Che cos'è l'ansia? Come si cura? Quando è consigliabile il parere di un esperto? L'ansia può essere utile? Ecco le risposte.

Che cos’è l’ansia?
Il termine ansia deriva dal latino anxia, anxus, ovvero “stretto”. Il Dizionario della Lingua Italiana Devoto Oli (2003) definisce l’ansia come “affannosa agitazione interiore provocata da bramosia o incertezza, preoccupazione persistente, desiderio assiduo e tormentoso”.

A tutti capita spesso di essere preoccupati, se così non fosse non sarebbe normale. Ognuno di noi quotidianamente si preoccupa per il lavoro, per la propria salute, per il partner e per i propri figli. Anche se le paure ed i timori variano da individuo ad individuo è quindi normale sentirsi preoccupati per qualcosa.
Per comprendere meglio il concetto di ansia è necessario capire in cosa differiscono l’ansia e la paura.

L’ansia è un’emozione ed è una parente stretta della paura. L’ansia e la paura sono due emozioni simili nella loro manifestazione fisiologica (attraverso sintomi fisici quali tachicardia, respirazione affannosa, sudorazione, senso di nodo alla gola, ecc.), entrambe sono la reazione ad una “minaccia” ma differiscono sostanzialmente perché:

  • la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale
  • l’ansia è una reazione emotiva ad un pericolo percepito, non così ovvio agli occhi degli altri

Ad esempio, molti di noi provano paura quando si trovano vicino ad un dirupo, e questo è abbastanza normale. Ma sappiamo bene che non tutti trovano terrorizzante salire sul tram affollato del mattino.

Provare ansia è pertanto un’esperienza molto spiacevole, soprattutto perché ci sentiamo delle persone diverse da tutti gli altri, strane, a volte potremmo sentirci addirittura pazzi. Spesso gli altri ci prendono in giro quando scoprono che andare al supermercato o guidare l’automobile ci provoca tanta agitazione. Per questo solitamente chi soffre d’ansia cerca in tutti i modi di nasconderla agli altri, proprio perché gli altri ci hanno insegnato che ci si deve vergognare di queste cose. Ed è per questo che l’ansioso spesso vive sè stesso come una persona diversa dagli altri, rifugiandosi nella propria solitudine.

Ma l’ansia può essere utile?
Certamente, soprattutto quando non supera elevati livelli di intensità. Quando l’ansia è moderata ci permette di rimanere in allerta, mentre quando è troppo intensa tende a farci sentire paralizzati, bloccati. L’ansia moderata (arousal, attivazione) mi consente di essere vigile mentre guido, faccio sport ecc. assumendo una funzione protettiva soprattutto in situazioni potenzialmente difficili. Un buon livello di arousal mi permette inoltre di migliorare le performance quali parlare in pubblico, sostenere una gara o affrontare una competizione sportiva. Ma se l’intensità della mia ansia supera un certo livello le mie performance ne risentiranno in modo significativo.

 

Come si può notare nel Grafico 1 se l’Ansia aumenta fino ad un determinato livello aumenta anche la Performance, ma quando supera la linea rossa possiamo notare che la qualità della Performance inizia ad abbassarsi.

Il mondo in cui viviamo ogni giorno ci presenta continuamente delle difficoltà che aumentano la nostra attivazione: il nostro obiettivo non dovrà essere quello di eliminare le difficoltà, e nemmeno quello di eliminare l’ansia che ne deriva, ma quello di imparare a fronteggiare le situazioni difficili ed ansiogene nel momento in cui insorgono, attraverso azioni che rendano utile l’ansia, come un nostro alleato. E’ questo il processo che ci permetterà di vivere certi episodi in modo meno angosciante. Marks (1978) riporta a proposito questo detto:

    Le cose che ti capitano contano meno di come le prendi!

Oltre che utile l’ansia può in molti casi essere anche piacevole. Paradossalmente le persone tendono a ricercare le situazioni ansiogene con l’obiettivo di trarre piacere dalla sensazione di controllo: molti sport, come ad esempio la subacquea, l’alpinismo, lo sci, mettono chi li pratica in uno stato di “tensione”, sospesi tra la paura del pericolo e la voglia di superare i propri limiti. Quando corriamo in motocicletta o in automobile abbiamo una certa consapevolezza del pericolo cui andiamo incontro, ma nonostante ciò continuiamo a correre perché la sensazione di “controllo del pericolo” è significativamente più piacevole e gratificante. Inoltre moltissime persone ricercano quotidianamente delle piccole occasioni per sentirsi in tensione leggendo libri gialli, guardando film horror oppure correndo con l’automobile in mezzo al traffico cittadino.


Sono normale? Ho bisogno d’aiuto?
In generale l’ansia che richiede un intervento specialistico differisce da una normale paura per intensità e non per tipologia. Per fare un esempio, è piuttosto normale sentirsi a disagio in mezzo a migliaia di persone, magari tutti fermi sotto il sole di agosto: chi almeno una volta ha assistito al Palio di Siena sa di cosa parlo. Ma se tendenzialmente evito di recarmi da solo al supermercato per fare la spesa e mi faccio accompagnare sempre da qualcuno, allora c’è qualcosa che non va.

Allo stesso modo molti di noi, mentre attendono l’esito di un esame che potrebbe confermare la presenza di un tumore, provano un’ansia insopportabile. Ma se, dopo che tale esame ha escluso con certezza la possibilità che esista un tumore, si continua a temere per la propria salute e magari si ipotizza di avere una massa tumorale in un’altra zona del corpo, allora con molta probabilità non si tratterà più di normale paura ma di vera e propria ansia.
Se vi sentite condizionati dalle vostre paure e soprattutto se gli altri ve lo fanno notare in continuazione, forse avete bisogno di aiuto.

E’ consigliabile il parere di un esperto…

  • …quando evito un posto pubblico, soprattutto se non accompagnato
  • …quando “lascio” che la macchina la guidino gli altri
  • …quando voglio sempre guidare io, per evitare di sedermi sui sedili posteriori
  • …quando la paura del sesso mi impedisce di avere una sana relazione
  • …quando andare a letto diventa faticoso perché tempo di non dormire
  • …quando mi sento costretto a controllare più volte di non aver commesso errori al lavoro
  • …quando tardo ad uscire di casa finché tutto non è in perfetto ordine
  • …quando devo tornare più volte a controllare la chiusura della porta di casa o l’automobile
  • …quando, terrorizzato dalla sporcizia, evito in modo assoluto i bagni pubblici, se non adottando infinite precauzioni
  • …quando sono tormentato dai dubbi, e certi pensieri proprio non se ne vogliono andare
  • …quando temo continuamente che ai miei cari possa succedere qualcosa di pericoloso
  • …quando evito il più possibile di uscire di casa da solo
  • …quando mi sento costretto a seguire sempre lo stesso ordine nel fare una cosa (ad es. nell’apparecchiare la tavola o nello scegliere i vestiti da mettere)
  • …quando mi infastidisce la vista di un coltello o di un arma (paura di far del male a me oppure agli altri)
  • …quando ogni segno fisico mi spinge a chiedere rassicurazioni continue al mio medico
  • …quando mi sento addosso le malattie degli altri (“Sicuramente verrà anche a me!”)
  • …quando in un locale nuovo cerco attentamente la posizione della Toilette
  • …Ma soprattutto quando il mio partner mi dice “Basta! Con le tue paranoie mi stai facendo impazzire!”

Se tra queste voci avete ritrovato una parte che vi riguarda non è detto che sicuramente soffriate di un disturbo d’ansia, ma che forse è il caso di chiedere un parere ad una persona esperta nel trattamento di queste problematiche.


Come si cura l’ansia?
Secondo le linee guida pubblicate nell’aprile 2007 dal National Institute for Health and Clinical Excellence:

“The interventions that have evidence for the longest duration of effect, in descending order, are:
1) psychological therapy (CBT)
2) pharmacological therapy (an SSRI)
3) self-help (bibliotherapy based on CBT principles)”

Gli interventi terapeutici che hanno mostrato di ottenere maggiori risultati (in termini di migliori effetti a lungo termine) sono in ordine di importanza:

  1. La psicoterapia (Terapia Cognitivo Comportamentale)
  2. La terapia farmacologica
  3. L’auto-aiuto (biblioterapia basata sui principi della TCC)

Il che non significa che altri approcci terapeutici nella cura dei disturbi d’ansia non funzionino, ma se si vogliono ottenere risultati duraturi in tempi brevi si deve prendere in considerazione l’eventualità di iniziare una psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale.

Quando i sintomi dell’ansia sono decisamente “intensi”, al punto da rendere impossibile o comunque estremamente difficile svolgere le normali attività quotidiane, oppure quando sono associati ad altre complicazioni di tipo psichiatrico, come ad esempio la presenza di un quadro depressivo o di un significativo disturbo del pensiero (ossessioni) è indicato il supporto farmacologico, che in questi casi deve essere assolutamente prescritto dallo specialista in psichiatria. Anche qui, come indicato dalle linee guida del National Institute for Health and Clinical Excellence, si consiglia vivamente l’associazione tra la farmacoterapia e la psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale.

Come accennato precedentemente, il fatto di sentirsi ansiosi di tanto in tanto non solo è un fatto normale, ma può diventare addirittura un’occasione costruttiva, specialmente se dobbiamo affrontare un compito o una performance: l’ansia in questi casi potrebbe essere quell’incentivo utile per affrontare la tensione data dal compito. Ognuno di noi, ogni giorno, si trova a dover fronteggiare situazioni complicate, e proprio per questo dobbiamo imparare ad accettare il fatto che è impossibile vivere senza problemi. Per cui se decidete di affrontare una psicoterapia ricordatevi che il vostro obiettivo non può essere quello di eliminare completamente l’ansia perché ciò è impossibile oltre che innaturale. Il vostro obiettivo dovrà essere quello di imparare a considerare l’ansia non più come un nemico da affrontare, bensì come un’utile risorsa per fronteggiare le situazioni difficili passando all’azione.

L’ansia nella Terapia Cognitivo-Comportamentale
Lo scopo della psicoterapia cognitivo-comportamentale è quello di insegnarvi a gestire l’ansia, e questo avviene attraverso due fasi:

  1. comprendere
  2. esporsi

     

Le due fasi, come si può notare, rispecchiano la radice del nome di questa psicoterapia: cognitivo, ovvero relativo al pensiero, e comportamentale, ovvero relativo all’atto. Secondo questa prospettiva esiste uno stretto legame tra il pensiero ed il comportamento: modificando il primo andrò a sostituire anche il secondo, e viceversa. Nelle prime fasi della TCC (Terapia Cognitivo-Comportamentale) viene aiutato il paziente a comprendere questo particolare legame.

Come abbiamo visto l’ansia non è un qualcosa di indefinito e strano, bensì un’emozione, e come tale può essere compresa sia dal punto di vista psicologico che fisiologico. Inoltre l’ansia non spunta dal nulla (come invece può sembrare a chi, ad esempio, soffre di attacchi di panico) ma è legata a particolari meccanismi tipici di alcune situazioni, diversi da paziente a paziente. Uno dei primi obiettivi nella TCC dell’ansia è aiutare pertanto il paziente a capire come funziona la propria ansia, quali sono i propri soggettivi meccanismi di attivazione dell’ansia stessa. Durante le sedute il terapeuta sostiene il paziente in questa fase di apprendimento attraverso l’ausilio di spiegazioni, schemi, grafici, schede di registrazione.

Un altro aspetto importante della psicoterapia è la condivisione. Lo dice la parola stessa, un problema condiviso è un problema dimezzato: comunicare le nostre ansie e le nostre paure a qualcuno di cui ci fidiamo ci aiuta a non sentirci soli, e ci permette di guardare il problema da una diversa prospettiva. Spesso la motivazione al trattamento passa proprio da qui, ovvero dalla decisione di “mettersi in gioco”, di condividere con qualcuno le nostre preoccupazioni. Per molte persone questo è un passo difficile, di solito si preferisce arrangiarsi in qualche modo. Ma la prima cosa da fare è differenziare le situazioni che possiamo risolvere da soli da quelle che non sono sotto il nostro controllo perché in questo secondo caso i nostri sforzi potrebbero essere vani. Accettare di avere un problema non è una debolezza e nemmeno una sconfitta, ma il primo passo verso la soluzione del problema stesso.

Altro aspetto fondamentale che fa della TCC un potente strumento terapeutico nella gestione dei disturbi d’ansia è l’esposizione: con questo termine si intende quell’insieme di strategie comportamentali che aiutano il paziente ad avvicinarsi gradualmente alla situazione temuta, sino a che questa perda quella connotazione angosciante che spinge l’ansioso all’evitamento. Se imparate a confrontarvi con la vostra ansia in modo graduale, determinato e per un periodo abbastanza lungo essa tenderà ad attenuarsi. Il terapeuta cognitivo-comportamentale aiuta il paziente con disturbo d’ansia a programmare attentamente l’esposizione, dapprima in immaginazione e successivamente dal vivo, direttamente nella situazione temuta.

Chiaramente attraverso l’esposizione si induce il paziente a fare il contrario di ciò che egli normalmente farebbe, ovvero evitare ciò che più teme. Se la prima volta fuggiamo dalla situazione temuta molto probabilmente faremo lo stesso anche le volte successive, e questo non farà altro che aumentare la nostra ansia. Questo non significa che basta incoraggiarvi ad affrontare la cosa che più temete: familiari e amici sicuramente l’hanno già fatto, ma in voi è scaturito l’effetto opposto. Poiché l’esposizione vi farà provare una certa dose di paura, dovrete inoltre essere molto determinati (motivazione). Per questi motivi è necessaria la presenza di un terapeuta con una preparazione accurata, che vi sostenga e vi aiuti a pianificare i vostri esperimenti comportamentali di esposizione.


Un ultimo consiglio
Qualunque metodo scegliate per affrontare la vostra ansia, è importante che ricordiate che questa non può essere eliminata completamente: se vi aspetterete questo rimarrete delusi. Il vostro obiettivo è imparare a ridurre l’intensità dell’ansia, e questo è un processo che richiede impegno costante e soprattutto molta pazienza. I benefici che derivano dalla TCC non sono immediati, ma se imparate a “guardarvi indietro” noterete quanto siete cambiati ed i progressi che avete ottenuto già dopo le prime settimane o i primi mesi di lavoro. Ma la parola d’ordine, quando iniziate una psicoterapia, è pazienza. Che, tra l’altro, mal si combina con un’altra parola: ansia.