Nonostante siano necessari ulteriori studi per avvalorare le conclusioni di questo studio, si può raccomandare nel trattamento del disturbo di panico una terapia psicologica che sviluppi la cooperativà e l’autodirezionalità per proteggere il paziente dall’insorgenza di possibili disturbi di personalità correlati e che lavori sulla dimensione temperamentale di evitamento del danno. I risultati di questo studio suggeriscono, inoltre, che sviluppare durante una psicoterapia la competenza nel riconoscimento dei proprio vissuto emotivo e sensoriale può divenire un fattore protettivo nella insorgenza del disturbo di panico

Uno studio condotto nel 2014 nell’ospedale universitario di Firat, in Turchia,  ha confrontato  60 pazienti con diagnosi di disturbo di panico con altre 62 persone senza nessun disturbo psicologico, per evidenziare eventuali differenze in termini temperamentali, caratteriali e rispetto alla capacità di discriminare, riconoscere ed esprimere le proprie e le altrui emozioni e sensazioni corporee. Un deficit di tale capacità è noto in letteratura come alessitimia. Lo studio è stato approvato dal comitato etico della Facoltà di Medicina dell'Università di Fırat.

Il disturbo di panico è caratterizzato da attacchi di panico ricorrenti  ed improvvisi, ed accompagnati da un'intensa sintomatologia somatica e cognitiva. Il disturbo di panico è spesso accompagnato da disturbi della personalità: quelli di tipo evitante, istrionico e borderline sono particolarmente comuni. In particolare le caratteristiche del disturbo di personalità evitante sono comunemente osservate nei pazienti con disturbo di panico con evitamento fobico.

La diagnosi di disturbo di panico è stata fatta da uno psichiatra dell'ospedale sulla base dei criteri elencati nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR) utilizzando l'intervista SCID-I (”Structured Clinical Interview”). 

Per misurare il tasso di alessitemia è stata usata la “Toronto Alexithymia Scale” (TAS, noto anche come il TAS-20)  che comprende 20 domande ed esplora tre dimensioni, vale a dire, la difficoltà nell'identificare i sentimenti, la difficoltà a descrivere sentimenti ed il pensiero orientato all’esterno.

Per misurare la gravità del disturbo di panico e dell’agorafobia è stato utilizzato il questionario  “PAS” (Panic and Agoraphobia Scale).

Per misurare le variabili temperamentali e di carattere è stato utilizzato l’ inventario sul temperamento ed il carattere (Temperament and Character Inventory – TCI) sviluppato da Cloninger e basato sulla sua teoria della personalità.

Per Cloninger la personalità è un insieme di tratti di temperamento e di carattere.

Per temperamento si intendono quelle componenti della personalità ereditabili, geneticamente determinate, interamente manifeste nell’infanzia e stabili per tutta la durata della vita. Le 4 dimensioni temperamentali individuate dall’autore sono:

  1. Ricerca di novità: implica la necessità di elevati livelli di stimolazione e si avvicina pertanto all'estroversione. Indica tendenza all'esplorazione e all'entusiasmo, una facilità ad annoiarsi in presenza di bassa stimolazione ambientale ed una inclinazione all'impulsività, all'instabilità relazionale ed al disordine. La conseguenza negativa di questa caratteristica temperamentale è rappresentata da volubilità decisionale ed improvvisi scoppi di collera. Questa dimensione temperamentale è legata neurobiologicamente all’attività dopaminergica.
  2. Evitamento del danno: implica la preoccupazione per le possibili conseguenze delle proprie azioni e rappresenta la polarità opposta alla ricerca di novità. E' indice di cautela e forte apprensività con insolita sensibilità alle critiche ed alle punizioni. E’ associata a bassi livelli di energia e ad una tendenza ad essere cronicamente stanchi o affaticati. Questa dimensione temperamentale è neurobiologicamente legata all’attività del sistema serotoninergico.
  3. Dipendenza dalla ricompensa: implica preoccupazione per la reazione delle altre persone al  proprio comportamento. E' indice di sensibilità ai segnali sociali e di socievolezza. Questa dimensione temperamentale è legata all’attività del sistema noradrenergico
  4. Persistenza: riflette la capacità di perseverare e quindi riflette una forte determinazione e costanza, nonostante la frustrazione e la fatica. E' indice di ambizione e di perfezionismo che spingono lavorativamente ben oltre i limiti comuni. Questa dimensione temperamentale è legata all’attività del neurotrasmettitore glutammato e della serotonina.

Il carattere per Cloninger è costituito invece da obiettivi e valori derivati dall’apprendimento dall’ambiente e dalle relazioni sociali; si sviluppa a gradini come risultato dell’interazione tra temperamento e ambiente.

Le dimensioni del carattere sono:

  1. autodirezionalità: è indice di maturità, forza, auto-sufficienza, responsabilità, presenza di obiettivi ed efficacia, cioè di capacità di modificare il proprio comportamento in accordo con le scelte individuali e gli obiettivi volontari.
  2. cooperatività: E’ la capacità di identificazione ed accettazione degli altri. E’ indice di empatia, tolleranza, lealtà, capacità supportiva e di collaborazione, nonché di capacità di provare compassione.
  3. autostrascendenza: è indice di creatività, altruismo e spiritualità, ricerca di un senso sopraelevato. Segnala la  capacità di godere a pieno della maggior parte delle proprie attività, senza doverne conoscerne il risultato.

Il carattere migliora l’adattamento del temperamento all’ambiente attraverso la modulazione della valenza delle afferenze percettive e degli affetti inizialmente regolate dal temperamento, riducendo così l’impatto maladattativo dei tratti temperamentali “grezzi”. La personalità, perciò, può essere intesa come un sistema adattativo complesso.

 

Risultati

I risultati hanno evidenziato che i soggetti con disturbo di panico differiscono rispetto ai secondi in alcuni parametri temperamentali, caratteriali  e rispetto al tasso di alessitemia.

In particolare i soggetti con disturbo di panico si sono differenziati rispetto al gruppo di controllo (gli individui “sani”) per la dimensione temperamentale “evitamento del danno” (molto più pronunciata), per le dimensioni caratteriali “autodirezionalità” e “cooperatività” (che presentavano punteggi significativamente più bassi) e per il tasso di alessitimia (35% vs 11%) che evidenzia, ricordiamolo,  una minore capacità di discriminare, riconsocere ed esprimere le proprie e le altrui emozioni e sensazioni.

Anche altri studi hanno in passato evidenziato una correlazione positiva tra alessitimia e disturbi d’ansia ipotizzando che l’ansia possa derivare da una difficoltà di identificare e descrivere le proprie sensazioni corporee ed emozioni.

Gli individui  “auto-diretti” tendono ad essere persone fiduciose, responsabili, affidabili, e intraprendenti, si pongono obiettivi personali e sono in pace con se stessi. Al contrario, gli individui con bassi punteggi di auto-direzionalità di solito attribuiscono la colpa agli altri, sono incompetenti e indisciplinati. Si trovano in  difficoltà nel prendere le responsabilità, nello scegliere obiettivi significativi, nell’accettare i propri limiti, e nello sviluppare disciplina.

Le persone con alti livelli di cooperatività si percepiscono come parte della società. Di conseguenza, essi sono identificati come le persone che sono in grado di empatizzare e comprendere gli altri. Al contrario, gli individui con bassi livelli di cooperatività tendono a prestare attenzione solo a se stessi, e sono intolleranti e critici nei confronti degli altri, oltre ad essere opportunisti. Nel studio in questione, i punteggi cooperatività erano significativamente più bassi nei pazienti con disturbo di panico rispetto ai controlli. Avere punteggi bassi sulla scala “cooperatività” può essere interpretato come una maggiore attenzione e preoccupazione verso se stessi, e desiderare di vivere separati dalla società.

Cloninger ed altri studiosi hanno riferito che una contemporanea bassa “auto-direzionalità” e “cooperatività” può predire lo sviluppo di un disturbo di personalità.

Nonostante siano necessari ulteriori studi per avvalorare le conclusioni di questo studio, si può raccomandare nel trattamento del disturbo di panico una terapia psicologica che sviluppi la cooperativà e l’autodirezionalità per proteggere il paziente dall’insorgenza di possibili disturbi di personalità correlati e che lavori sulla dimensione temperamentale di evitamento del danno. I risultati di questo studio suggeriscono, inoltre, che sviluppare durante una psicoterapia la competenza nel riconoscimento dei proprio vissuto emotivo e sensoriale può divenire un fattore protettivo nella insorgenza del disturbo di panico.

 

Fonte:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4037298/#!po=35.0000