ha modo di esprimersi spontaneamente utilizzando i simboli a lei più appropriati. Riguardo agli input musicali, sono brani appositamente scelti per fornire un riscontro emotivo diversificato e la minor possibilità di influenzare specifiche raffigurazioni mentali, per questo motivo vengono eliminati i contenuti verbali e i brani conosciuti.

Il disegno su base tematica si serve di un tema specifico, una tipologia è quella in cui si crea con il disegno un percorso simbolico legato ai contenuti che il soggetto porta in terapia. L’individuo sviluppa un proprio personaggio che disegnerà in momenti e contesti diversi, stimolati o indicati dal terapeuta. Si produce, in questo modo, un percorso itinerante che porterà il paziente a recuperare spontaneamente parti di sé e a ricostruire la propria autostima e conoscenza, comunicando le proprie risorse e rafforzando la propria identità psicologica. Lavorando con questa modalità, ho potuto constatare quanto questo strumento sia incisivo. Il paziente esce dal contesto personale per manifestarsi attraverso il simbolo, cioè un mediatore, che gli permette di poter vivere e approcciarsi in modo più libero nei confronti di determinati vissuti psicologici e stati d’animo.

Per quanto concerne la modalità figurativa strutturata, vengono utilizzati disegni particolari chiamati Mandala che, nella metodologia di cui mi avvalgo, seguendo sempre un iter personalizzato, vengono dapprima solo colorati e poi anche disegnati. Il Mandala è una immagine la cui forma esterna è generalmente data da un cerchio o da un quadrato, all’interno del quale si sviluppano disegni geometrici o classici spesso in modo concentrico con un centro rappresentato da una forma geometrica o da una rappresentazione grafica più complessa (un fiore, un sole, un’iride, solo per fare alcuni esempi).

Questo tipo di disegno è stato reso noto come utilizzo psicoterapeutico da Carl Gustv Jung, lo psichiatra che fu allievo di Sigmund Freud, ma che poi si allontanò per molti aspetti dalle teorie freudiane creando una propria scuola psicoanalitica. Jung si avvicinò al Mandala come ad uno strumento professionale quando, sognandolo, cominciò a disegnarlo e a colorarlo. Attraverso l’esperienza personale e molti anni di studi e di ricerche a livello internazionale, egli comprese che il Mandala era una raffigurazione che si riscontrava in tutte le popolazioni (nel nostro caso pensiamo ai rosoni delle chiese). Per lo psicoanalista svizzero nel Mandala sono rappresentati l’Io e il Sé, per cui il ricostruirlo è rilevante poiché conduce spontaneamente il soggetto a centrarsi su se stesso ed ad esprimere le proprie conflittualità intrapsichiche.

Chi utilizza questo metodo conosce bene quanta importanza abbiano i colori scelti dal paziente; personalmente mi avvalgo della alfabetizzazione cromatico-emotiva. Con questo termine intendo la comprensione dei collegamenti esperenziali ed emotivi che fa il paziente in base ai diversi colori immessi nel Mandala.

Anche le forme hanno contenuti profondi e diversificati, che spesso sono quelli principalmente colti dal soggetto in modo più o meno superficiale secondo le capacità di comprensione di sé. Nel Mandala infatti possiamo trovare forme geometriche e/o disegni classici che psicologicamente assumono significati simbolici estremamente rilevanti e specifici per quel paziente.

La comprensione e trattazione dei contenuti manifesti e latenti può essere effettuata in modo diversificato in base all’orientamento psicoterapeutico; i terapeuti che  seguono o condividono l’approccio teorico di Jung effettuano la lettura dei simbolismi secondo gli archetipi junghiani, diversamente per altri professionisti che valutano i simboli in base a chiavi di lettura proposte da altri autori ( per es. K. Machover, C. Koch, M. Luescher)

Il compito dello psicoterapeuta, quando si utilizza questo strumento, almeno per quanto riguarda la mia esperienza e formazione con questo metodo, non è stimolare il soggetto a cogliere i significati psichici, che spesso esprime inconsapevolmente, ma sollecitarlo ad esternare se stesso, a contattarsi in modo diverso e più profondo. Non si formulano col paziente interpretazioni psicologiche di quanto ha rappresentato, perché il disegno è un elaborato che manifesta contenuti simbolici per buona parte non consapevoli per il soggetto che li produce.  Intervenire in modo troppo subitaneo non è costruttivo o risolutivo per il paziente, ma lo può influenzare negativamente nel proseguo del percorso. L’elaborazione più profonda è un cammino che riguarda la globalità del lavoro, seguendo sempre i tempi del paziente.

Come indicato più avanti, il Mandala, come qualsiasi tipo di disegno si voglia utilizzare, è un metodo strutturato e professionale che si distingue dal disegnare o colorare per puro intrattenimento, per questo motivo lo psicoterapeuta deve avere conoscenze specifiche in merito.

 

Chi può usufruire di questa metodologia?

Tutte le persone che vogliono utilizzarla e che da questa tecnica ne traggono beneficio. Di fatto ogni modalità usata in psicoterapia va svolta in base al bisogno della persona e al fatto che possa essere uno strumento valido nel percorso specifico dell’individuo. Non è indispensabile essere portati per il disegno, in quanto non necessitano abilità artistiche; ciò che è importante sono i contenuti che le persone esprimono e non la bravura con cui li rappresentano.

 

Perché fare psicoterapia utilizzando il disegno?

Per migliorare la conoscenza di sé e il proprio benessere. Per risolvere determinati conflitti psicologici e aiutare la persona ad esprimersi attraverso l’uso di canali espressivi diversi.

 

Si usa solo il disegno?

No, il disegno è soltanto uno strumento, la psicoterapia è un metodo che utilizza diversi strumenti come il colloquio e l’osservazione e altri ancora in base all’orientamento professionale dello psicoterapeuta.

 

Quali sono le situazioni in cui solitamente viene utilizzato?

Nella mia esperienza professionale, l’utilizzo del disegno in psicoterapia si è dimostrato estremamente valido in vari contesti come:

- Stati ansiosi

- Crescita personale

- Elaborazione del lutto

- Miglioramento dell’autostima

- Somatizzazioni

- Reazioni psicologiche a patologie organiche gravi

- Miglioramento del contatto emotivo

- Crisi esistenziali

- Diminuzione dei livelli di stress

Questa tecnica viene utilizzata anche dagli psicologi scolastici nel lavoro con le classi per motivi diversi che vanno dalle difficoltà inter-relazionali all’integrazione di uno o più alunni. Ci sono colleghi che, come me, si occupano anche di psico-oncologia e la utilizzano con le persone affette da tumore maligno. In effetti,  oltre ad impiegarla nel mio studio professionale per problematiche diverse, mi avvalgo di tale tecnica anche in ospedale con i pazienti oncologici nel giorno del pre-intervento chirurgico, durante la somministrazione dei chemioterapici e nel periodo dei trattamenti oncologici. Nei primi due casi, rifacendomi agli studi della dr.ssa Respini (2010), la utilizzo per ridurre lo stato di tensione e quindi i livelli di stress, nel terzo caso utilizzo il Mandala, come pure il disegno classico, come uno strumento proiettivo ed elaborativo  nel percorso psicoterapeutico.

Questa tecnica è anche utilizzata dagli psicoterapeuti sistemici nei percorsi con le famiglie; in vari casi essi si avvalgono, per esempio, del genogramma familiare effettuato col disegno simbolico. Quelli appena citati sono solo alcuni esempi che servono a far comprendere la duttilità e la preziosità di questo strumento.

 

Come avvengono le sedute?

Vi possono essere diverse tipologie in base alla scelta del terapeuta, io utilizzo questo metodo mediante un percorso delineato da un numero di sedute specifiche. Ad ogni incontro la persona elabora e contatta il proprio manufatto e alla fine degli incontri stabiliti si effettua un bilancio del lavoro svolto. Durante la seduta finale, il soggetto si appropria dei contenuti espressi ed elaborati nei singoli incontri, che già avevano sollecitato esperienze di crescita e consapevolezza di sé, e che ora può comprendere e rielaborare attraverso nuovi significati suscitati dal percepire i disegni nella loro globalità.

 

Chi è lo psicoterapeuta che utilizza questa metodologia?

Proprio perché stiamo parlando di uno strumento psicologico, come per la differenza fra un colloquio di sostegno amichevole e uno professionale, allo stesso modo l’utilizzo del disegno all’interno della psicoterapia è una metodologia per la quale non ci si improvvisa. Lavorare con il disegno significa conoscere una specifica tecnica che si basa su significati psicologici dei gesti grafici, sulla lettura dei colori e sulla comprensione profonda dei contenuti consci e inconsci. Esistono corsi di formazione per l’utilizzo del disegno in psicoterapia poiché c’è una grande differenza fra il disegnare per divertimento e il disegnare come trattamento psicoterapeutico. Nel mio percorso formativo ci sono convegni, corsi, seminari e libri sull’utilizzo del disegno e del Mandala in special modo.

 

Bibliografia

- Angelillo Maria  I Mandala Xenia Edizioni 2008

- Anzieu D. Les Methodes projectives P.U.F. Paris 1970

- Bandinelli Angela Carlino, Manes Sabina Il disegno del bambino in difficoltĂ . Guida all'interpretazione dei test della figura umana, della famiglia, dell'albero e della casa Franco Angeli Editore 2004

- Bernson M. Dallo scarabocchio al disegno Ed. Armando 1983

- koch karl Il reattivo dell'albero Giunti Organizzazioni Speciali 1998

- Crocetti G. Il bambino sotto la pioggia Il significato del disegno infantile Armando Editore 1991

- Fincher Susanne F. I Mandala Astrolabio Ubaldini Edizioni 1996

- Jung Carl G.   Psicologia dell’inconscio Edizione integrale   2012, Bollati Boringhieri

- Jung Carl G.  La saggezza orientale. Ediz. integrale  2012, Bollati Boringhieri

- Jung Carl G. L'uomo e i suoi simboli , 2007, TEA

- Jung Carl G. Simboli della trasformazione 2012, Bollati Boringhieri

- Luescher Max  La diagnostica di Luescher I colori della nostra personalità Ed. Astrolabio 1995

- Muret M. Arte-terapia, Edizioni Red, Milano 2005

- Oliverio Ferraris Anna Il significato del disegno infantile Bollati Boringhieri Edizioni

- Karen Machover  Il disegno della figura umana  Organizzazioni Speciali  1969

- Puviani  Vanna “Il canto della luna. Quando la psicoterapia si fa poesia”. Armando Editore Roma 2010

- Puviani  Vanna “Le storie belle si raccontano da sole. Il disegno per comunicare con il bambino e curare le sue ferite” Edizioni Junior Trento, 2006

- Respini Daniela Il mandala contro il cancro Edizioni Mediterranee  2010

- Sicurelli R., Arteterapia – La creatività che cura, Edizioni Sapere, Padova 1997

- Sunderland Margot  Disegnare le emozioni Espressione grafica e conoscenza di sé Erickson 1997

- Varlenhoff Thomas Il Libro dei Mandala Macro Edizioni 2011