La figura paterna ha un'importanza fondamentale per lo sviluppo della prole, sia negli aspetti individuali, sia in quelli interpersonali e sociali.

Dal punto di vista psicologico, la funzione paterna inizia fin dai primi mesi di vita del bambino: in tale periodo, il padre costituisce il complemento attivo della relazione madre-figlio1.

La funzione paterna continua attraverso il periodo della crescita del figlio, periodo in cui un armonioso rapporto col padre permetterebbe al figlio maschio di identificarsi con la figura paterna e quindi di allinearsi ad essa2, e alla figlia femmina di sviluppare pienamente la propria identità femminile3.

Successivamente, l'influenza del ruolo paterno raggiunge la fase adulta individuale e si estende alla relazione tra individuo e ambiente: il rapporto col padre diventa un “concetto-chiave” per organizzare le relazioni interpersonali extrafamiliari4 e quindi, tramite l’interazione con l’ambiente socioculturale, contribuisce alla formazione dell'identità e della personalità5.

In più, dato che nel corso della loro interazione individuo e ambiente si influenzano reciprocamente6, tale interazione comporta la "costruzione" di entrambi5.

La funzione paterna influenza quindi in modo consistente anche la costruzione della società civile nel suo complesso; ciononostante, tale funzione risente di una continua opera di distruzione sociale perpetrata nei suoi confronti da parte di forze sociali di varia natura.

Questo processo di svalutazione della figura paterna ha origini remote7 e sarebbe la causa di varie forme di disagio collettivo che si sono manifestate nel corso della Storia e che si sono protratte fino ai giorni nostri.

Tra gli eventi che hanno influenzato l'importanza della figura paterna in epoca moderna, spicca il processo di industrializzazione verificatosi in Europa alla fine del XVIII secolo.

L’avvento della società industriale sancì la fine della famiglia tradizionale, in cui il rapporto pressoché continuo tra i genitori e la prole permetteva, grazie alla quasi totalità del tempo trascorso insieme, la trasmissione intergenerazionale di elementi di tradizione, di valori e di identità.

Con la comparsa delle industrie, genitori e figli furono spinti a lavorare lontano dal focolare domestico e quindi lontano gli uni dagli altri per la maggior parte del tempo.

Oggigiorno le cose non sono molto cambiate, anche a causa dell’avvento della scolarizzazione di massa e della maggiore specificità delle nuove professioni.

Infatti, l’odierna quotidianità vede i genitori recarsi al lavoro e i figli a scuola, dove trascorrono la maggior parte della giornata.

In molti casi, il padre è colui che rimane più frequentemente fuori casa rispetto agli altri componenti della famiglia, specialmente se gli compete l’intera gestione dell’economia familiare, e ciò va a scapito anche del suo rapporto con la prole.

Anche i cambiamenti verificatisi durante la seconda metà del XX secolo nella società occidentale hanno avuto e continuano ad avere forti ripercussioni sulla dinamica familiare.

In particolare, la concomitanza tra la crescente emancipazione della donna e il progressivo ridimensionamento dello status dell'uomo, a livello individuale, familiare e sociale, ha contribuito a una ridefinizione:

- del ruolo di entrambi all'interno della società;

- del rapporto di coppia;

- del rapporto tra genitori e figli.

 

Specialmente i cambiamenti riguardanti il rapporto tra il padre e la prole sono attuale motivo di riflessione e di dibattito nell'ambito delle Scienze Umanistiche e Sociali, poiché sarebbero all'origine dell'assenza di valori e di riferimenti morali; tali lacune sono espressioni tipiche di quella che tempo fa venne definita "una società senza padre" 8.

La ridefinizione dello status dell’uomo avrebbe portato a una delegittimazione del ruolo originario del padre, senza provvedere ad alcun tipo di sostituzione; si sarebbe quindi creato un vuoto, con ripercussioni negative sull'identità personale dell'individuo e, di conseguenza, anche sulla sua identità sociale8, 7, 9.

Infine, anche la legislazione moderna ha contribuito in modo consistente a svalutare il ruolo paterno, tramite la definizione di limiti che di fatto mettono il padre in condizione di svantaggio; si veda ad esempio la Legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza: essa tutela la posizione della donna senza tenere in debita considerazione quella dell'uomo, nonostante il figlio sia di entrambi10.

Nell'intero Occidente, l'odierna legislazione privilegia la madre anche in caso di divorzio, affidandole i figli nella maggior parte dei casi, indipendentemente dal tipo di vita che ella conduce e dal rapporto che ha con i propri figli; il padre si ritrova contemporaneamente in condizione di capro espiatorio e di fulcro del sistema della "fabbrica dei divorzi", che è sia una notevole fonte di guadagno per gli operatori del settore, sia un potente agente distruttore delle famiglie esistenti10.

Negli Stati Uniti, una volta che il padre è stato estromesso dal nucleo familiare viene trattato come un fuorilegge: rischia l'arresto se tenta di incontrare o contattare i figli in luoghi pubblici senza autorizzazione, ed è soggetto a ogni tipo di investigazione in cui i figli vengono usati come informatori10.

Il quadro che emerge è indubbiamente desolante e l’accanimento sopra descritto, il meccanismo divorzista in particolare e l'atteggiamento giuridico in generale possono essere considerati chiare espressioni del continuo "attacco al padre".

Tuttavia, recentemente si sta divenendo più consapevoli di questo fenomeno e delle sue conseguenze, e si iniziano a intravedere i primi segnali di un'inversione di tendenza.

 

Bibliografia

1) Shoenberger Mahler, M., Pine, F., Bergman, A. (1975). The Psychological Birth of the Human Infant. Symbiosis and Individuation. New York: Basic Books. (trad. it. La nascita psicologica del bambino. Torino: Bollati Boringhieri, 1978).

2) Freud, 1925, in Mangini, E. (2001). Lezioni sul pensiero freudiano e sue iniziali diramazioni. Milano: Led.

3) Samuels, A. (1985). Introduzione. In Samuels, A. (editor), The Father. Contemporary Jungian Perspectives (pp. 5-52). London: Free Association Books. (trad. it. Il Padre. Prospettive Junghiane Contemporanee. Roma: Borla, 1991).

4) Bowlby, 1969, 1973, 1979, 1980, in Cassibba, R. (1994). La valutazione del legame di attaccamento. In Axia, G. (a cura di), La valutazione dello sviluppo (pp. 259-288). Roma: Carocci.

5) Salvini, A. (2004). Psicologia clinica (2a ed.). Padova: Upsel Domeneghini.

6) Endler, Magnusson, 1976; Magnusson, Endler, 1977, in Pervin, L.A., John, O.P. (2001). Personality. Theory and research (8th ed.). New York: Wiley. (trad. it. La scienza della personalità, 2a ed., Milano: Raffaello Cortina, 2003).

7) Lenzen, D. (1991). Vaterschaft. Vom Patriarchat zur Alimentation. Reinbek bei Hamburg: Rowohlt Taschenbuch Verlag GmbH. (trad. it. Alla ricerca del padre. Dal patriarcato agli alimenti. Bari: Laterza, 1994).

8) Mitscherlich, A. (1963). Auf dem Weg zur vaterlosen Gesellschaft – Ideen zur Sozial-psychologie. München: Piper & Co. (trad. it. Verso una società senza padre – Idee per una psicologia sociale, 5a ed., Milano: Feltrinelli Economica, 1977).

9) Zoja, L. (2000). Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre. Torino: Bollati Boringhieri.

10) Risé, C. (2005). Il padre. L’assente inaccettabile (5a ed.). Milano: San Paolo.