Le ricerche sulla Embodied Cognition dimostrano che il senso di colpa produce cambiamenti nella percezione che le persone hanno del proprio corpo in linea con la metafora del "peso della colpa" comunemente usata per descrivere questo sentimento

La Embodied Cognition ("Cognizione Incarnata") rappresenta un filone di studio recente della Psicologia Cognitiva, supportato da ricerche scientifiche, che evidenzia il ruolo delle aree cerebrali deputate all'elaborazione di dati percettivi nella comprensione del linguaggio naturale. Secondo questa prospettiva quando ascoltiamo un termine lo comprendiamo perchè nel nostro cervello si attivano le aree legate alla comprensione pratica di quella parola. Ad esempio se ascoltiamo la parola "camminata" si attivano le aree legate al movimento e all'esperienza concreta che abbiamo nell'ambito del camminare.

Le aree attivate nel processo di comprensione del linguaggio sarebbero quelle legate all'esperienza emotiva, percettiva e di movimento: per capire cosa significa un termine simuliamo nel cervello l'esperienza cui quel termine rimanda, con il risultato appunto di attivare le stesse aree che si attiverebbero se non stessimo parlando di camminare, ma se stessimo camminando. Ne consegue che la comprensione del mondo e di noi stessi, che implica l'utilizzo di funzioni cognitive mediate dal linguaggio, è influenzata dal funzionamento del nostro corpo sistema percettivo e motorio) ed è quindi un processo psico-somatico.
In questo campo rientra anche la comprensione di concetti astratti come la colpa e quindi l'influenza dei processi corporei (cerebrali: percettivi e motori) che vi soggiaciono.

L'interrogativo che si sono posti i ricercatori è questo: come l'esperienza corporea legata alla colpa influenza il vissuto soggettivo e quindi il comportamento che ne consegue?

La colpa è spesso descritta con metafore come "avere un peso sulla coscienza" e i ricercatori hanno studiato se questo tipo di espressione ha un riscontro nell'esperienza fisica del soggetto che si sente colpevole di qualcosa. La colpa è dunque "incarnata" come un'esperienza di pesantezza? Gli esperimenti condotti hanno consentito di dimostrare che i soggetti ai quali era stato chiesto di richiamare alla memoria un episodio nel quale avevano esperito il senso di colpa per non essersi comportati in maniera eticamente corretta si percepivano concretamente più pesanti rispetto a quelli che avevano ricordato colpe di altri o nessun episodio legato alla colpa.

Dopo aver ricordato e descritto nel dettaglio l'episodio, infatti, è stato loro chiesto di stimare il proprio peso rispetto al peso abituale e aver richiamato un'esperienza di colpa li ha portati a sovrastimare il proprio peso, perchè avevano modificato la percezione del proprio corpo. Questi risultati sono stati valutati anche in base alla possibilità che la percezione corporea non fosse stata modificata dal peso percepito della colpa, quanto dal "peso" di quell'esperienza inteso come importanza, ma non è emerso un legame fra l'importanza percepita dell'episodio ricordato e l'aumento del peso percepito dai soggetti. Altre variabili individuali (altezza, età percepita, qualità del'udito e dell'olfatto) non hanno riportato variazioni nella percezione dei soggetti.

Una conseguenza significativa della pesantezza percepita a causa della colpa è stata misurata in un altro esperimento, nel quale si è chiesto ai soggetti di valutare quanta energia avrebbe richiesto lo svolgimento di compiti altruistici fisicamente impegnativi (come trasportare la spesa per conto di qualcuno salendo le scale) o non impegnativi (tenere aperta la porta dell'ascensore a un vicino per consentirgli di salire): i risultati mostrano che chi aveva ripensato a un episodio in cui si era comportato male giudicava più faticosi i compiti che richiedevano impegno fisico, coerentemente alla percezione di pesare di più e di dover impiegare quindi più energia ad es. per salire le scale.

Per quanto riguarda i compiti non fisicamente impegnativi non è stata riscontrata alcuna differenza fra chi aveva richiamato alla memoria le proprie colpe e chi no, poichè non essendo coinvolta la percezione del proprio corpo non  emersa alcuna differenza fra chi si sentiva più pesante e chi no.

 

Colpa o vergogna?

La colpa è il sentimento di inadeguatezza rispetto a norme morali violate attuando un comportamento che danneggia altri (o sè stessi), mentre la vergogna è il sentimento di inadeguatezza rispetto a standard sociali e coinvolge sempre quindi un pubblico reale o immaginario rispetto al quale ci si sente in difetto (obiettivi non raggiunti).

Entrambi questi sentimenti sono universalmente presenti, perchè svolgono l'importante funzione di regolazione del comportamento tramite sanzioni psicologiche interne (colpa) o esterne (vergogna) la cui esistenza o anticipazione limita il compimento di azioni giudicate riprovevoli sul piano personale o sociale. La colpa è solitamente riferita ad eventi specifici e conduce al desiderio di riparare, mentre la vergogna investe la globalità del Sè che esperisce un senso di disvalore e fallimento ("perdere la faccia") al quale è più difficile riparare.

 

Da dove nasce la colpa?

Secondo la Psicologia Sociale la colpa e la vergogna nascono all'interno del processo di socializzazione e quindi nell'ambiente relazionale del bambino che lo porta a interiorizzare norme e divieti che ne regoleranno il comportamento per il resto della vita. Dal punto di vista psicodinamico invece il senso di colpa ha origini nella vita inconscia del soggetto.

La Psicoanalisi sostiene da sempre la centralità della colpa nello sviluppo individuale come sentimento che deriva dall'inaccettabilità di desideri inconsci e che si riversa (spostamento) su oggetti consci senza trovare una via di elaborazione, ma ripetendosi senza esaurirsi in assenza di un'analisi che la riconduca alle sue cause primarie e la sciolga.

Alcuni individui tendono a sentirsi costantemente in colpa e non sanno individuarne i motivi oggettivi: riconoscono razionalmente di non avere colpe e, anzi, di comportarsi anche più correttamente di altri, ma la sensazione di essere in colpa permane ed è di volta in volta suscitata da differenti situazioni ed eventi che non fanno altro che "riattivare" il senso di colpa inconscio e l'aspettativa di una punizione.

Una conseguenza del senso di colpa inconscio è l'autosabotaggio, ovvero il comportamento involontariamente autolesivo che un soggetto può tenere, precludendosi successi e condannandosi alla cronica lamentela per la propria insoddisfacente esistenza. In questo caso il soggetto non solo non si ritiene degno di vivere in maniera serena e appagante, ma si autopunisce per colpe inconsce e trova quindi un perversa soddisfazione quando le cose gli vanno male. 

A volte agisce in modo tale da crearsi problemi o fallire perchè autopunirsi (posizione attiva) è preferibile rispetto alla passività dell'attesa di una punizione esterna che il suo inconscio gli fa percepire chiaramente come imminente a causa delle sue colpe (delle quali, come detto, non è consapevole in quanto legate a pulsioni aggressive inconsce o alle dinamiche edipiche). Sul piano clinico la colpa è centrale nello sviluppo dei disturbi depressivi e delle patologie psicosomatiche che originano dallo spostamento contro il corpo dell'autoaggressività, meccanismo che consente di attuare un'autopunizione tramite la malattia.

 

In conclusione

L'esperienza della colpa è universale e globale, investe sia le dinamiche psichiche (consce e inconsce) sia la percezione corporea e conduce a conseguenze sul piano psico-somatico in linea con le recenti teorie dell'Embodied Cognition.

Il "peso della colpa" non costituisce solo una metafora e un mezzo per suscitare immagini utili a comunicare l'esperienza soggettiva del senso di colpa, ma anche una reale conseguenza percettiva (sovrastima del peso corporeo) che incide sul comportamento dell'individuo modificando la sua percezione dell'energia disponibile per compiere azioni e quindi le sue interazioni con il mondo, le sue aspettative e le sue scelte. 

Bibliografia: