Pensiero ricettivo e pensiero penetrativo sono due modalità di pensiero complementari, necessarie alla formazione di un’unità psichica armoniosa e completa, ossia di un individuo sano. Quando una delle due modalità di pensiero diventa inconscia (si attiva cioè solo in modo inconsapevole) allora possono manifestarsi dei sintomi.

Introduzione

Pensiero ricettivo e pensiero penetrativo sono due modalità di pensiero complementari, necessarie alla formazione di un’unità psichica armoniosa e completa, ossia di un individuo sano. Quando una delle due modalità di pensiero diventa inconscia (si attiva cioè solo in modo inconsapevole) allora possono manifestarsi dei sintomi. Nei seguenti paragrafi prenderò in considerazione queste due modalità di pensiero e la mancata integrazione nella donna del pensiero penetrativo.

 

Pensiero ricettivo e pensiero penetrativo

Il pensiero ricettivo è una modalità di pensare che parte dalla contemplazione di un insieme e tende a fare proprio l’oggetto del pensiero, a lavorare su di esso e a trasformarlo, tenendo conto delle reciproche relazioni degli elementi che lo compongono; il risultato è un’elaborazione che partendo dai particolari cerca di stabilire una conclusione d’insieme; una conclusione che crea connessioni tra concetti, una sorta di ipertesto sotterraneo, che porta a conoscenze, all’apparenza dall’esordio improvviso (simili a intuizioni) ma ben radicate su dati immagazzinati (quindi diverse dall’intuizione).

Il pensiero penetrativo è un pensiero lineare che delimita l’oggetto, lo scompone lo analizza seguendo il principio di causa-effetto, fa distinzioni e separa; il risultato è un’elaborazione, una conoscenza di tipo logico-deduttivo; è un tipo di pensiero orientato a scegliere, programmare, orientare e costruire.

In sintesi, come spiega la dottoressa M. Valcarenghi nel testo citato in bibliografia, di fronte ad una mela, ad esempio, una modalità di pensiero penetrativo scompone analiticamente l’oggetto in buccia con le sue caratteristiche di polpa con, a sua volta, le sue caratteristiche di semi e torsolo, con le loro caratteristiche più particolari a loro volta; quindi i particolari vengono via via definiti e illuminati.

Il pensiero ricettivo, invece, in modo induttivo e analogico, si lascia pervadere dalla mela, la quale viene messa in relazione nel suo insieme ad altre informazioni disponibili; quindi la mela come il seno è rotonda e sensuale, ad esempio, come certe persone è asprigna all’esterno e dolce all’interno; la mela viene anche messa in relazione con l’albero della conoscenza del bene e del male… e così via.

Ammalarsi per mancanza di pensiero penetrativo - sintomi

Quando in una donna queste due modalità di pensiero sono scisse, cioè una è cosciente e l’altra esiste solo a livello inconscio, possono manifestarsi diversi sintomi.

Nel caso, in particolare, di un mancato riconoscimento e integrazione del proprio pensiero penetrativo e marcato sviluppo del pensiero ricettivo si hanno donne, anche molto intelligenti e sensibili, che presentano come sintomi una totale incapacità di organizzarsi, dispersività, difficoltà a portare a termine un progetto o a raggiungere un obiettivo, incapacità di affermare con convinzione le proprie idee e di pretendere il giusto riconoscimento delle proprie capacità (ad esempio non sanno farsi pagare adeguatamente per il lavoro che svolgono). Sono donne che in genere dipendono da un uomo (o da un’altra figura), che viene a sostituire in tutto e per tutto quelle competenze tipiche del pensiero penetrativo che mancano a quella donna.

Un altro quadro sintomatologico presenta: rigidità, incapacità di scende a compromessi e impossibilità di accogliere in se l’altro.

Quest’ultimo insieme di sintomi, all’apparenza così lontani dai primi, in realtà non sono altro che il contrappeso di quelli. Quando il pensiero penetrativo diventa inconscio, infatti, non scompare, è semplicemente inconsapevole, ciò significa che quando si manifesta lo fa in modo caricaturale, automatico, fuori dal controllo cosciente. (La rigidità del pensiero penetrativo, carente di un giusto bilanciamento dato dal pensiero ricettivo, la si nota in certi uomini assolutamente unilaterali, dispotici, spesso misogini).

Il risultato è il seguente:

sia in una situazione di dipendenza dovuta all’incapacità di affermarsi da sole nella vita, di diventare protagoniste della propria vita; sia in una situazione di isolamento dovuta ad un eccesso di rigidità nei confronti degli altri, si ha un quadro di sofferenza, dovuto all’impossibilità di realizzarsi a pieno come donne, che con il tempo potrebbe cronicizzarsi.

 

Perché succede?

Le cause di questi sintomi in genere sono rintracciabili nell’educazione ricevuta dalle bambine in quanto membri femminili della società, abituate fin da piccole ad essere accoglienti e assertive e scarsamente motivate a sviluppare un atteggiamento deciso, determinato, nei confronti delle proprie scelte e orientato al raggiungimento di obiettivi e/o desideri. Educate quindi a pensare in modo ricettivo e non penetrativo. Una precisazione: questo non significa che il pensiero ricettivo sia meno valido e indispensabile, è la mancanza di equilibrio tra le due forme di pensiero che può essere nociva.

 

Quando ci si rivolge allo psicologo?

In genere, in questi casi, ci si rivolge allo psicologo quando la sofferenza per un’ennesima storia d’amore naufragata diventa insostenibile, oppure quando si arriva a non poterne più di sentirsi frustrate, insoddisfatte e incapaci di realizzare alcunché.

Durante il percorso di presa in carico, si lavora (soprattutto attraverso l’analisi dei sogni) su un graduale riconoscimento e in seguito integrazione della propria tendenza interiore allo schematismo e all’unilateralità e della propria inconscia tensione aggressiva e creativa diretta all’agire.

Questi aspetti di se nel venire a galla diventano consapevoli a più gestibili; solo a questo punto si può scoprire alleate di se stesse e non più essere travolte da attacchi di unilateralità o di violenza totalmente fuori dal controllo.

E’ un percorso lungo e non facile che richiede tra l’altro anche il coraggio di riconoscere il proprio lato oscuro e di viverlo. E’ un percorso, inoltre che non si realizza con l’uso della ragione (non soltanto, per lo meno), ma lavorando soprattutto su di se; per questo talvolta c’è assoluto bisogno di un supporto psicologico.

Al termine del percorso terapeutico, nella maggioranza dei casi, si arriva a raggiungere una ricchezza psicologica che si concretizza in: slancio vitale, tenacia, determinazione a costruire, ad avere rispetto di se stesse e ad affermare la propria personalità e i propri valori.

 

Conclusioni

Arriviamo alle conclusioni, allargando la prospettiva fino ad includere nel discorso anche gli uomini e mettendo in guardia di fronte ai rischi che si corrono nello svalutare una delle due modalità di pensiero.

Una  svalutazione del pensiero ricettivo può far si che lo stesso pensiero ricettivo si ripresenti in altri modi, fuori dal controllo cosciente, sotto forma ad esempio di fenomeni caotici, del tutto irrazionali, spesso distruttivi; mentre un eccessivo potere dato al pensiero penetrativo può portare al delirio di onnipotenza e di super controllo razionale di qualsiasi evento della vita.

Un consiglio per le mamme e per i papà è quello di insegnare ai loro figli a coltivare fin da piccoli, sia il pensiero ricettivo, sia il pensiero penetrativo. Coltivare il pensiero ricettivo, per una donna, non è difficile (lo è di più per un uomo); risulta più inconsueto educare le bambine al pensiero penetrativo e i maschietti a quello ricettivo.

Come si fa?

Innanzi tutto insegnando alle bambine che hanno il diritto, ma anche il dovere nei confronti di se stesse di lottare per ottenere quello che vogliono, di conquistare una posizione e di realizzarsi in quanto essere umani e donne. Ai bambini dovrebbe essere detto invece, che non sempre, tutto deve avere una spiegazione logica, pronta all'uso, immediatamente verificabile; che se talvolta giugono a delle conclusione per vie oscure, ma rintracciabili attraverso concatenazioni del pensiero che a tutta prima possono sembrare astruse, non devono preoccuparsi, anzi devono coltivare questo tipo di ragionamento. Bisognerebbe insegnare loro a distinguere la prepotenza, dalla semplice affermazione di se e il sopruso, dal tentativo di realizzare i propri desideri in modo lecito.

Bibliografia

Valcarenghi M., Relzioni. Arianna e Teseo - Ade e Persefone, Tranchida editore, 1999.

Jung C.G., Visioni. Appunti sul seminario tenuto negli anni 1930-1934, Magi edizioni, 2004.