Che cosa sono i gruppi di auto-mutuo aiuto, come funzionano e perchè hanno avuto molto successo? Capiamolo insieme

Premessa sui gruppi di auto-mutuo aiuto

Nell'ambito del sostegno sociale già da diversi decenni si è assistito alla nascita di azioni supportive che via via si sono organizzate in tipi specifici di sostegno, come ad esempio i gruppi di volontari, i gruppi spontanei o i gruppi di auto e mutuo aiuto.

Sul territorio sono infatti presenti diversi sistemi di sostegno, ovvero quello informale (rappresentato dai parenti, amici, colleghi, conoscenti, ecc...), ma anche quello formale (che invece è rappresentato da enti istituzionali e figure professionali). La collaborazione tra questi due sistemi di sostegno sociale è fondamentale soprattutto per l'Utente finale che può migliorare la propria qualità di vita e resilience (cioè la capacità di essere flessibile e resistere agli urti), ma anche essere in questo modo protetto da fattori di rischio psicosociale ed essere integrato nella vita di comunità.

Se infatti consideriamo che la salute viene definita dall' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come "uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o infermità, ed è un diritto umano fondamentale...", il sostegno sociale è molto utile per assicurare una qualità di vita migliore alle persone e come un fattore di protezione per la salute.

In questo articolo voglio approfondire una sola di queste forme di sostegno che sono i gruppi di auto e mutuo aiuto.

I gruppi di auto e mutuo aiuto (AMA) costituiscono uno dei fenomeni più interessanti e significativi dell'evoluzione dei sistemi di cura e, ancora prima, del concetto stesso di cura, diventando ed affermandosi come una valida alternativa ai tradizionali servizi sociosanitari (Zani, Palmonari, Oliva; Francescato).

Sebbene il fenomeno sia molto diffuso e molto esteso, non abbiamo tipologie di organizzazione di tali gruppi sempre uguali; al contrario possiamo distinguere diverse tipologie di gruppi piuttosto eterogenei, organizzati come vedremo in seguito in base a diversi fattori e caratteristiche peculiari del gruppo stesso.

Negli Stati Uniti tali gruppi sono molto diffusi, e pare siano 500000 i gruppi e circa dieci milioni le persone coinvolte, mentre in Italia non abbiamo ad oggi dati certi, ma solo una stima del fatto che il fenomeno sia in crescita (Zani, 1995).

Il fenomeno comunque non è del tutto nuovo: ci sono forme di cooperazione e di aiuto reciproco che sono rintracciabil fin da tempi antichi, nella società medievale, nelle Friendly Societies inglesi dell'Ottocento, nelle Comuniutopistiche e nelle Trade Unions americane all'epoca della rivoluzione industriale.

 

Definizione

I gruppi di auto e mutuo aiuto sono strutture di piccolo gruppo , a base volontaria, finalizzate al mutuo aiuto e al raggiungimento di scopi particolari. Essi sono di solito formati da pari che si uniscono per assicurarsi reciproca asistenza nel soddisfare bisogni comuni, per superare un handicap comune o un problema di vita oppure per impegnarsi a produrre cambiamenti personali o sociali desiderati. I promotori e i membri di questi gruppi hanno la convinzione che i loro bisogni non possono essere soddisfatti dalle normali istituzioni sociali. I gruppi di auto- aiuto enfatizzano le relazioni sociali faccia a faccia e il senso di responsabilità personale dei gruppi. Essi spesso assicurano assistenza materiale e sostegno emotivo; altrettanto spesso sono orientati verso una qualche "causa", proponendo una "ideologia" o dei valori sulla base dei quali i membri possono acquisire o potenziare il proprio senso di identità personale (Katz e Bender, 1976, 5).

 

Come si evince da questa definizione di gruppi AMA, le caratteristiche peculiari sono: finalità, composizione, attività e origine. Vediamo per ciascuna di esse i punti salienti:

  • la finalità: il mutuo aiuto, cioè "assicurarsi reciproca asistenza nel soddisfare bisogni comuni, per superare un handicap comune o un problema di vita oppure per impegnarsi a produrre cambiamenti personali o sociali desiderati." Questo può avvenire attraverso il sostegno emotivo, l'aiuto materiale e soprattutto la condivisione del disagio e l'utilità della propria presenza per sostenere l'altro ed il gruppo. E' importantissimo sia spezzare l'isolamento individuale e sociale in cui si trova il soggetto causa delle proprie problematiche, sia coinvolgerlo nelle attività di gruppo che permettergli l'acquisizione di empowerment (cioè acquisire il potere, l'incremento delle capacità delle persone a controllare attivamente la propria vita).

  • la composizione: chi fa parte di questi gruppi sono persone che condividono ideali, piuttosto che problemi o interessi. Non vi è dunque una struttura gerarchica verticale, " Essi sono di solito formati da pari"

  • le attività: sono autofinanziate e autogestite, condotte con informalità e spontaneità, controllate dai membri stessi; occasionalmente può essere richiesta la presenza di esperti esterni come consulenti o supervisori; il coinvolgimento e la partecipazione personale in tali attività è un requisito fondamentale in quanto la filosofia ispiratrice è quella del "learning by doing" e del "changing by doing", cioè imparare e cambiare sono possibili solo attraverso l'azione. L'esperienza diventa forma di conoscenza, strumento ed elaborazione cognitiva e affettiva (Oliva; Zani e Palmonari, 1990).

  • origine: infine apprendiamo dalla definizione sopra riportata che "I gruppi di auto e mutuo aiuto sono strutture di piccolo gruppo , a base volontaria" e che "I promotori e i membri di questi gruppi hanno la convinzione che i loro bisogni non possono essere soddisfatti dalle normali istituzioni sociali. " Quindi si accede spontaneamente a tali gruppi con l'idea di avere una problematica o una condizione che è possibile condividere.


E' importante comprendere e approfondire il concetto di empowerment, perchè centrale: nei gruppi AMA le finalità sono proprio quelle, attraverso precise azioni e le attività del gruppo, di lavorare sulla mancanza di potere ( powerless) in cui si trova il soggetto.

 

Ma che cos'è l'empowerment?

Rappaport ha definito l'empowerment come "l'acquisizione di potere , ovvero l'incremento delle capacità delle persone a controllare attivamente la propria vita" (1977). L'empowerment è un concetto multilivello: c'è un empowerment individuale, che è relativo al senso di padronanza e di controllo del soggetto con gli altri; un empowerement ambientale che riguarda le risorse che vengono fornite da quel determinato ambiente o contesto in cui si trova l'individuo.

Quando pensiamo ai gruppi AMA, il punto di partenza è una situazione di passività appresa (learned helpness) che è un sentimento di impotenza acquisita che scaturisce da esperienze frustranti e problematiche e che una persona può mettere in atto come risposta quando sente di non poter padroneggiare quegli avvenimenti che ritiene importanti per la propria esistenza. La percezione sarà dunque di non controllabilità e di non padronanza.

La finalità del processo di empowerment è allora l'acquisizione della fiducia in se stessi, l'apprendimento della speranza che deriva dal poter sperimentare se stesso come individuo attivo e capace di prendere in mano la propria esistenza e di esserne padroni, riuscendo ad attribuire a se stessi il successo dei propri cambiamenti. Inoltre è importante sia la percezione di autoefficacia sia quella di competenza.

 
Fig. 1. Caratterstiche peculiari del processo di empowerment.

Un altro aspetto importante che caratterizza questi gruppi è il fatto che la condivisione e la comprensione sono possibili al loro interno con stesse finalità e condivisione del problema: questo è l'assunto di base secondo cui si può capire solo ciò che si è provato direttamente in prima persona ed è il presupposto su cui si basano tutti i gruppi di auto/mutuo aiuto.

E' indispensabile però sottolineare che i gruppi AMA possono differenziarsi in base alla loro composizione e numerosità, in base alla loro storia (da quanto tempo esistono), dall' organizzazione interna, dalle finalità e da come forniscono il sostegno emotivo. Importante è anche il tipo di rapporto che hanno con altri gruppi e con i servizi sociali e sanitari presenti sul territorio.

Non tutti i gruppi AMA sono famosi, numerosi e ben strutturati come ad esempio gli Alcolisti anonimi, che sono nati ormai più di un secolo fa.

La presenza di livelli diversi di empowerment inoltre può caratterizzare il lavoro dei gruppi di auto-mutuo aiuto. In questo senso è possibile ancora concettualizzare il lavoro orientato all'empawerment, collocando i gruppi su due livelli principali: empowerment individuale ed empowement sociale o di comunità, che sono entrambi previsti in questi gruppi. In alcune situazioni l'interesse è centrato sull'empowerment individuale, la focalizzazione è sull'autorealizzazione e la crescita personale, aumentando la capacità di gestione della vita quotidiana e dei rapporti personali. In altre situazioni invece l'interesse è rivolto a migliorare la vita sociale di persone che condividono una certa problematica, focalizzandosi sulla difesa sociale, intesa come forma di azione per la creazione di nuove leggi e nuove politiche sociali (Oliva, 1995)

Per questo motivo possiamo classificare i gruppi AMA seguendo diversi criteri. Di seguito quella di Levy (1979) che riprende quella di Bean (1975) e che classifica i gruppi in base all'obiettivo finale.

Possiamo trovare forme organizzate in gruppi orientati al controllo dei comportamenti e alla riorganizzazione delle condotte. Esempi di questi gruppi sono gli Alcolisti Anonimi e tutti i gruppi "anonimi". Oppure gruppi orientati al sostegno e alla difesa dallo stress, in cui lo scopo primario non è quello di modificare il comportamento, ma di ricevere un aiuto emotivo nell'affrontare eventi dolorosi o stressanti. Un esempio è costituito dai gruppi di genitori di cerebrolesi o genitori di adulti psicotici.

Ancora ci sono gruppi orientati all'azione sociale contro l'emarginazione e i pregiudizi, formati da categorie di persone discriminate a causa di stili di vita o caratteristiche quali il sesso, la razza, il ceto sociale: sono i gruppi di autocoscienza delle donne, i gruppi di sostegno etnico, ecc... ad esempio. In questi gruppi c'è un'azione interna di sostegno, ma soprattutto un'azione esterna di promozione e informazione per affermare e difendere i propri diritti, cambiare gli atteggiamenti della popolazione nella popolazione e incidere sui programmi istituzionali.

Infine possiamo riscontrare anche gruppi di crescita e di autorealizzazione. Si tratta di persone che intendono migliorare la loro qualità di vita, incrementando le capacità relative alla sfera emotiva, sessuale, relazionale. Rientrano in questa categoria, ad esempio i gruppi per singles, che non è però un gruppo che prevede la condivisione di una condizione problematica.

 

Un'altro modo per classificare i gruppi di auto e mutuo aiuto è quella di Katz e Bender (1976) che permette invece di organizzare questi gruppi in base a ciò che viene individuato come focus primario o centrale. Quindi potremo incontrare forme organizzate in gruppi focalizzati sull'autorealizzazione e crescita personale (gruppi terapeutici); gruppi centrati sulla difesa sociale (social advocacy) per la creazione di nuove leggi e nuovi servizi a favore dei cittadini (e. Comitato per i diritti dei disabili); gruppi impegnati a creare modelli alternativi di vita, che cioè si battono per i diritti delle donne o per quelli degli omosessuali (es. Gruppi per omosessuali); gruppi formati a favore degli emarginati e contro le pressioni sociali; gruppi misti, in cui non c'è un focus principale (es. "Genitori single")

 

Le dinamiche dell'auto-mutuo aiuto: come funzionano e perchè funzionano questi gruppi?

La peculiarità di questa forma di sostegno sta principalmente nel fatto che ognuno è chiamato ad essere responsabile per sè e per il gruppo, per quanto riguarda l'offerta di aiuto ma anche il ricevere aiuto. Tutto questo ha una ricaduta notevole sulla percezione del singolo in termini di padronanza: il soggetto non si percepisce più passivo nè lo è nei fatti, in quanto tutto ciò gli permette di uscire dalla passività in cui si trovava, dall'isolamento a causa dei problemi da affrontare, dalla sensazione di non essere in grado e di essere solo e quindi dalla sfiducia.

È la realizzazione pratica del principio dell'"helper therapy" di cui parla Riessman (1965), secondo cui chi aiuta riceve egli stesso aiuto, perchè svolgere il ruolo di helper aumenta l'autostima e l'autocontrollo, innalza la considerazione positiva nelle proprie capacità. Coloro che offrono aiuto in questi gruppi sono infatti dei survivors e quindi nel processo di risoluzione del problema sono più avanti anche nell'elaborazione del proprio dolore oppure hanno già superato il problema e quindi aiutano i nuovi arrivati (Zani, 1990).

Che cosa accade infatti quando una persona riesce a condividere con altre persone la propria condizione? Poichè chi aiuta, nei gruppi AMA, è qualcuno che ha già incontrato la problematica del nuovo arrivato, chi aiuta acquisisce un senso di adeguatezza e di rinforzo dei propri comportamenti e delle aspettative connesse con il suo nuovo ruolo di helper. Invece colui che riceve aiuto ha un modello in chi fornisce aiuto che rappresenta anche la speranza di un futuro in cui potrà cambiare e quindi è sensato pensare che la propria sofferenza non sarà permanente, ma può essere superata attraverso lo stesso processo e gli stessi strumenti utilizzati da questo modello e che il gruppo AMA può fornire. La condivisione dell'esperienza è dunque un aspetto fondamentale.

Secondo Francescato (1995) i fattori che motivano l'efficacia del principio dell'helper therapy sono:chi dà aiuto percepisce un elevato livello di competenza interpersonale, dato che la sua azione va ad incidere sulla vita di un'altra persona; percepisce un equilibrio soddisfacente tra il dare e l'avere, nelle relazioni con gli altri, sentendosi meno dipendente; apprende strategie di cambiamento nel lavorare con gli altri anche perchè ha l'opportunità di osservare le proprie problematiche sotto un'angolatura diversa e con una certa distanza; riceve spesso approvazione e riconoscimento per il ruolo che svolge e questo incrementa l'immagine positiva della propria identità; fornire sostegno di tipo informativo, dare cioè informazioni importanti su alcuni avvenimentiche riguardano i membri interessati, ad esempio informazioni sui propri diritti; favorire le relazioni sociali ed eventualmente nuove amicizie; offrire idee e suggerimenti su alcune strategie di frontaggiamento (es pianificare una possibile soluzione, oppure imparare a raggiungere una distanza emotiva dallo stress); favorire il processo di empowerment, accrescendo il senso del controllo e di padronanza sui vari problemi che hanno condotto una persona a partecipare al gruppo.

Tra i fattori fondamentali che spiegano l'efficacia di questi gruppi vi è la componente ideologica del gruppo, cioè l'organizzazione ha una sua filosofia di vita, una ideologia che si può esprimere anche in un programma d'azione, ad esempio i 12 passi nel programma degli Acolisti Anonimi che prevedono un insieme di principi spirituali: partendo dall'accettazione della propria impotenza rispetto all'alcol come primo passo (Zani, 1990).

 

Due parole in più se il sostegno viene dal web

Oggi internet è alla portata di tutti e tra le forme di aiuto che possiamo apprezzare, ci sono anche quelle virtuali. In altre parole la rete è stata utilizzata per collegare persone molto distanti tra loro che però condividono la stessa problematica. Sono nati dunque gruppi di AMA anche attraverso la rete, alcuni dei quali hanno struttura, regole, composizione e finalità del tutto identiche a quelli di gruppi AMA che abbiamo visto sopra.

Segnalo due interessanti fenomeni di self-help che sono apparsi sul sito Medicitalia: il primo è un gruppo che è nato su Facebook e le cui caratteristiche e scopi sono chiaramente descritti nell'articolo qui sotto:

http://www.medicitalia.it/emanuele.caldarella/news/2720/Arrivano-i-selvaggi-dell-anca

Il secondo invece è un gruppo di auto-mutuo aiuto nato addirittura su Medicitalia e lanciato sulla rete dal dott. Salvo Catania:

http://www.medicitalia.it/salvocatania/news/44/Come-si-calcola-il-rischio-reale-per-il-tumore-al-seno


Infine, desidero suggerire ai lettori di Medicitalia alcuni testi per approfondire e alcuni link per visitare siti che potranno risultare utili:

 

Bibliografia

  • Borkman T. (1990) "Self-helf group and the Turning point: emerging egalitarian alliance with the formal health care sistem?", in American Journal of Community Psychology, 18, 2 pp. 321-332
  • Donati P. (1991a) "Teoria relazionale della società", Milano, Angeli
  • Katz A. (1981) "Self-help and mutual aid; an emerging social moviment?", in Annual Review of Sociology, 7, pp. 129-155
  • Katz e Bender (1976) "The Strenght in us: Self-help group in the modern world", New York, Franklin-Watts.
  • Levy L.H. (1979) "Process and activities in groups", in M. A. Lieberman e L. D. Borman (a cura di), Self-help group for coping with crisis, San francisco, Jossey-Bass
  • Noventa, Nava e Oliva (1990), "Self-help. Promozione della salute e gruppi di auto e mutuo aiuto", Torino, Ega
  • Francescato D. e Putton A. (1995), "Stare meglio insieme", Milano, Mondadori
  • Oliva F. (1995) "Il movimento di autoaiuto", in Animazione sociale, 25, 96, pp. 47-51
  • Orford (1992), Community Psychology: Theory and practice, New York, Wiley; trad. it. "Psicologia di comunità", Milano, Angeli, 1995
  • Palmonari-Zani "Manuale di Psicologia di Comunità" ed. Il Mulino
  • Riessman F. (1965) The helper therapy Principle, in Social Work, 10, pp. 27-32
  • Silverman P.R. (1980) Mutual help group; Organization and development, Beverly hills, Sage; trad. it. I principi di auto aiuto, Trento, Erickson, 1989